Roma – Il Tar del Lazio
Roma – (sil.co.) – Sogna di diventare ufficiale dell’areonautica, ma viene esclusa dal concorso perché è miope. In realtà ha le carte in regola per partecipare al concorso nazionale per l’accademia di Pozzuoli.
Adesso che il Tar del Lazio le ha dato ragione, dando contemporaneamente torto al ministero della difesa, può tirare un sospiro di sollievo. Ma per avere giustizia una ragazza di Rieti è dovuta ricorrere alle carte bollate, assistita dall’avvocato Simone Negro del foro di Viterbo.
“La mia assistita, che come tante persone è semplicemente miope, è stata penalizzata da un giudizio non esaustivo della commissione medica del centro aeromedico. Una valutazione discrezionale a causa della quale si è vista escludere ingiustamente dal bando. Per questo abbiamo usato lo strumento della verificazione da parte di un organo terzo, grazie alla quale si è giunti all’annullamento e lei è stata riammessa al concorso, che nel frattempo era stato sospeso”, spiega il legale viterbese.
Dopo l’udienza celebrata lo scorso 28 ottobre, il collegio del tribunale amministrativo regionale presieduto dal giudice Concetta Anastasi si è riunito in camera di consiglio per la decisione il 12 febbraio.
L’avvocato Negro ha presentato, per conto della candidata, una richiesta di annullamento del giudizio di inidoneità successivo alla visita medica del 12 novembre 2019, relativo al concorso per l’ammissione di complessivi cinquanta allievi ufficiali in ferma prefissata dell’aeronautica militare ausiliari del ruolo normale e del ruolo speciale dell’aeronautica militare all’11° Corso Aufp.
La giovane, in particolare, è stata esclusa “a causa del riscontro di codice 12 profilo sanitario VS4 a causa di deficit visivo non compatibile”.
L’avvocato viterbese Simone Negro
Il ministero della difesa si è costituito in giudizio resistendo al ricorso. Il legale viterbese ha impugnato il decreto di approvazione della graduatoria, lamentando l’illegittimità. Il Tar ha disposto una “verificazione in sede cautelare” finalizzata ad accertare se il deficit visivo era veramente tale da rendere la ragazza inidonea alla procedura concorsuale.
Della “verificazione” è stato incaricato il Comando generale dell’arma dei carabinieri-direzione di sanità, secondo la cui relazione “non si riscontra la condizione di inidoneità alla procedura concorsuale”.
Il Tar ha quindi disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i candidati controinteressati inseriti nella graduatoria impugnata.
Infine la decisione. “I ricorsi riuniti meritano accoglimento – si legge nella sentenza – in quanto dalle risultanza della verificazione, rispetto alla quale il collegio non ha ragione di dissentire, non sussiste la causa di non idoneità psico-fisica causa di esclusione e parte ricorrente si palesa come in possesso del profilo sanitario adeguato”.
Di conseguenza è stato disposto l’annullamento del provvedimento che ha dichiarato la non idoneità psico-fisica della ragazza e la graduatoria che ne era scaturita.
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