Viterbo – “Gigi Proietti ha reso il maresciallo Rocca talmente umano che la gente si è riconosciuta in lui”.
Simona Tartaglia – casting director e aiuto regista per pubblicità, cinema e serie tv -, moglie di Giorgio Capitani, ricorda Gigi Proietti con il quale ha condiviso lavoro e momenti di vita vissuta.
Il suo ricordo è una viaggio attraverso gli anni del cinema vissuti con lui, il Maresciallo Rocca e l’attaccamento della gente a un personaggio che l’attore romano ha tanto umanizzato e reso mitico.
Che ricordo ha di Gigi Proietti?
“Con Gigi Proietti e mio marito Giorgio Capitani abbiamo lavorato parecchio insieme, tanto che era nata una sorta di amicizia con la moglie e le figlie che allora erano piccole. Lavorando, poi, in location esterne alla propria città, la troupe diventava una grande famiglia”.
Come sono state le riprese del Maresciallo Rocca?
“Gli anni del Maresciallo Rocca a Viterbo sono stati indimenticabili, però siamo stati insieme anche in tanti altri posti come a Miami dove abbiamo girato Un figlio a metà. Ci siamo fatti insieme anche l’esperienza dell’uragano Andrew del 1992. Insieme anche Italian restaurant, girato a Torino e New York. Quindi stando così tanto a contatto si creava sinergia, si diventava una grande famiglia”.
Com’era l’attore e l’uomo Gigi Proietti?
“Sicuramente Gigi Proietti, così come mio marito Giorgio Capitani, era un personaggio importanti che bisognava avvicinare in una certa modalità, perché i grandi personaggi non sono facili da gestire. Ma la cosa bella e rara è che lui dalla gente è stato identificato come Maresciallo Rocca perché le caratteristiche umane di Rocca le persone le hanno trasferite in lui. Professionista al lavoro e a casa un po’ succube della famiglia, Gigi Proietti ha reso Rocca talmente umano che la gente si è riconosciuta”.
Fino a questo punto?
“Sì, quando andavo in giro tutti mi chiedevano di lui. Persino una volta che dovevo fare un piccolo intervento mi ricordo che l’anestesista mi chiese: ‘Ma veramente Proietti è così buono, così umano come il maresciallo Rocca?’. Credo che venire identificati in un personaggio così com’è stato per Gigi, è segno che lui Rocca lo ha riempito completamente. Questo è dovuto alla sua grande bravura di attore che unita insieme al talento della sceneggiatrice Laura Toscano e alla regia di mio marito Giorgio Capitani ha creato un’unione veramente magica con un personaggio che è diventato mitico. Viterbo città dei papi era diventata Viterbo città del maresciallo Rocca”.
E lo è tutt’ora…
“Sì, infatti mi sono sentita con il sindaco Arena per riuscire ad organizzare un evento-ricordo a Viterbo in memoria di Proietti, lui qui era cittadino onorario. Ma è ancora tutto in corso d’opera, in fase progettuale, dobbiamo parlare con la famiglia. Vorremmo coinvolgere tutti gli attori della serie ma siamo in attesa visti questi tempi un po’ particolari. Dobbiamo aspettare le prossime direttive governative per capire come ci possiamo muovere. Sono stata contattata da Angelo Sorino, uno dei figli di Rocca nella serie, Massimiliano Virgili che interpretava uno dei carabinieri, e sono solo alcuni. Diciamo i “figli” di Rocca mi stanno tutti chiamando come se veramente avessero perso un padre. Anche tutti i giovani e gli attori che ha formato – come Enrico Brignano – li ha tirati su quasi come fossero dei figli e loro lo hanno percepito come un padre”.
Quand’è stata l’ultima volta che vi siete sentiti?
“L’ultima volta che ci siamo sentiti personalmente è stato in occasione dei funerali di mio marito – dove ha letto la preghiera dell’attore – e ci siamo risentiti un anno dopo per un evento in memoria di mio marito al teatro dell’Unione però lui purtroppo stava girando e non è potuto venire. Era già un po’ stanchino. Mi aveva detto che aveva accettato di fare una serie ma si sentiva stanco. Poi non ci siamo più visti. Oggi la vita è così, soprattutto nel nostro lavoro: quando si gira insieme si sta a contatto tutti i giorni poi la vita ci porta lontano. Anche se l’affetto, quello resta sempre”.
Ricorda un aneddoto divertente di Gigi Proietti a Viterbo?
“Lui era un nottambulo. Tutta la troupe del maresciallo Rocca alloggiava al Balletti, con mio marito non avevamo ancora casa a Viterbo, e la sera, come i bambini, spesso si facevano le due di notte a giocare nella hall dell’albergo a ai mimi, a indovinare i nomi delle città. Era una situazione molto carina perché lui non voleva andare al letto e la troupe era ‘obbligata’ a giocare con lui. Ci divertivamo come dai ragazzini. Mio marito andava al letto, ci diceva: ‘Io domani devo lavorare’, ma noi rimanevamo nella hall a giocare con Gigi Proietti”.
Elisa Cappelli
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