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Viaggio nel mondo religioso ai tempi del Covid - Cosa sta cambiando nella città dei papi - I musulmani a Viterbo sono circa 2 mila - FOTO E VIDEO

La comunità islamica tra lockdown e imprenditoria…

di Daniele Camilli
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Viterbo – Contaminazioni, trasformazioni e mutamenti, e un mondo, quello delle religioni e delle comunità che lo accompagnano che, con il Covid e l’emergenza sanitaria e sociale che ne sono derivate, cambiano connotati. Cattolici, ortodossi, musulmani. Le componenti più importanti. Una serie di puntate pensate per provare ad attraversarle alla luce, appunto, delle contaminazioni e delle trasformazioni che stanno vivendo a Viterbo ai tempi del Coronavirus.

Contaminazione. Il termine di riferimento è latino. “Contaminatio”, vale a dire una tecnica di scrittura utilizzata dagli sceneggiatori romani che consisteva nella fusione di due o più tragedie greche per ricavare un nuovo e originale testo latino. In tal caso, la fusione di cui si parla riguarda due o più correnti religiose, ossia due varianti nell’ambito di uno stesso credo. Ovvero due religioni, cioè due differenti interpretazioni del monoteismo che, per necessità dettate dal contesto sociale, entrano a diretto contatto, fondendosi l’una nell’altra. E in entrambi i casi per dar vita a qualcosa di diverso e sebbene in corso, allo stato attuale, ancora di difficile interpretazione.

Il contesto urbano. E’ quello della città di Viterbo, centro storico e periferia. Il mondo cattolico è il più importante e consistente. Il suo centro vitale sta a piazza San Lorenzo, dove ha sede la curia del vescovo Lino Fumagalli. Le altre comunità religiose più importanti della città sono quella rumena ortodossa e la comunità musulmana. La prima ha il suo punto di riferimento nella chiesa in via Saffi, un tempo la chiesa di Sant’Ignazio, dei gesuiti. Chiusa da vent’anni, è adesso una chiesa ortodossa. Infine, c’è la comunità islamica.


Viterbo - La comunità islamica durante il lockdown

Viterbo – La comunità islamica durante il lockdown


I musulmani a Viterbo sono circa 2 mila, quasi un terzo della popolazione straniera della città dei papi. E in città, negli ultimi anni, sono stati aperti i primi negozi Halal e alcune imprese di ortofrutta. L’altro terzo della popolazione straniera a Viterbo è composto dalla comunità ortodossa, circa il 35%. Due comunità, quella islamica e quella ortodossa, che si incrociano quotidianamente sul posto di lavoro. Campagne e cantieri. Confrontandosi spesso da posizioni lavorative diverse. Capo cantiere o trattorista, bracciante o manovale. Operai e imprenditori. Posizioni che si accavallano all’interno di una stessa comunità. Per quanto riguarda la comunità islamica, le componenti più importanti sono quelle senegalese, bengalese, tunisina, marocchina ed egiziana. Il grosso della forza lavoro è fatto di operai che lavorano sui cantieri o nelle cooperative di assistenza oppure di braccianti agricoli quando non stanno per più dieci ore sui campi fanno gli ambulanti o si spostano in altre parti d’Italia per poi tornare a Viterbo.


Viterbo – La comunità islamica durante il 2020


Mentre per le componenti tunisina e marocchina, la stessa cosa vale per gli stranieri di nazionalità algerina, uomini e donne si equivalgono, la stessa cosa non vale per chi viene dal Senegal, dal Bangladesh, dal Gambia, dall’Egitto, dal Mali, dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio. In tal caso le donne rappresentano solo una minima parte. 14 su 158 persone le donne senegalesi. Due su 47 per quanto riguarda il Gambia. Zero per la Guinea. Forse a testimonianza che per quest’ultime componenti i ricongiungimenti familiari sono stati pochissimi. Uomini e donne, padri e figli che a volte non si vedono da quasi 10 anni. Componenti che sul piano lavorativo vedono prevalere il mondo bracciantile, soprattutto tra i senegalesi. Comunità di uomini che di giorno lavorano nelle campagne e di notte dormono nel centro storico in case di pochi metri quadrati e nella maggior parte dei casi ridotte a dir poco male. I braccianti senegalesi, e assieme a loro quelli provenienti dal Mali, dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio, sono stati quelli che hanno pagato il prezzo più alto della crisi e dell’emergenza Covid. Fin da subito. Precipitando nella povertà più assoluta e, a seguito del lockdown, senza più nemmeno la possibilità di ricorrere all’ambulantato per arrotondare o per sopravvivere quando in campagna non c’è lavoro.


