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Armi e rapine, restano in carcere i fratelli Pira

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Viterbo - Procura

Viterbo – Procura

Farnese – (sil.co.) – Fucile e munizioni clandestine, restano in carcere i fratelli Paolo e Marco Pira, gli allevatori d’origine sarda residenti a Farnese arrestati sabato 12 dicembre per le armi e indagati a piede libero per due tentate rapine che avrebbero voluto mettere a segno dopo il primo lockdown.

Due colpi sano armata, per mettere a segno i quali secondo l’accusa si sarebbero muniti d fucile con la matricola abrasa. Ai danni di una coppia facoltosa del luogo, da sequestrare in base ai pieni on campagna, condurre in villa e costringere a aprire la cassaforte. ” Se non ci danno i soldi gli spezzano le dita”, avrebbero detto a un soggetto di Valentano, pensando a un potenziale complice, ipotizzando anche una rapina analoga a Montefiascone.

Avrebbero anche parlato di collegamenti con la criminalità romana. Ma, come sostengono le difese e ritiene anche il gip, si sarebbe trattato di mare chiacchiere, visto che nonostante siano trascorsi i mesi non ne hanno fatto niente.

Il gip Rita Cialoni ha detto no alla revoca o a un alleggerimento della misura chiesto dai difensori Angelo Di Silvio e Giuseppe Picchiarelli dopo l’interrogatorio di garanzia. I legali sono pronti a ricorrere al tribunale del riesame.

Marco e Paolo Pira donp detenuti, rispettivamente, nelle carceri di Civitavecchia e di Velletri. Sentiti dal giudice in videoconferenza, Paolo (che lavora a Montefiascone) ha detto di non sapere nulla del fucile rinvenuto nell’ovile di Farnese. Marco, invece, ha spiegato: “Er per cacciare i lupi che attaccano le pecore”.

Il 28 luglio 2015 furono arrestati con l’accusa di avere ammazzato a bastonate per ritorsione i cani dell’ex sindaco Dario Pomarè, parte civile nel processo, e di avergli devastato l’oliveto. Il sindaco sarà sentito il prossimo 15 gennaio dal giudice Silvia Mattei.

Le indagini sfociate nella richiesta di misura di custodia cautelare da parte del pm Massimiliano Siddi sono iniziate lo scorso maggio.


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