Viterbo – Quelli che oggi, per l’età, sembrano i più ambiti dal Covid, non potevano pensare che il mondo cambiasse così, quando negli anni ’60 cantavano: “sotto una montagna di paure, dietro un muro di cartone, il mondo ormai sta cambiando e cambierà sempre di più”. Non immaginavano proprio quest’accelerazione.
All’improvviso, infatti, quasi 8 milioni a lavorare chiusi in casa, lontano da ditta e ufficio, con i figli, lì accanto, pure loro a scuola da remoto. Tutti in un appartamento di città – 70/80 mq quando va bene – a contendersi spazio, computer, linee telefoniche e un quarto d’ora d’aria sul balcone.
Naturale, quindi, voler cambiare casa, con l’animo del ragazzo della via Gluck di Celentano. Il mercato immobiliare ne fa fede, in netta ripresa nelle province, soprattutto quelle a ridosso delle metropoli da Roma a Milano e nella Tuscia calcolano che la domanda immobiliare sarebbe aumentata in un anno del 123%.
Mentre in Italia, poi, continuano a promettere flat tax ai ricconi stranieri che vi prendono la residenza, la Grecia dimezza le tasse a chi per lavorare da casa si trasferisce lì.
Nuovo stile di vita, dunque, nell’era delle invisibili reti internet e sotto la spinta implacabile dell’altrettanto invisibile coronavirus
Strani corsi e ricorsi storici, che fanno sognare – disagi esclusi – traballanti casaletti di campagna, l’orto sotto casa, l’economia circolare fai da te di quando gli imballaggi erano ridotti al minimo della carta paglia da utilizzare per accendere il fuoco, gli scarti alimentari nutrivano il maiale o i polli di famiglia, la cenere diventava detersivo di un bucato che più bianco e profumato non si può.
Purtroppo, però, il cambiamento ci sta trovando impreparati, se due terzi degli italiani sono ancora mancanti di nozioni base per parlare, scrivere, creare attraverso un computer, se una efficiente rete unica di trasmissione è di là da venire e se qualche accenno di legge sullo smart working è fermo al naif di accordi volontari tra lavoratore e datore di lavoro. Non l’hanno aggiornato e chissà se si accorderanno per farlo.
Intanto, da marzo 2020 i confinati a lavorare da casa utilizzano mezzi propri – se e per quanto ne dispongono (computer, linee in caduta libera, organizzazione) – con relativi costi a carico e corrispettivi sgravi per i datori di lavoro. Compreso lo Stato, la cui burocrazia se prima era dannosa ora è pure cattiva, con gli uffici chiusi, i telefoni che squillano a vuoto ed inutili moduli da compilare pena sanzioni, quelle sì non cambiabili.
Renzo Trappolini
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