La guardia di finanza
Viterbo – (sil.co.) – Diamanti e bella vita alla Canarie coi soldi delle vittime, alla sbarra il re delle truffe online. Sul suo sito internet vendeva qualsiasi cosa riguardasse la tecnologia. A prezzi super concorrenziali. Dalle televisioni di ultima generazione ai cellulari di qualsiasi marca. Dai computer portatili con particolare interesse per i Mac ai navigatori satellitari, all’epoca particolarmente in voga. Peccato che stia ancora aspettando il corriere chi li ha comprati.
Si tratta di un 45enne d’origine romagnola, già smascherato una prima volta oltre dieci anni fa in Trentino per una serie di truffe analoghe, messe a segno tra il 2007 e il 2008, ai danni di oltre settanta vittime, che, in tutta Italia, avrebbero “smarrito” da poche centinaia di euro fino a tremila. Con “incassi”, per l’imputato, di svariate decine di migliaia di euro.
Qualche anno dopo, nonostante un processo, avrebbe ripreso senza colpo ferire la sua carriera. Nel 2013, tramite un “nuovo” sito di vendita di prodotti elettronici low cost, avrebbe dato la fregatura anche a vittime made in Tuscia.
Ed è stato così che sul suo conto ha indagato anche la procura di via Falcone e Borsellino e il presunto truffatore seriale è finito a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei.
Collegio che adesso si ritrova con una bella gatta da pelare, perché a distanza di quasi otto anni sarebbero ancora custoditi tra i corpi di reato 10 diamanti, di vario taglio e caratura, per un valore complessivo attorno ai 15mila euro, dei quali i magistrati vorrebbero sapere la proprietà e l’attinenza col processo in corso.
Se ne dovrebbe sapere di più alla prossima udienza, fissata per il 6 marzo.
Ieri ha testimoniato un brigadiere della guardia di finanza di Mestre, che ha indagato su input del pubblico ministero Massimo Michelozzi della procura di Venezia e anche dell’allora pm Renzo Petroselli della procura della repubblica di Viterbo. Il caso è stato ereditato dal pm Massimiliano Siddi.
Bella vita alle Canarie coi soldi delle vittime
Il meccanismo sarebbe stato il solito, ovvero quello di offrire alle potenziali vittime, tramite un sito pieno di feedback negativi che poi è stato chiuso, prodotti elettronici a prezzi stracciati facendosi pagare anticipatamente senza che la merce comprata venisse mai ricevuta dall’acquirente.
La cosa curiosa è che a denunciare l’imputato alla guardia di finanza è stato uno dei due presunti complici, un macedone che avrebbe tradito la coppia di italiani (l’altro è un romano la cui posizione è stata stralciata, processato nella capitale) perché le “entrate” non sarebbero state divise equamente.
Coi soldi ricavati illecitamente, i due italiani, trasferitisi nel frattempo in Spagna, tra le Canarie e Madrid, avrebbero acquistato diamanti presso una gioielleria piemontese in provincia di Alessandria. Avrebbero comprato le pietre preziose senza mai recarsi al negozio, concordando l’affare per telefono e pagando tramite bonifico bancario online, facendosi spedire i diamanti per posta a indirizzi fittizi, tramite mail boxes, scomparendo dopo avere ritirato il pacco.
“Puzzolente e morto di fame come tutta la tua razza”
“Puzzolente e morto di fame come tutta la tua razza, noi siamo al ristorante”, avrebbero scritto per messaggio al macedone che sollecitava “provvigioni” più sostanziose. I commenti a sfondo razzista si sarebbero sprecati: “Prega dio che non ti trovo nel mio paese perché sei morto, macedone di merda”. E ancora: “Ciao fallito, sono così vicino a te e non riesci a trovarmi, devi sforzarti”. Abbastanza per farlo infuriare al punto da recarsi in caserma per sporgere denuncia. Con una dovizia di sms scambiati da far prontamente screenshottare.
Il giallo dei diamanti sequestrati
La difesa punta sulla vaghezza dei messaggi, in cui non si fa riferimento a truffe, sull’inattendibilità del supertestimone e sulla generale carenza di prove a carico del 45enne, sui cui presunti soggiorni all’estero, ad esempio, trattandosi di banali truffe online, non è stato nemmeno chiesto di indagare l’Interpol.
“Basta digitare il suo nome su Google per scoprire i suoi precedenti e trovare utenti che lo indicano come truffatore. Noi abbiamo scoperto che i soldi ‘guadagnati’ venivano prelevati da varie località del mondo, ad esempio da Madrid e dalle isole Canarie e che i diamanti venivano comprati dal complice romano che li faceva spedire all’estero a suo nome”, ha spiegato il teste.
A tal proposito, per l’appunto, il collegio si è chiesto a chi appartengano i diamanti sequestrati e a chi appartengano per uan eventuale restituzione, essendo ancora, dopo tanti anni, tra i corpi di reato.
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