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Viterbo - La ricostruzione dei carabinieri della rapina a mano armata del 2016 - Due in manette tra cui un ex vigilantes della Securpol - FOTO - VIDEO

Minuto per minuto l’assalto al portavalori

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Viterbo – Assalto a mano armata a un furgone portavalori nel 2016, arrestati due ex vigilantes della Securpol.

Nella mattinata dell’11 dicembre, a conclusione di una complessa attività investigativa, il Nucleo investigativo carabinieri e la polizia penitenziaria di Viterbo, sotto la direzione dei sostituti procuratori Massimiliano Siddi e Stefano D’Arma della Procura della Repubblica di Viterbo, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone.

 

Gli arrestati, insieme ad altri, tra cui due dipendenti dell’istituto di vigilanza Securpol, sono ritenuti responsabili dell’assalto “a mano armata” ad un furgone portavalori, avvenuto il primo febbraio 2016, in corrispondenza dello svincolo per Vetralla (loc. Cinelli) della superstrada Orte – Civitavecchia; un fatto delittuoso che non ha precedenti nella storia delinquenziale viterbese, sia per le modalità di realizzazione sia per il cospicuo bottino fruttato ai rapinatori.

Nel pomeriggio del primo febbraio 2016, in località Cinelli del comune di Vetralla (Vt), un furgone portavalori della Soc. Securpol Group srl, diretto a Fiumicino, mentre era in procinto di imboccare la rampa di uscita dalla superstrada SS 675, è stato affiancato e bloccato da tre uomini travisati a bordo di una Bmw Station Wagon.

Viterbo - Andrea Antonazzo e Daniele Bologna

Due dei malviventi erano armati con pistole ed un terzo di un fucile a pompa. Sotto la minaccia delle armi e dopo aver sistemato un ordigno, risultato poi finto, sul parabrezza anteriore del portavalori, hanno intimato alle due guardie giurate di scorta di aprire il mezzo; le due guardie, quindi, sono state disarmate e mentre una è stata fatta inginocchiare nei pressi del mezzo, l’altra ha dovuto disattivare i sistemi di difesa passiva e ad aprire la cassaforte.

Durante le operazioni di trasbordo delle sacche contenenti il denaro contante traportato dal portavalori, gli automobilisti di passaggio, sotto la minaccia delle armi, venivano bloccati e fatti mettere in ginocchio sulla carreggiata.

I malviventi, dopo essersi appropriati di parte del contenuto nella cassaforte ossia il milione di euro in contanti, diversi assegni e le due pistole sottratte alle guardie giurate, si sono allontanati a bordo della Bmw condotta da un quarto rapinatore.

L'assalto al portavalori

Immediatamente, i carabinieri hanno avviato le indagini del caso, sia assumendo informazioni dalle vittime e dagli altri testimoni oculari, sia svolgendo accertamenti di natura tecnica.

In particolare: è intervenuta sul posto una squadra di artificieri dell’Arma, accertando che il congegno elettronico, aventi le medesime caratteristiche di un ordigno esplosivo radiocomandato, collocato sul parabrezza del furgone blindato, era finto;

i militari del Nucleo Investigativo hanno rivenuto e hanno sequestrato, in una zona rurale, distante pochi chilometri dal luogo della rapina, l’autovettura utilizzata dai rapinatori e risultata rubata nel precedente mese di dicembre a Pomezia. All’interno della stessa venivano trovate: diverse armi con relativo munizionamento (una pistola semiautomatica cal. 7.65 con matricola abrasa; un fucile a pompa, con la matricola abrasa, canna e calcio “mozzati” e le due pistole asportate alle guardie giurate), giubbotti antiproiettile, un lampeggiante, un apparato ricetrasmittente ed altro materiale utilizzato per la rapina.

Carabinieri e polizia penitenziaria

Su tutto il materiale rinvenuto sono stati svolti accertamenti tecnico-scientifici da parte dei carabinieri del Ris di Roma i quali, tra le altre cose, sono riusciti ad estrapolare profili genetici particolarmente rilevanti per le investigazioni.

Per le modalità di esecuzione della rapina, gli investigatori avevano ipotizzato che la stessa fosse stata realizzata grazie alla disponibilità da parte dei malviventi di informazioni “riservate” (relativamente ad itinerari, orari, valori trasportati, personale di scorta, caratteristiche dei sistemi di protezione passiva del portavalori), indirizzando le indagini verso l’individuazione di un’eventuale “talpa” all’interno della società di vigilanza. Nel contempo, è stata fatta l’analisi di precedenti rapine a furgoni portavalori per cogliere analogie utili ad un approfondimento.

Verso la fine dello scorso anno, la polizia penitenzia di Viterbo, nell’ambito di proprie attività d’indagine, incidentalmente, acquisiva elementi riguardanti la rapina in questione. L’integrazione di tali elementi con quelli raccolti fino a quel momento dai carabinieri determinava una seconda fase investigativa, sviluppata dai carabinieri dello stesso Nucleo Investigativo e dalla Polizia Penitenziaria di Viterbo, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Viterbo.

Agli inizi dello scorso mese di ottobre, veniva posto all’attenzione dei pubblici ministeri titolari delle indagini un quadro caratterizzato da una messe di importanti elementi indiziari sul conto di alcuni soggetti ritenuti gli organizzatori e gli autori della rapina al portavalori.

Più specificatamente: si è accertato che la rapina era stata realizzata grazie al coinvolgimento di due (orami ex) guardie giurate della Securpol, una (ossia l’autista del furgone rapinato) aveva fornito le informazioni “riservate” e l’altra, invece, aveva preso parte alla pianificazione e organizzazione dell’assalto.

La bomba utilizzata per il colpo al portavalori

Sono stati individuati alcuni dei soggetti che, particolarmente “esperti”, avevano rapinato il furgone.

Oltre alle due ex guardie giurate infedeli, i soggetti deferiti all’autorità giudiziaria sono: quattro soggetti di origini campane, con molteplici precedenti penali per diversi delitti anche contro il patrimonio; un pregiudicato romano.

Agli indagati, in varia maniera, vengono contestati gravi delitti rapina aggravata in concorso (artt. 110, 628 co.1° e 3° n.1, art. 61 n.7 e 10 c.p.), detenzione e porto in luogo pubblico, aggravati, di armi comuni da sparo (artt. 110 c.p., art. 2 e 4 L. 895/67, art. 61 n.2 c.p), porto in luogo pubblico di armi clandestine ed alterate (art. 110 c.p., art. 3 e 23 comma 4 della Legge 110/1975, art. 61 n 2 c.p.) e ricettazione aggravata (art. 110, 648 e 61 n. 2 del c.p.).

Il Gip del Tribunale di Viterbo, sulla base del grave quadro indiziario rappresentato dalla Procura della Repubblica, emetteva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di C.S. di 51 anni, originario dell’area vesuviana della Campania, già detenuto presso la Casa Circondariale di Viterbo per altri fatti e A.F. di anni 49, originario di Roma, ex guardia giurata.

Restano indagati, in stato di libertà, nell’ambito del medesimo procedimento penale, altre cinque persone, che nella mattinata odierna – in concomitanza dell’esecuzione del provvedimento restrittivo – sono stati sottoposti a perquisizioni in diverse località, tra Lazio e Campania.

Anche in questa attività trova attuazione l’indirizzo del Procuratore della Repubblica di Viterbo, Paolo Auriemma, mirato alla valorizzazione della capacità delle Forze di Polizia di raggiungere risultati investigativi di pregio attuando una efficace sinergia.


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11 dicembre, 2020

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