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“Palazzo in fiamme a Orte, la cantina da cui è partito il rogo non è sempre stata dell’imputato”

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Orte - La palazzina a corso Garibaldi in cui c'è stato l'incendio

Orte – La palazzina a corso Garibaldi in cui c’è stato l’incendio

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Orte – La palazzina a corso Garibaldi in cui c’è stato l’incendio

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Orte – La palazzina a corso Garibaldi in cui c’è stato l’incendio

Orte – (sil.co.) – Un morto e 15 evacuati nel terribile incendio divampato quattro anni fa in una palazzina dell’Ater a Orte, non si ancora concluso il processo all’unico imputato.

Alla sbarra un inquilino, difeso dall’avvocato Angelo Giuliani, che è anche il sindaco della cittadina. Ieri si è parlato delle prese di corrente negli scantinati, dove le fiamme sarebbero scaturite dal congelatore dell’uomo, accusato di incendio colposo.

Si tratta del rogo divampato verso l’una e mezza della notte tra il 14 e il 15 marzo 2016 in uno stabile popolare di corso Garibaldi che conta 11 appartamenti e altrettante cantine. Nel rogo morì asfissiato un 85enne, Luigi Stefanini, il cui figlio si è costituito parte civile con gli avvocati Roberto e Francesco Massatani.

Secondo l’accusa, le fiamme sarebbero partite dal congelatore nella cantina dell’imputato. Nel corso dell’udienza di ieri, davanti al giudice Silvia Mattei, la difesa ha cercato di fare luce sull’impianto elettrico e sulla presenza o meno di prese negli scantinati. Testimone a favore dell’imputato una vicina 55enne, residente nel palazzo dal 1982, quando aveva 17 anni. Secondo la donna, la corrente nelle cantine ci sarebbe sempre stata.

“Ricordo che anche mio padre, fin da subito, aveva messo un congelatore in cantina. Lo abbiamo tolto dopo che lui è morto, nel 1991. E ricordo anche un altro vicino, la cui famiglia è andata via da tanti anni, che faceva lavoretti in cantina con il trapano e la sega elettrica, per cui anche lui aveva la corrente. Ma non so se l’impianto sia stato predisposto dal costruttore e se ci siano prese in tutte le cantine. Quella dell’imputato, in origine, non era sua. L’ha scambiata con un altro inquilino in modo da averla più vicina all’abitazione, mio padre ne parlava sempre come di un esempio di buon vicinato”, ha concluso la donna. 

L’imputato sarà interrogato il prossimo 13 gennaio e per quel giorno, salvo imprevisti, il processo dovrebbe chiudersi con la sentenza.

Le indagini non avrebbero chiarito se le fiamme siano divampate perché la cella frigorifera era stata collegata in maniera approssimativa alla corrente elettrica oppure a causa di un fatale corto circuito.

A farne le spese un anziano, ucciso dalla nuvola di monossido di carbonio che lo avrebbe investito mentre cercava una via d’uscita, non appena aperta la porta di casa. Il poveretto, colto da malore, non avrebbe fatto neanche in tempo a imboccare per le scale.

Quindici gli evacuati, due gli appartamenti danneggiati e dichiarati inagibili, al primo e al secondo piano. Il corpo senza vita di Stefanini, fu ritrovato nella camera da letto dell’appartamento al secondo piano, dove l’anziano viveva e dove è stato colto dal malore che gli è stato fatale dopo avere respirato il velenoso fumo sprigionato dall’incendio, che lo ha intossicato.

Furono attimi drammatici. Troppo pericoloso passare dalle scale. I vigili del fuoco furono costretti a evacuare le persone rimaste intrappolate ai piani superiori della palazzina dalle finestre e dai balconi con l’aiuto dell’autoscala. Sotto le ambulanze pronte a trasferire in ospedale eventuali feriti.

In totale dovettero abbandonare in fretta e furia la propria abitazione 15 persone. Momenti di grande concitazione, dopo di che i pompieri riuscirono a fare in modo che le fiamme non si propagassero ulteriormente negli altri appartamenti. 


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Multimedia:  video – fotocronacaslide


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