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L'irriverente - In questa pandemia che costringe ad aspettare troppo un letto libero, ci resta solo il medico che giurò come Ippocrate

Quella lezione del medico condotto di Orte scalo…

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Il primo assaggio di Carnevale l’abbiamo sempre avuto il 17 gennaio, festa di sant’Antonio, quello dei maiali i quali notoriamente sono tra i più godereccioni degli animati. Quest’anno, invece, per ordine dei supremi reggitori dello stato, si confermano, aggravandoli, divieti ad ogni ballo e gozzoviglia, castagnole in comitiva comprese, e contestuale domicilio coatto rinforzato davanti a programmi tv funereo ospedalieri, intervallati dagli annunci di una terza ondata di contagio peggiore delle altre. Allegria!

Così inizia il 2021, dopo l’anno di disgrazia 2020, quando ci accorgemmo di aver dimenticato che sono eventi naturali sia le malattie che le pesti come il covid. Ambedue si possono almeno un po’ prevenire e in tanti casi curare e sconfiggere. Se, però, non disponiamo più dell’attrezzatura necessaria, il famoso piano pandemico aggiornato, difenderci non è semplice e, come dicevano i vecchi, esse dovranno fare il loro corso. Eppure, già duemilacinquecento anni fa, Ippocrate di Cos, chiamato dagli ateniesi preoccupati per l’arrivo di una pestilenza, si informò anzitutto se avevano tenuto d’occhio le correnti d’aria provenienti dai Balcani e portatrici del virus. Solo dopo indicò le cure delle quali chiese un’applicazione estremamente rigida, perché, diceva “a mali estremi rimedi estremi”.

Ippocrate, medico, figlio, padre e nonno di medici, ritenuto discendente diretto di Esculapio il dio dei sanitari, il cui simbolo – un serpente attorcigliato al bastone – campeggia nelle farmacie, è ritenuto il fondatore della medicina come Omero della poesia e ancora oggi i giovani medici, prima di intraprendere la professione, pronunciano il giuramento scritto da lui: “in quante case entrerò, entrerò per soccorrere”.

Quasi una missione e ce ne rendiamo conto di più ora che, sostituito Esculapio col vitello d’oro della finanza, abbiamo chiuso ospedali e presidi territoriali in nome di riforme della sanità tendenti a considerare i medici ragionieri in camice bianco, dirigenti pubblici e dipendenti di regioni.

Mi viene in mente quando, a fine anni ’70, andavo a parlare nei paesi della provincia della prossima istituzione del servizio sanitario nazionale e riconosco, oggi, che aveva davvero ragione il medico condotto di Orte Scalo il quale, una domenica mattina al cinema Proba Falconia di quella città, ascoltata la mia relazione chiese la parola e disse ”Tutto interessante quel che ho sentito, ma ora ascolti me. Ieri sera alle 19,45 sono corso a casa di una puerpera alla quale pareva si fossero rotte le acque. Non era così, ma prima di andare a dormire, verso le 22, ho comunque rifatto un salto da lei e anche stamattina alle 7,30. Poi ancora alle 9, quando il bimbo ha deciso di nascere. Ora son qui per un pensiero che mi tormenta. Quando, infatti, ci sarà la sua riforma ed il medico condotto sarà diventato un funzionario qualsiasi, se, di sabato, lo chiameranno un quarto d’ora prima di “staccare”, non ci sarà il rischio che si limiti a lasciare un appunto alla guardia medica in servizio dalle 20 alle 8 del mattino? E questa, in mancanza di chiamata, lascerà un qualche avviso a chi verrà a sostituirla?”.

Che lezione! In questa pandemia che costringe ad aspettare troppo un letto libero, mentre in tanti ospedali le corsie sono state chiuse per risparmiare (???), ci resta solo il medico che giurò come Ippocrate. Carismatico compagno di strada nella malattia, impegnato a guarirci comunque, anche quando pare impossibile. Perché, prima o poi, purtroppo, così è.

Renzo Trappolini


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18 gennaio, 2021

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