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Viterbo - Intervista a Paolo Bianchini, presidente Mio Italia: "La fame crea brutte situazioni, non escludo che qualcuno possa strumentalizzare le piazze" - Ieri la riapertura del ristorante di via dell'Orologio Vecchio - FOTO E VIDEO

“Corriamo il rischio di una manovra eversiva da parte di ultras, mafia e chi vuole distruggere la democrazia…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Corriamo il rischio di una manovra eversiva che vedrebbe convergere ultras delle curve, mafia e chi vuole distruggere la democrazia in Italia”. Paolo Bianchini è il presidente dell’associazione dei ristoratori Mio Italia. L’altro giorno era in piazza Montecitorio a Roma quando alcuni manifestanti hanno deciso di scontrarsi con la polizia davanti al parlamento. Dimessosi l’anno scorso dalla carica di consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Palazzo dei Priori a Viterbo, all’inizio della prossima settimana sarà seduto al tavolo del ministro dell’economia e delle finanze per discutere del decreto imprese. Ieri, nonostante la zona arancione, ha aperto il suo ristorante in via dell’Orologio Vecchio a Viterbo. “Una forzatura – ha detto Bianchini – per porre agli occhi della politica e dell’opinione pubblica la situazione che stiamo vivendo”. “Noi facciamo piazza e palazzo”, ha poi aggiunto.

“Corriamo il rischio di una manovra eversiva – ha detto Bianchini – Il problema è che la democrazia in questo momento deve dare delle risposte”. E se non lo fa, “poi la fame crea brutte situazioni”.

Per Bianchini, magari a Roma “c’erano quattro pischelli delle curve. Però non escludo che qualcuno di più organizzato possa utilizzare e strumentalizzare queste piazze”. “Abbiamo avuto la sensazione – ha precisato il presidente di Mio Italia – che lì in piazza ci fossero state delle persone che non avessero nulla a che fare con il nostro mondo”. Un mondo che ha registrato “la solidarietà totale che noi abbiamo dalle forze dell’ordine – ha specificato Bianchini nel corso dell’intervista -. Non a caso un sindacato di polizia come il Siulp, che è il sindacato più importante, ha espresso solidarietà al mondo della ristorazione dicendo che le piace vanno ascoltate e non abbandonate”.


Paolo Bianchini

Viterbo – Il presidente di Mio Italia Paolo Bianchini


Bianchini, il suo ristorante in via dell’Orologio Vecchio a Viterbo è aperto oppure no?
“Sì, è aperto, ma è evidente che abbiamo utilizzato questa forzatura per porre all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica la situazione che stiamo vivendo. Grazie a queste iniziative e a quelle organizzati nei mesi precedenti adesso nelle aule parlamentari si parla di costi fissi, affitti, sfratti, moratorie per i mutui che stanno per partire e di un nuovo scostamento di bilancio importante per risarcire le perdite di fatturato del 2020. Lo scopo lo abbiamo ottenuto. Lunedì e martedì saremo a Roma come associazione Mio Italia con appuntamenti al ministero per l’economia per scrivere e collaborare al nuovo decreto imprese”. 

Serviva proprio questa forzatura?
“A volte bisogna fare delle forzature per essere ascoltati. E’ dal 2 dicembre che sto battendo i pugni sui tavoli per porre all’attenzione il fatto che i tamponi dei mezzi pubblici fatti in questi giorni e risultati positivi erano il punto cruciale. Già da tempo noi stavamo dicendo che i ristoranti non erano il luogo di contagio, ma che ad esserlo erano i mezzi pubblici. E lo dicevamo quando è stato desecretata il famoso verbale del Cts. Adesso, oltre al verbale desecretato ci sono anche i tamponi fatti dai Nas sui mezzi pubblici. Quello che dicevamo all’inizio di dicembre si è puntualmente verificato. Se la politica ci avesse ascoltato 4 mesi fa forse tanti problemi li avremmo risolti. Siamo arrivati a minacciare le forzature e le aperture dei locali per far parlare di nuovo tutta Italia del nostro problema. Adesso dalla politica che si passi dalle parole ai fatti”.

In che modo?
“Con provvedimenti seri adottati all’interno del decreto imprese che sarà quello fondamentale, oltre ad essere il primo atto del governo Draghi”.

Se oggi (ieri ndr) una persona decidesse di venire a pranzo o a cena nel suo ristorante, cosa succederebbe?
“Troverebbe aperto perché noi siamo qui, sapendo che rischia il verbale da parte delle forze dell’ordine. Ma è evidente che i clienti hanno capito che la nostra è un’azione di forza per mettere in evidenza punti fondamentali per la categoria. Abbiamo avuto tantissima solidarietà dai clienti che hanno capito il nostro obiettivo. Noi siamo qui più che altro per accogliere le forze dell’ordine come è successo. Oggi sono infatti arrivati tutti, carabinieri e digos”.