Viterbo - Braccianti agricoli

Viterbo – Braccianti agricoli


Uomini soli che si incontrano la sera negli appartamenti poveri di San Faustino o lungo via Fontanella del Suffragio per condividere e pregare, cercandosi insieme il modo per venirne fuori o il nome dell’organizzazione o della persona cui rivolgersi. Alcuni di loro sono in attesa dei documenti. Tutti sono stati travolti dalle conseguenze di quest’ultimo anno. L’ultima ruota del carro, abbandonati a sé stessi.


Viterbo - La comunità islamica durante il lockdown

Viterbo – La comunità islamica durante il lockdown


Eppure è qui, all’interno del mondo bracciantile che oggi popola un buon numero di case a cavallo di via Marconi, tra i quartieri a valle di piazza Dante e la zona a ridosso del sacrario e di via Cairoli, che si stanno sviluppando nuovi punti di contatto tra diverse comunità, soprattutto tra quella musulmano-senegalese e quelle cattoliche dominicana e nigeriana, quest’ultima la comunità bracciantile africana più numerosa a Viterbo, 225 persone in tutto. Da un lato la variante Baye Fall senegalese, corrente islamica che tira dentro variabili legate al mondo africano precedente la presenza musulmana, e dall’altro il cattolicesimo dominicano e nigeriano, dove le radici del mondo precedente la conquista occidentale sono ben presenti, stanno vivendo nei quartieri popolari di Viterbo continui scambi. Gli uni con gli altri. Spostando, in diversi casi, anche la figura dei santi o della sacra famiglia all’interno della comunità islamica. Tra le figure venerate l’arcangelo Michele protettore dei bambini e Santa Rosa.



Uno scambio favorito dalle comuni condizioni di lavoro e sfruttamento. Una realtà, quella bracciantile a Viterbo, che trova ancora scarsa rappresentanza sindacale se non per quanto riguarda la raccolta delle disoccupazioni agricole. Un mondo che dal punto di vista lavorativo, come più volte segnalato dai sindacati stessi, è talmente frastagliato e precario che è difficile da organizzare sul fronte della lotta sindacale per la rivendicazione dei diritti. Alla ricerca, però, di linguaggi comuni capaci magari, in futuro, di sviluppare forme autonome di conflitto e organizzazione.


Viterbo - Una macelleria Halal al Pilastro

Viterbo – Una macelleria Halal al Pilastro


Piccoli imprenditori e capi cantiere, che rappresentano tuttavia la percentuale minore della forza lavoro, provengono in particolar modo dalle comunità nord africane. Tunisini, algerini ed egiziani innanzitutto. Gli egiziani, anche in tal caso uomini, in diversi casi in attesa di ricongiungimento familiare, con il tempo hanno dato vita a piccole imprese nel settore dell’ortofrutta e delle pulizie creando vere e proprie cooperative caratterizzate al loro interno da una profonda solidarietà tra datore di lavoro e lavoratore, spesso un connazionale. Tunisini e algerini lavorano invece nel settore dell’edilizia, gli uomini, mentre le donne in quello dell’assistenza domiciliare. Diversi di loro, che oggi hanno tra i 40 e i 50 anni, sono figli di combattenti che hanno lottato per l’indipendenza dei propri paesi tra la seconda metà degli anni ’50 e la prima metà dei ’60.


Viterbo - Il Ramadan

Viterbo – Il Ramadan


Moltissimi, sia tra gli imprenditori che tra gli operai dei cantieri e i braccianti, i laureati. Ambiti lavorativi che vedono ancora il prevalere di immigrati di prima generazione che all’interno delle loro case stanno vivendo per la prima volta un conflitto dalle prospettive ancora indecifrabile con figli nati e cresciuti in Italia e che adesso sono adolescenti o hanno più di vent’anni. Le seconde generazioni che in molti casi a Viterbo frequentano ancora le scuole superiori o si stanno affacciando ora all’università. Oppure stanno iniziando a popolare anch’essi le schiere del precariato urbano all’interno di quartieri periferici che a Viterbo si sono estesi a macchia d’olio nel corso degli ultimi trent’anni e dove attualmente vivono più di 50 mila abitanti in una città che ne conta 67 mila.


