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Viterbo - La docente Liceo Ruffini Letizia Caliento scrive una lettere al presidente del consiglio Conte e alla ministra Azzolina sulla riapertura delle scuole

“L’apprendimento di lunga durata può essere strutturato a singhiozzo e con una rete di supporto inesistente?”

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La professoressa Letizia Caliento del liceo scientifico di Viterbo

La professoressa Letizia Caliento del liceo scientifico di Viterbo

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregi signor presidente del Consiglio Conte e signora ministra Azzolina, insegno in uno dei licei con il bacino di utenza tra i più grandi del territorio viterbese, il Liceo scientifico statale “P. Ruffini” del capoluogo.

Preciso che scrivo, oltre che a titolo personale, in rappresentanza di colleghi e genitori che, con me, firmano la presente. A settembre e sino all’ordinanza del 24 ottobre che ci ha, fortunatamente e finalmente, costretti a casa, sono stata una strenua sostenitrice della didattica in presenza.

Mettendomi in opposizione a colleghi che avrebbero voluto il contrario, persino rifiutando, come rappresentante sindacale, di firmare una lettera di richiesta di un collegio docenti straordinario perché, nel massimo rispetto dei ruoli istituzionali, ritengo che decisioni riguardo il funzionamento delle istituzioni stesse, vadano prese da chi, a rappresentanza di quelle istituzioni, è in grado di avere, dall’alto, una visione più lungimirante di protezione e cautela.

E questo perché sono conscia, come insegnante, riprendo parole del giudice Ferdinando Imposimato, che il dovere che ho è quello di rispettare la Costituzione repubblicana facendolo, svolgendo una funzione pubblica, con disciplina ed onore.

Ebbene quella Costituzione è un tessuto vivo di diritti intrinsecamente correlati tra loro. Ognuno con pari dignità e destinato a trovare contemperamento e tutela nel bilanciamento. Mai come in questi mesi lo abbiamo imparato.

Signora ministra, lei è mai stata all’ingresso di una scuola superiore? Ha provato a frenare il naturale impulso degli studenti di ritrovarsi e stare insieme in quella “formazione sociale” che li accompagna per gran parte della loro vita e crescita? Ha provato a dire non vi assembrate? Ha provato a farli stare seduti cinque ore con la mascherina? Ha visto intere classi andare in quarantena o perché c’erano contagiati o perché, a seguito dello screening fatto a scuola, per fortuna, sono venuti fuori insospettabili asintomatici che avrebbero fatto strage dei loro compagni?

Ha visto la paura di alcuni studenti di venire contagiati? Perché anche a 14/17 anni hanno paura… perché ci sono casi di patologie pregresse e immunodeficienze… . Sapeva che parecchi di noi erano a distanza, proprio per questo, già da metà ottobre dopo circa 15 giorni di scuola? Ha visto che, in molti casi, nonostante il lavoro alacre di tutta la collettività scolastica è impossibile organizzare le giuste condizioni di sicurezza a tutela di tutti? Ha visto la disposizione di banchi e lavagne?

Di contro… Ha visto come è stata condotta la didattica a distanza? Che non è quella in presenza, certo. Ma che grazie alla passione per il lavoro che svolgiamo, alla tenacia degli studenti più impegnati, è diventata, volente o nolente,
uno strumento. Non il migliore. Ma che permette di andare avanti in relativa sicurezza.

Lei pensa davvero che i turni estenuanti per gli alunni, il girovagare nelle classi, l’alternarsi di giorni e ore cui spesso è complesso dare programmazione e organicità sia meglio? Signora ministra, a differenza della primavera scorsa, abbiamo sentito questo virus vicino e pericoloso.

Abbiamo visto persone morire in condizioni di tristezza e solitudine surreali. Signora ministra, lei sa che molti enti locali non saranno in grado di garantire ciò che lei auspica? Che i trasporti non saranno all’altezza? Non mi addentro, da “quisque de populo” in indici di trasmissibilità, seconde (non finite) e terze ondate, vaccini e immunità di gregge.

La fisicità che la scuola richiede, la costanza nel predisporre piani di studio, l’apprendimento di lunga durata può essere strutturato a singhiozzo e da una rete di supporto che non esiste?

Il buon senso del singolo è sufficiente quando non c’è visione di insieme? Il diritto all’istruzione è così tutelato? Studia chi è scevro da timori e in salute. Mi creda che gli studenti presenti, vogliosi e devoti ci sono anche a distanza.
Parimenti i miei colleghi.

E prevengo facili obiezioni sulle uscite pomeridiane dei ragazzi. Ho tre figli tra i 14 e i 20 anni. Non credevo sarebbero stati in grado di darsi limiti da soli. Insegnamento appreso in questi mesi attraverso le regole imposte. Anche questo è imparare, no?

Pertanto, se ogni diritto ha un suo limite, quello all’istruzione lo deve trovare in quello alla salute. La distanza non è presenza, certo! Ma si può trovare motivazione in ogni caso. Mai come in questo momento. Il contenimento del contagio per la salute collettiva, nella speranza della riunione definitiva, è il limite.

La felicità di stare a scuola è sensazione indescrivibile. Che non può essere ombrata dalla paura e dal procedere con obiettivi incerti, insicuri ed insani. Firmano insieme a me i colleghi e i genitori che condividono queste mie osservazioni affinché i “mala tempora” che stanno “correndo” siano arrestati con criterio ed equilibrio, organizzazione e
collaborazione.

Non da ultimo, signor presidente e signora ministra, come ulteriore conforto e argomento che potreste spendere a sostegno della nostra richiesta proviene da genitori di piccoli studenti della scuola dell’infanzia. Se alla primaria è ancora possibile mantenere le prerogative da contenimento del contagio, molti genitori dei bambini in età prescolare, hanno preferito tenerli a casa a tutela dei piccoli stessi e dei loro nuclei familiari.

È una condotta autodeterminata da non sottovalutare quale esempio di salvaguardia del bene primario della salute che, oggi più che mai, è diritto e interesse della collettività. Se alla primaria è ancora possibile mantenere le prerogative da contenimento del contagio, molti genitori dei bambini in età prescolare, hanno preferito tenerli a casa a tutela dei piccoli stessi e dei loro nuclei familiari.

Letizia Caliento
Docente Liceo Ruffini Viterbo


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6 gennaio, 2021

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