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Tribunale - Imputato di lesioni un algerino, vittima un marocchino - Celebrato in arabo il processo

Pasqua musulmana, finisce nel sangue la festa del sacrificio al mattatoio

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Carabinieri e 118

Sul posto carabinieri e 118


Acquapendente – (sil.co.) – Imputato di lesioni un algerino, parte civile un marocchino. Il processo viene celebrato in lingua araba. Alla presenza di un’interprete nominata dal tribunale, per garantire a entrambe le parti e anche al giudice di capirsi e di capire. 

Al centro del procedimento un sanguinoso episodio avvenuto il 21 agosto 2018 al mattatoio della Ilco di Acquapendente mentre erano in corso i festeggiamenti della Pasqua musulmana,  l’Eid al-Adha, la cosiddetta festa del sacrificio perché, dopo la preghiera del mattino in moschea, vengono uccisi i montoni.

L’algerino avrebbe insultato il marocchino, un suo ex dipendente che l’anno prima si era licenziato, minacciandolo di morte mentre brandiva il coltello con cui stava pulendo un montone. Poi lo avrebbe colpito con una violenta testata in faccia, spaccandogli il naso e riducendogli il volto a una maschera di sangue. La vittima (difesa dall’avvocato Arianna Morelli), che ha subìto due operazioni, fu portata prima all’ospedale di Acquapendente e poi a Belcolle. L’aggressore (difeso dall’avvocato Giulio Cirimele del foro di Roma) fu arrestato dai carabinieri. 

Prima di deporre, la parte offesa, che stentava a rispondere e appariva molto turbata, ha spiegato al giudice che per lui era difficile deporre contro una persona della sua stessa religione musulmana. Ha stentato anche a ripetere gli insulti ricevuti in cui veniva tirata in ballo la madre. L’algerino, vedendolo passare,  gli avrebbe dato del “figlio di mignotta”.

“Una parolaccia brutta,  irripetibile, riferita a mia madre, per cui gli ho chiesto se ce l’avesse con me. Lui ha risposto con una parolaccia ancora più brutta poi, sventolando il coltello che aveva in mano, ha urlato ‘ti ammazzo’ e mi ha colpito. E io mi sono trovato a terra col naso rotto”, ha spiegato. 

Il movente potrebbe stare nelle dimissioni della vittima, nel 2017, dalla cooperativa di pulizie dell’imputato, per cui ha lavorato sette anni, dal 2010.

“Gli avevo chiesto i soldi per andare in ferie in Marocco con la mia famiglia e lui, che ha sempre pagato poco e mi dava la busta paga solo quando serviva per rinnovare il permesso di soggiorno, non voleva darmi più di 500 euro, quando avrei dovuto averne 1300. Li ho rifiutati e mi sono licenziato. Poi me ha spediti 600 in Marocco, ma per me il rapporto di lavoro era chiuso”, ha spiegato.

“Tornato in Italia, non gli ho più chiesto niente, nemmeno i soldi della liquidazione di sette anni di lavoro. E mi sono trovato un altro impiego, in regola, come operaio alla Ilco. Quel giorno stavo scaricando dai camion i montoni”, ha spiegato alla difesa che gli chiedeva se provasse rancore nei confronti del suo ex datore di lavoro. 

Il prossimo 14 ottobre sarà sentito come testimone anche Vincenzo Camilli, che era presente all’episodio. 


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19 marzo, 2021

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