Viterbo – Viterbo ancora una volta scenario cinematografico; e, per la seconda volta, dopo Catch 22, piazza San Lorenzo e il Palazzo dei Papi diventano un pezzo di Roma. Noblesse oblige, ad essere precisi in passato erano diventati anche Venezia e Firenze.
C’è di che esserne inorgogliti? Non so. Certo, una troupe cinematografica che lavora a Viterbo interessa gli esercenti locali. Ma poi? Turisticamente Viterbo ne guadagna? Improbabile, visto che il Palazzo dei Papi viene collocato a Roma o altrove: non credo che uno spettatore, colpito dalle aeree colonnine della Loggia papale, vada a chiedersi dove si trova esattamente, voglioso di visitarla. Non è così che si fa promozione turistica, a meno che nei titoli di coda (che poi, li seguono giusto i cinefili… non vi sia scritto a caratteri cubitali che il film è stato girato a Viterbo.
Viterbo è una location comoda; vicino a Cinecittà, poco traffico, soprattutto scenari vergini per la massa del pubblico. Prova a far passare piazza dei Miracoli di Pisa, piazza del Campo di Siena, palazzo del Tè di Mantova, Gubbio, Assisi, per un angolo di Roma e sentirai che pernacchie…
Così, per un pugno di lenticchie, ci rubano l’identità e ne siamo pure contenti. Dovrebbe essere un segnale inquietante e lo facciamo passare per un motivo d’orgoglio. Altro che Maresciallo Rocca, “ambientato a Viterbo” con tanto di macchina di Santa Rosa… palazzo dei Papi a Roma: segno oltre tutto di crassa ignoranza del mondo del cinema perché quel gotico medievale a Roma stona proprio; ma chissenefrega, conta la sceneggiatura, non la scenografia.
Non è questo il modo di promuovere turisticamente e culturalmente Viterbo. Forse occorrerebbe elaborare un brand esclusivo; storico, architettonico, termale. Allora, forse la rinuncia ad un piatto di lenticchie varrebbe anche la pena.
Francesco Mattioli
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