Viterbo - L'osteria di via dell'Orologio Vecchio

Viterbo – La ‘apertura dell’osteria di via dell’Orologio Vecchio


Il Siulp, il sindacato della polizia, ha espresso solidarietà nei confronti dei ristoratori…
“Registro la solidarietà totale che noi abbiamo dalle forze dell’ordine, e questo va specificato. Non a caso un sindacato di polizia come il Siulp, che è il sindacato più importante, ha espresso solidarietà al mondo della ristorazione dicendo che le piace vanno ascoltate e non abbandonate. Una solidarietà importante e personalmente ho chiamato il segretario nazionale del Siulp Romano per ringraziarlo. Perché siamo stati compresi. L’unico che non ci vuole ascoltare è il ministro Speranza. Come ho detto l’altro giorno in piazza a Roma, stanno tutti dicendo che stiamo vivendo una guerra ma abbiamo mandato a comandare l’esercito un ministro che non ha nemmeno fatto il militare. Capiamo che a volte è meglio chiudere perché le forze dell’ordine non hanno la possibilità di fare i controlli la sera visto che, ad esempio a Viterbo, ci sono 4 pattuglie in tutta la città e non si possono controllare gli assembramenti e i ristoratori che non rispettano le regole. Se le regole esistono e vengono rispettate, il problema non esiste. Stiamo andando incontro alla bella stagione con la possibilità di lavorare anche all’esterno. E non capiamo questo accanimento che ci è stato nei confronti della nostra categoria. Oppure lo capiamo pensando però a situazioni che si stanno sviluppando nelle nostre città con l’apertura di catene del yang foods delle multinazionali ovunque, con la malavita che si sta infiltrando nelle grandi città, comprando ristoranti e bar con due euro e con tutto un’aggressione da parte delle multinazionali del delivery che stanno spingendo e facendo milioni di fatturato in più rispetto al 2019. Evidentemente c’è qualcuno che ci sta guadagnando. Tuttavia noi non possiamo, per far guadagnare le multinazionali, distruggere un comparto che è l’orgoglio di un’intera nazione”. 

Che cosa criticate al ministro Speranza?
“Il ministro Speranza ha fatto una marea di errori. Non ultimo un piano vaccinale totalmente sbagliato. Hanno cambiato il responsabile della protezione della protezione civile, quello dell’emergenza nazionale, però l’attore principale, che deve fare le scelte politiche, è rimasto lo stesso. Invece di aggredire il virus, vaccinando gli over 70 e 80, abbiamo visto che le regioni hanno fatto errori enormi vaccinando random anche categorie con gente di 35 anni a discapito di chi ha 80 anni e rischia di morire. Questa è la colpa più grande di Speranza. Anche perché tutti ci stanno dicendo: ‘riapertura in funzione dei vaccini’. Ma se i vaccini non arrivano o vengono fatti con metodologie sbagliate non ne usciremo mai. Ci sono poi errori fatti in precedenza. Come l’aver accettato le primule per fare i vaccini con costi assurdi e tutta una serie di scelte sulle chiusure generalizzate. Viterbo ha 320 mila abitanti. Ieri c’erano 56 nuovi contagi e 83 guariti. Una popolazione del 4,7% di contagiati condiziona il 95,3% di persone sane che hanno la possibilità di avere una vita. Devono avere una vita. Rispettando le regole. Anche perché, se la comunicazione è, ‘è tutto vietato’, si dà una responsabilizzazione sbagliata alle persone. La gente deve convivere con una situazione che va saputa gestire. Se però vieti tutto, ottiene l’esatto contrario”.

Dicendo queste parole, però, non si corre il rischio di puntare il dito nei confronti delle persone colpite dal virus accusandole di bloccare l’economia di un paese in un momento molto particolare e teso dal punto di vista sociale?
“La bilancia la dobbiamo far pendere verso il 95,3% di persone sane. Altrimenti, nella provincia di Viterbo, il 4,7% condiziona un’economia che va a rotoli. Quindi, da questo punto di vista, regole chiare che vanno rispettate. E chi non le rispetta viene sanzionato. Un ristoratore che non rispetta le regole, alla seconda, terza volta gli ritiri la licenza. Dobbiamo avere delle regole ferree, ma le dobbiamo rispettare. Però avendole. Perché se non esistono regole, è chiaro che poi ognuno fa come gli pare”.

E le regole, secondo lei, non ci sono?
“Non è soltanto la questione del distanziamento o delle mascherine. Perché in tutti i ristoranti, uno distanzia e tiene le mascherine. Però, da questo punto di vista, è naturale che se non ci sono regole ognuno va per conto suo”.

Teoricamente, visto che sta tenendo aperto, oggi dovrebbero sanzionare anche lei…
“Teoricamente sì, ma visto che non c’è nessuno, per cosa mi dovrebbero sanzionare? Io sono il proprietario di questo ristorante e posso tranquillamente mettermi seduto e mangiare un piatto di pasta”.



