![]() Viterbo – Il consigliere comunale Giacomo Barelli |
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Costituzione: una via democratica tra regionalismo, centralismo e autonomia differenziata”.
Il 12 dicembre ho avuto l’onore all’interno della manifestazione “Equologica” (una grande assemblea nazionale digitale che ha messo insieme in un confronto la sinistra, l’ecologia, il civismo che si è organizzato in questi anni attorno ad esperienze amministrative e sociali) di coordinare un tavolo di discussione con due relatori di eccezione: la senatrice Loredana De Petris, membro della commissione affari costituzionali del Senato, e Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale dell’Università La Sapienza di Roma.
Il tavolo si è occupato di due importanti tematiche: dai riflessi costituzionali ed istituzionali importanti stante l’emergenza sanitaria ma anche economica e sociale che sta vivendo il nostro paese.
Da un lato si è riflettuto sullo “stato di salute “ della Costituzione e sul come tutelare la nostra democrazia costituzionale nella pandemia, dall’altro si è provveduto ad incrociare tale tematica con altra di grande attualità in “stato di emergenza” e cioè i numerosi conflitti tra lo Stato e le autonomie locali (in particolare le Regioni) avuto riguardo alle conseguenze negative dell’applicazione concreta della riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione.
Tutto ciò nell’imminenza del possibile approdo in parlamento del c.d disegno di legge Boccia “Legge quadro sull’autonomia differenziata” la cui approvazione genera molte perplessità anche alla luce delle esperienze di questi ultimi mesi di emergenza.
Di seguito alcune delle interessanti conclusioni a cui si è giunti al termine delle interessantissime relazioni e degli interventi nel dibattito.
Il diritto deve farsi carico dei fatti ed oggi i fatti vedono il nostro Paese in uno “stato di necessità” con cui la Costituzione deve fare i conti assumendo la “necessità” la veste di “ fonte autonoma del diritto”.
Le numerose “forzature costituzionali” (di questo si tratta non di violazioni) con le conseguenti limitazioni delle libertà importanti come quelle di riunione (16 cost) e circolazione (17 cost) sono attualmente giustificate purché gli atti “extra ordinem” assunti in stato di necessità “passata la peste” non si prestino ad abusi.
Lo Stato d’emergenza non puo’ costituire un precedente e non puo’ essere assunto come paradigma.
E’ in ogni caso evidente come in questi ultimi tempi tuttavia si sia assistito ad una “torsione centralista” abbastanza forte delle nostra democrazia parlamentare con le note vicende relative alla emanazione dei Dpcm e della legislazione c.d. “per decreti” a cui hanno fatto da corollario anche molti altri provvedimenti su cui si è necessaria una riflessione fortemente critica come ad esempio: il taglio dei parlamentari, la modifica della legge elettorale in senso proporzionale nonché altre iniziative legislative in tema di abbandono del bicameralismo o del voto ai sedicenni che hanno creato molte fibrillazioni in parlamento.
In particolare è di tutta evidenza come di fronte alla pandemia il sistema delle autonomie ha mostrato il momento più critico con violente contrapposizione tra i poteri.
Il fondamento di tutto ciò può essere rinvenuto nel profondo distacco avvenuto negli ultimi venti anni dalle regioni del regionalismo da quello che è il suo modello costituzionale contenuto nel Titolo V appunto e cioè quello dell’autonomismo solidale del concorso , cioè dello Stato con le Regioni.
E’ necessario ritornare invece al concetto dello Stato delle autonomie dove vi sia una vera partecipazione e non l’esclusione delle assemblee elettive (i consigli regionali, provinciali e comunali), dare di nuova vita ad una concorrenza virtuosa fra le autonomie locali che oggi invece sembra sconfitta (con la svolta delle modifiche costituzionali del 1999-2001) dalla perversa logica della “verticalizzazione dei poteri , la cui soluzione non passa certo, come sostiene qualcuno, dall’inserimento in Costituzione di una c.d.”clausola di supremazia” che non avrebbe alcun senso.
Oggi purtroppo abbiamo assistito alla degenerazione di una autonomia declinata come egoismo territoriale impregnato di una cultura separatista, in particolare l’articolo 116 terzo comma della Costituzione ha ipotizzato l’autonomia differenziata che ha indirizzato il nostro regionalismo verso un modello competitivo e non solidaristico.
Un modello distonico con la Costituzione dove i presidenti di regione credono di essere “governatori” se non addirittura sovrani e di poter quindi decidere anche negli stati d’eccezione.
Il regionalismo ha fallito ma le regioni non vanno abolite. Tuttavia è necessario riflettere sul titolo V per ritornare allo spirito della nostra Costituzione.
In questo quadro genera forti perplessità il c.d. Dl Boccia, la “legge quadro sull’autonomia differenziata” soprattutto per le decisioni che la stessa delegherebbe al governo al punto tale che si ritiene che l’autonomia differenziata, così come proposta, abbia addirittura dei punti tecnicamente eversivi dell’ordine Costituzionale e non sia da fare.
Ciò detto in ogni caso la nostra Costituzione ha retto bene alla situazione attuale e al profondo cambiamento generato dall’emergenza pandemica, al di là di qualche sbavatura e forzatura nelle forme, il diritto anche quello Costituzionale si è fatto carico dei fatti riconoscendo la necessità come fonte autonoma del diritto e la legittimità degli atti extra ordinem assunti in stato di necessità.
Tuttavia va evidenziato come tali strappi alla legalità possono essere ammessi solamente con delle precise delimitazioni che vedono ad esempio nell’art.32 Cost e nel dovere di salvare la vita dei cittadini il riferimento più importante.
Ferma contrarietà in ogni caso allo stato d’emergenza come paradigma e pertanto, una volta tornati alla auspicata normalità, nessuno potrà più abusare degli strumenti dell’emergenza che non possono costituire un precedente nel nostro sistema.
Alla luce dei fatti di questi mesi, poi, non si può che dare un giudizio negativo sulla riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione, fonte di tante delle criticità nel rapporto dello Stato con le autonomie locali, regioni su tutte.
E ‘ evidente come sia stato sbagliato il distacco dal modello costituzionale di regionalismo cioè quello dell’autonomismo solidale.
Certamente le regioni non vanno abolite ma è necessario ritornare allo Stato delle autonomie dove vi sia una vera partecipazione e non l’esclusione delle assemblee elettive (i consigli regionali, provinciali e comunali) per dare di nuova vita ad una concorrenza virtuosa fra le autonomie locali e non ad una autonomia declinata come egoismo territoriale.
Da tutto ciò ne deriva una contrarietà ad un modello impregnato di una cultura separatista, come quello dell’articolo 116 terzo comma terzo della Costituzione che ha ipotizzato l’autonomia differenziata e che ha indirizzato il nostro regionalismo verso un modello competitivo e non solidaristico.
In questo quadro pertanto vi sono profonde perplessità e criticità in ordine alla legge quadro sull’autonomia differenziata così come proposta nel c.d, dl Boccia che si ritiene non contenga le necessarie garanzie per attuare quel regionalismo solidale richiesto invece dal dettato costituzionale che si ritiene pertanto da ripensare integralmente e con una frase in sintesi “da non fare”.
Giacomo Barelli
Consigliere comunale capogruppo
lista civica Viva Viterbo Forza Civica
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