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Tribunale - I vertici di mafia viterbese sarebbero state le menti di un giro di cocaina spacciata da ventenni

Boss di una banda di baby-pusher, si dividono le strade di Dervishi e Rebeshi

di Silvana Cortignani
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Sokol Dervishi

Sokol Dervishi

Mafia a Viterbo - Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi

Viterbo – Considerati a capo di una banda di baby-pusher, si dividono le strade del boss Ismail Rebeshi e dell’ex braccio destro Sokol Dervishi. 

Sette anni fa la coppia di ex sodali fu coinvolta in un presunto giro di spaccio che avrebbe utilizzato come pusher dei ventenni viterbesi.

Nel 2013, l’operaio albanese 34enne e il connazionale imprenditore di 37 anni avrebbero capeggiato una banda di quindici spacciatori di età compresa, oggi, tra i 25 e i 39 anni, trasformando un casale di Tre Croci in una sorta di “fortino della droga” per il consumo collettivo di marijuana. 

Otto degli altri 13 imputati finiti a vario titolo a processo con i vertici di mafia viterbese sono italiani, giovanissimi, quasi tutti residenti a Vetralla, tra cui una ragazza di 28 anni. 

Ai vertici cinque albanesi e due romene.


Processo al via nel carcere di Mammagialla

Il processo si era aperto con un nulla di fatto davanti al giudice Silvia Mattei il 14 giugno 2019, quando Ismail Rebeshi e il futuro collaboratore di giustizia Sokol Dervishi erano da poco più di quattro mesi detenuti in alta sorveglianza dopo gli arresti per associazione di stampo mafioso del 25 gennaio dell’anno scorso, su input della Dda di Roma, che ha sgominato una banda di criminali italo-albanesi, attiva a Viterbo tra il 2017 e il 2018.

Ieri il giudice ci ha riprovato, recandosi presso il carcere di Mammagialla per procedere all’ammissione prove in videoconferenza con gli istituti di pena dove si trovano Rebeshi e Dervishi dopo le condanne in primo grado a 12 e a 6 anni di reclusione. Ma a causa di problemi tecnici riguardanti il collegamento col boss di mafia viterbese, l’udienza ha rischiato di essere nuovamente rinviata.

Improntata alla saggezza la decisione del giudice, che ha stralciato la posizione di Rebeshi, per cui sarà processato in solitaria, mentre si è proceduto per l’ex gregario Dervishi e gli altri tredici imputati. I primi testimoni saranno ascoltati il prossimo 12 maggio.


Presunte menti cinque albanesi e due romene

Presunte menti del traffico sarebbero stati cinque albanesi, tra cui Rebeshi e Dervishi, e due donne romene, le compagne di Ismail e Sokol. Rebeshi, in particolare, sorpreso con una banconota da 20 euro falsa, è accusato di detenzione di soldi contraffatti. Sarebbero invece una trentina gli episodi di spaccio accertati dagli inquirenti.

Avrebbero venduto o ceduto droga a una vasta clientela, composta da giovani, tossicodipendenti abituali e non. Per lo più cocaina, ma anche altri stupefacenti. Piccoli quantitativi che, a volte, giungevano direttamente nelle mani del consumatore finale. Altre volte a intermediari che, poi, davano o vendevano la droga a terzi.

Il grosso concentrato sulla piazza di Vetralla, con frequenti trasferte a Viterbo e qualche escursione a Roma. Gli episodi di spaccio coprirebbero un periodo compreso tra il 2012 e il 2013, tra Viterbo, Capranica, Vetralla e la frazione di Tre Croci, Roma e Perugia.

Silvana Cortignani


Articoli: Fiumi di cocaina tra giovanissimi, alla sbarra il capomafia Rebeshi e il braccio destro Dervishi – Fiumi di cocaina tra Vetralla e Viterbo, in 19 davanti al gup – Spaccio, 19 giovani a rischio processo


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24 dicembre, 2020

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