Roma – Nonostante i governatori delle regioni alpine stiano sempre più spingendo per una riapertura delle piste da sci e quindi della stagione sciistica invernale, il premier Giuseppe Conte è categorico. “No alle vacanze sulla neve, no alle settimane bianche. Non possiamo permetterci un nuovo Ferragosto”.
Intervenuto ieri sera a La7 a Otto e mezzo, il primo ministro ha spiegato che in vista delle imminenti festività natalizie si dovranno limitare al massimo le occasioni di contagio. Quindi niente sciate in alta montagna, ma nemmeno grandi cenoni e rimpatriate in casa. “Non possiamo permetterci un nuovo Ferragosto – ha spiegato – il periodo estivo è stato affrontato con una curva dei contagi vicina alle 0, ora, a differenza di quelle settimane, siamo nel pieno della seconda ondata. E quello che dobbiamo fare è evitare a tutti i costi una terza”. “Tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è difficilmente controllabile – ha proseguito – Stiamo lavorando con Francia e Germania per avere un coordinamento europeo”.
“Se venerdì prossimo, l’indice rt si avvicinerà a 1 in tutta Italia, vorrà dire che saremo riuscirti a congelare la curva. Ma non basta per aprire a un liberi tutti – ha sottolineato il primo ministro – Il periodo natalizio richiede misure ad hoc”. Conte è stato perentorio e ha spiegato che “se continuiamo così a dicembre non avremo più regioni rosse, ma solo gialle e arancioni”. Quelle cioè a minor rischio. Per questo, si starebbe valutando se inserire nel dpcm di dicembre una norma che consenta il “ricongiungimento familiare”, anche per chi si trova in zona rossa o arancione. L’intenzione sarebbe quella di individuare alcune situazioni specifiche evitando che il tutto si traduca in una mobilità totalmente libera, limitando la deroga ai soli parenti stretti: genitori, figli, partner conviventi e coniugi che non sono residenti o domiciliati in quel luogo. Tuttavia va sottolineato che non sarà possibile riunire intere famiglie all’interno di una singola abitazione.
“Uno stato libero e democratico non può entrare nelle case e dire quante persone siedono a tavola” ha spiegato Conte, rinnovando però la raccomandazione a tutti gli italiani di evitare gli assembramenti intorno al tavolo per veglioni e cenoni.
Per quanto riguarda bar e ristoranti, il governo sembrerebbe intenzionato a mantenere la chiusura alle 18 per le regioni in zona gialla e la chiusura tutto il giorno in quelle arancioni. Diversa la scelta per i negozi che potranno chiudere più tardi: l’ipotesi più probabile è che le serrande debbano abbassarsi alle 22. Attualmente in tutta Italia, comprese le zone in fascia gialla, nel fine settimana e nei giorni festivi sono chiusi i centri commerciali. Una misura che potrebbe essere eliminata dal 4 dicembre proprio per favorire, come ha sottolineato più volte il premier, “lo shopping in vista del Natale”. Ma che sarà condizionata allo scaglionamento agli ingressi, al distanziamento all’interno dei vari negozi al dettaglio, all’obbligo di mantenere sempre la mascherina.
Potrebbe. infine, scattare anche una deroga sull’orario del coprifuoco serale, dalle 22 alle 23, fatta eccezione per la vigilia di Natale e per la sera del 31 dicembre quando si potrebbe rientrare a casa entro l’una di notte. Tutte ipotesi a cui si sta pensando.
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