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Coronavirus - Spostamenti e stagione sciistica i principali nodi da sciogliere

Conto alla rovescia per il dpcm di Natale, nuovo confronto tra governo e regioni

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Covid - Natale

Covid – Natale

Roma – Conto alla rovescia per il nuovo dpcm di Natale.

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte dovrebbe firmare a breve il provvedimento che sostituirà il precedente in scadenza il 3 dicembre. Sul tavolo, spostamenti, coprifuoco, congiunti, scuola, ristoranti, bar e impianti sciistici.

Intanto è in corso questa mattina un nuovo incontro tra governo, presidenti delle regioni e comune per arrivare a una linea comune anti-Covid.

La bozza del dpcm, con le ipotesi al vaglio dell’esecutivo, comunque sembrerebbe già delineata. Secondo quanto anticipato nei giorni passati, sarà mantenuto il coprifuoco dalle 22, anche nella serata di Capodanno, i ristoranti dovranno restare chiusi il 25 e il 26 dicembre e l’apertura dei negozi sarà consentita fino alle 21. Saranno inoltre vietati gli spostamenti tra le regioni, anche in fascia gialla, a partire dal 19-20 dicembre e fino al 6 gennaio, ma dovrebbe essere consentito il rientro alla residenza o al domicilio. Scuole chiuse almeno fino al 7 gennaio e quarantena per chi ritorna da viaggi all’estero.

Capitolo ancora aperto è quello della stagione sciistica. Le regioni alpine chiedono di aprire gli impianti ai soli clienti degli alberghi e ai proprietari di seconde case. L’obiettivo è evitare il pendolarismo e limitare le presenze sulla neve.

“Chiediamo ristori per categorie che avranno a soffrire di un Natale necessariamente stretto tra i vari divieti”, ha detto il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti aggiungendo che “le regioni si sono interrogate sulla possibilità e a quali condizioni riaprire ad esempio per i soli ospiti degli hotel o coloro che affittano o posseggono una seconda casa, gli impianti di risalita per dare una parziale compensazione a località sciistiche che soffriranno molto o, in caso questo non possa essere, la chiusura dei confini del paese per evitare che si possa andare a sciare in paesi dove appare verosimile che gli impianti resteranno aperti, come la Svizzera, che lo sta già facendo, l’Austria, la Slovenia“.

“Non vorremmo subire il danno e la beffa di tenere chiuso il nostro arco alpino e vedere persone andare altrove a fare le proprie vacanze e poi tornare importando il contagio – ha affermato – come accaduto in alcuni episodi questa estate. Così come vorremmo comprendere se oltre alle zone gialle, arancioni o rosse, vi è possibile immaginare una zona dove vi sono ulteriori possibilità economiche, se i dati del contagio lo consentiranno, l’apertura serale dei ristoranti, dei bar non per delle feste ma nei limiti dei protocolli rigorosi già vigenti” ha proseguito Toti.


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1 dicembre, 2020

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