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Coronavirus - Il presidente del Veneto: "Dal governo un testo preconfezionato, non ci hanno ascoltati"

Zaia contro le chiusure a Natale e Capodanno: “Nei piccoli centri anziani da soli e poi ci sono comuni da tre milioni di persone”

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Luca Zaia

Luca Zaia

Venezia – “Mi spiace constatare che anche questa volta non siamo riusciti a costruire un provvedimento con il governo”. A dirlo, in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente del Veneto Luca Zaia, che in merito al dpcm firmato ieri sera dal premier Giuseppe Conte non nasconde una certa delusione. 

“Pensavo che si sarebbe potuto lavorare insieme – ha proseguito -. E invece la musica è stata la stessa di sempre: il governo ci convoca, arriva un testo preconfezionato, lo approvano. La nostra voce, non c’è”.

Se “tutti i presidenti di regione, con firma di Bonaccini, hanno avuto da ridire, una ragione ci sarà. Per me, il sistema migliore è il lavorare su bozze. Io la bozza l’ho ricevuta ieri alle 2.30 del mattino con la richiesta di un parere entro ieri a mezzogiorno”. La salute “viene prima di tutto, il Covid non è uno scherzo”, ha precisato Zaia, e “ricordo che io pur essendo in zona gialla ho adottato autonomamente provvedimenti restrittivi unici a livello nazionale”. Sentire “tutte queste voci sull’irresponsabilità delle regioni, un po’ mi stupisce”.

E su cosa non vada nel nuovo dpcm, in vigore da oggi fino al prossimo 15 gennaio, il governatore veneto ha concluso: non va “il divieto di uscita dai comuni il 25, il 26 e il primo gennaio senza deroghe. Penso agli anziani: sono da tutelare al massimo, ma nei comuni piccoli saranno in casa da soli a vedere in televisione gli assembramenti nelle città. Se il presupposto è la sanità pubblica, il confronto tra un comune di poche centinaia di abitanti e uno da tre milioni come Roma, non regge: chiudi tutto, ma ci sono recinti da tre milioni di persone”. 


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4 dicembre, 2020

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