Viterbo – (sil.co.) – Dossier farlocco contro Battistoni, un mese a Fiorito per “rabbonire” il senatore. Sarebbero a buon punto le trattative per la remissione di querela.
Secondo l’accusa, le fatture tarocche dovevano servire a gettare fango sul politico viterbese, all’epoca fresco di nomina a capogruppo regionale del Pdl.
Ieri la discussione del processo in corso presso il tribunale di Viterbo è stata rinviata per la seconda volta in tre mesi (la precedente fu il 9 novembre), dando così ancora tempo alle parti di trovare un accordo, cui si sono detti favorevoli sia le parti civli che le difese.
Se giungeranno a una “soluzione condivisa” da qui al 18 marzo, termine ultimo dato dal giudice Giacomo Autizi, l’attuale senatore di Forza Italia e la segretaria Erica Antonelli, che sono parti civili contro l’ex capogruppo regionale del centrodestra Franco Fiorito, 50 anni, potrebbero ritirare la denuncia e ritirarsi dal processo.
Il che, dopo quasi nove anni dai fatti, avvenuti a settembre del 2012, spianerebbe la strada a una discussione in discesa per le difese.
Battistoni, nel frattempo, all’età di 54 anni, oltre allo scranno occupato a Palazzo Madama, è anche commissario regionale di Forza Italia Marche e responsabile nazionale agricoltura di Forza Italia.
Oltre a Fiorito, per le fatture tarocche che attribuivano (anche) a Battistoni “spese pazze” nel periodo dello “scandalo rimborsopoli” (che ha fatto cadere la giunta Polverini), è imputato anche il giornalista Paolo Gianlorenzo.
Fiorito, difeso da Carlo Taormina, è a processo per calunnia e per diffamazione in concorso. Solo diffamazione in concorso per Gianlorenzo, difeso dall’avvocato Franco Taurchini.
La strategia del “difendersi, attaccando” secondo la procura
Il 24 luglio 2012 Franco Fiorito venne destituito da capogruppo regionale del Pdl e al suo posto venne eletto Battistoni. Quest’ultimo riscontrò subito diverse irregolarità nei conti del partito, incaricando due revisori di controllare le carte della gestione Fiorito e poi denunciando Fiorito alle autorità competenti, avendo notato degli ammanchi ingiustificati.
Secondo il sostituto procuratore Massimiliano Siddi, il dossier tarocco sarebbe servito a gettare fango su Battistoni, oggi senatore e all’epoca suo successore nel ruolo di capogruppo regionale, “colpevole” di aver scoperto gli ammanchi nelle casse del gruppo Pdl, per cui Fiorito è finito in manette e poi è stato condannato in via definitiva a due anni, 11 mesi e 15 giorni.
Secondo le indagini, il presunto plico di fatture false sarebbe stato parte integrante della strategia di Fiorito: difendersi, attaccando e accusando tutti di spendere e spandere. Le fatture tarocche, con quegli importi gonfiati, potevano far passare il concetto che Battistoni, in primis, aveva chiesto rimborsi illegittimi per cene di lusso, comunicazione e pubblicità.
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