Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono la mamma di una bambina H (non abile). Viviamo in un piccolo paese della provincia di Viterbo. Dopo averci pensato a lungo ho deciso di scrivervi e credo di parlare a nome di tutte quelle mamme e genitori che come me si trovano per l’ennesima volta ad affrontare con molta difficoltà in questo periodo così difficile e infinito la didattica a distanza con i nostri figli.
Abbiamo un decreto che parla chiaro proprio a supporto di questi bambini che dice che tutti i bambini speciali dai più gravi ai meno gravi avrebbero avuto l’opportunità di fare la didattica in presenza con la loro insegnante di sostegno e un piccolo gruppo di pari, per favorire non solo la continuità scolastica, ma cosa fondamentale l’inclusione di questi bimbi.
A quanto pare la legge non è uguale per tutti! L’istituto scolastico che frequenta mia figlia ha ben pensato di dare sì questa opportunità ma lasciando i bambini da soli in classe con la propria insegnante.
Da mamma mi chiedo: dov’è la funzionalità di tutto ciò? Perché si agisce senza pensare all’effettivo profilo funzionale del bambino? E come esso possa sentirsi? Vivendo in un contesto diverso da quello che è abituato a vivere con i pari?
E perché in questi momenti così difficili le viene tolto forse anche l’unico punto professionale di riferimento, quello dell’educatore professionale che in questi casi supporta il bambino insieme all’insegnante di sostegno collaborando nella risoluzione di eventuali comportamenti problematici adottati dal bambino.
Naturalmente vi lascio immaginare la mia reazione, nonché la scelta di tenere mia figlia a casa consapevole delle gravissime difficoltà che dovremmo affrontare in Dad. Ma meglio a casa che a scuola da sola!
Questi bambini e noi genitori dovremmo essere aiutati e compresi di più, invece siamo soli!
Una mamma
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