Viterbo - Un funerale musulmano durante il lockdown

Viterbo – Un funerale musulmano durante il lockdown


Ragazzi e ragazze musulmani che investono nella formazione e nell’istruzione, conoscono almeno 5 lingue, hanno già notevoli bagagli di esperienze personali e stanno sviluppando mano mano un’identità propria e forme di aggregazione inedite al di là dell’appartenenza nazionale. Come se questa nuova generazione di figli di immigrati, attraverso intrecci e contaminazioni, dove sempre di meno sono presenti i loro coetanei italiani, stesse pian piano scoprendo un’identità comune basata su una comune condizione di vita. Alla ricerca anch’essa di migliori condizioni di vita e di lavoro. Ben consapevoli dei valori di libertà e solidarietà, così come dei sacrifici fatti dai propri genitori. Capaci infine di tenere distinte sfera religiosa, che conoscono benissimo e rispettano profondamente con saldi vincoli familiari, e laica, trovandosi in tal caso, sui posti di lavoro e nelle scuole, spesse volte tra i primi a difenderla.


Viterbo - Il Ramadan

Viterbo – Il Ramadan


A cena Ahmed racconta quando da ragazzi, durante il Ramadan, con i suoi amici si davano appuntamento la sera per fare a gara a chi sapeva meglio i versetti del Corano. Ahmed ha tre figli: 20, 19 e 11 anni. La moglie ha una laurea in pedagogia. Ahmed è un avvocato egiziano di 55 anni e le gare di cui parla si svolgevano in Sinai, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Quando quella zona lì passava dalle mani di Sadat a quelle Mubarak e l’esercito israeliano si ritirava dai territori occupati nel corso della guerra dei 6 giorni del 1967.

Sono i mesi del Ramadan dell’anno scorso. Ahmed alterna Corano e racconti. La stessa cosa fanno i figli, a turno. Dal più grande al più piccolo. Ciascuno di loro guida la preghiera che dura più di un’ora e mezza. Con il padre che corregge i figli quando serve. Subito dopo i due più grandi vanno sul tetto del palazzo dove abitano per fumare una sigaretta e scambiare due chiacchiere. Si incontrano con altri ragazzi dello stesso palazzo. Parlano della situazione in generale, l’emergenza e le sue conseguenze sociali, e ascoltano musica trap. Neima Ezza, rapper nato in Marocco nel 2001, è tra i più gettonati. Cappuccio in testa, sembra un pezzo d’hinterland milanese o banlieu parigina su piazza della Rocca. 


Viterbo - Un funerale musulmano durante il lockdown

Viterbo – Un funerale musulmano durante il lockdown


Il Ramadan del 2020 per la prima volta in Italia s’è svolto nelle case. Negli appartamenti, senza alcun momento collettivo al termine della giornata di digiuno, se non quello familiare con la moschea per la prima volta sullo sfondo, e una preghiera più intima e interiore così come non lo era mai stata in passato. Con un confronto, infine, tra generazioni forse senza precedenti, mediato dalla religione in un momento particolare per la stessa, il digiuno del Ramadan, e all’interno di un contesto caratterizzato dalla fase più dura e intensa del lockdown della scorsa primavera. 


Viterbo - Mohammed Kdib

Viterbo – Mohammed Kdib


Infine la moschea, che a Viterbo sta in via Garbini. Lì c’è il Centro culturale islamico presieduto da Mohammed Kdib, che vive a Villa San Giovanni in Tuscia con la sua famiglia da 25 anni. A Villa San Giovanni lo conoscono tutti e Kdib e uno dei punti di riferimento della comunità musulmana a Viterbo. Durante il lockdown il Centro che presiede ha messo in piedi una rete capillare che è stata capace di raccogliere il necessario in termini di alimenti e vestiario e di assicurare a tante famiglie di lavoratori cibo, abiti, medicine e informazioni in un momento difficilissimo. Mettendo a sistema tutte le risorse interne alla comunità, percorsa trasversalmente dalla rete di aiuti, e intrecciandosi con le realtà del volontariato laiche o legate ad altri contesti religiosi.

Daniele Camilli


 Multimedia: Fotogallery: Il mondo islamico durante il 2020 – Video: Il Ramadan in casaLa preghiera di Ahmed


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9 febbraio, 2021

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