Cosa chiedete al governo?
“Al governo Draghi abbiamo chiesto tre cose fondamentali. La prima è il blocco degli sfratti, con aiuti concreti sia ai proprietari delle mura, che non stanno ricevendo gli affitti perché non abbiamo la liquidità per pagarli. Abbiamo chiesto una revisione sulla questione dei costi fissi. Qui le bollette continuano ad arrivare, ma se non abbiamo liquidità per pagare, mi staccano la corrente. Perché è questo, quello che avviene. Staccano i contatori. Ed è anche umiliante dover cercare da parenti e famiglie le risorse necessarie per pagare le bollette. Infine, la questione del blocco delle licenze. La battaglia delle battaglie. Noi chiediamo la sospensione della Bersani-Visto per tre anni. Questo per evitare che all’improvviso arrivi qui, davanti al mio ristorante, una multinazionale o un ristorante cinese, che non si sa da dove provengano i soldi. Siccome abbiamo perso il 60% del fatturato, abbiamo necessità, per i prossimi 3 anni, di recuperare valore. Ecco perché diciamo che non vogliamo l’elemosina ma vogliamo lavorare. Però con regole chiare. Bloccare le licenze, significa dare la possibilità, a chi sopravviverà a questo periodo tremendo, di poter ridare valore alla propria azienda. Anche perché il valore è l’avviamento. E l’avviamento sarà la nostra pensione”. 

Quali sono i suoi rapporti con il partito di Fratelli d’Italia? Alcuni sospettano che lei abbia scelto di lasciare il consiglio comunale di Viterbo e di dar vita a Mio Italia per fare un po’ da longa manus della Meloni all’interno del mondo dei ristoratori. Hanno ragione?
“Il nostro interesse è quello di tutelare la categoria. A livello politico la nostra interlocuzione è a 360 gradi. Ad esempio, ieri al senato c’è stata la commissione bilancio e finanze per presentare gli emendamenti di Mio Italia al decreto legge sostegni e l’invito mi è arrivato dal senatore Faraone, capogruppo di Italia Viva a Palazzo Madama. Noi parliamo con tutti, perché un’associazione di categoria deve parlare con tutti. Io rappresento migliaia di imprenditori in tutta Italia che sono elettori di tutti i partiti. La politica per noi è un interlocutore. Chi pensa o chi specula, oppure chi, per mancanza di argomenti dice che Paolo Bianchini è il cavallo di Troia di Giorgia Meloni lo dice perché non ha argomenti o, forse, perché il 27 di ogni mese riceve lo stipendio e preferisce buttarla in caciara utilizzando questi argomenti perché non ne ha altri. Perché magari sta caldo e con lo stipendio accreditato a fine mese”.

Quindi, nessun rapporto preferenziale con Fratelli d’Italia?
“Rapporto con Fratelli d’Italia come ce l’ho con tutti i partiti, Italia Viva, 5 stelle, gruppo misto, Lega, Forza Itali, Pd. Noi parliamo con tutti. Un’associazione di categoria che parla con un partito solo non è credibile. Noi parliamo con tutti i partiti presenti all’interno del Parlamento e anche con chi non sta dentro al Parlamento. Ad esempio Marco Rizzo, segretario del partito comunista, non è all’interno del Parlamento però l’interlocuzione con lui c’è stata spesso perché ha appoggiato e sostenuto le nostre posizioni. Poi con Marco è nata anche un’amicizia”.

Cosa risponde invece a chi dice che lei sta facendo tutto questo per fare carriera politica e magari tornare a Viterbo con qualche candidatura alle prossime elezioni?
“Naturalmente chi lo dice fa sempre parte di quella schiera di persone che non ha argomenti, perché non entrano all’interno della nostra materia. La nostra categoria ha sempre avuto un problema, cioè la difficoltà ad essere rappresentata all’interno delle istituzioni nazionali. In questo momento, la mia esperienza politica di 30 anni mi è servita per costituire un’associazione che abbia il piglio di un’organizzazione politica ma che sia sindacato. Da questo punto di vista, c’è una volontà da parte nostra di rappresentarci. Al punto che abbiamo detto: ‘basta deleghe in bianco’. A volte, all’interno dei partiti, si parla dei temi della ristorazione non avendone nemmeno la competenza. Di un ristorante può parlare chi ha un ristorante. Tanti non si rendono conto di cosa significhi far quadrare i conti di una realtà che non è più soltanto una semplice osteria, ma una vera e propria azienda. Determinati meccanismi non vengono compresi…”

Quindi, cosa ne pensa di chi dice che sta facendo tutto quello che sta facendo solo per costruire una sua personale carriera politica?
“E’ una critica che reputo sterile. Anche perché se siamo riusciti ad ottenere dei risultati, dei meriti li abbiamo. Altri, se non ci sono risusciti, si dovrebbero fare una domanda. Io non vorrei che fosse un po’ come la favola della volpe e l’uva”.

In che senso?
“La nostra capacità è stata quella di aprire un varco e un fronte rispetto alle vecchie associazioni di categoria che fanno solo comunicati e alla fine non ottengono nulla. Se noi stiamo ottenendo qualche cosa, è evidente che ci saranno anche delle capacità, oltre che il sostegno di migliaia di persone in tutta Italia”.


Viterbo - L'osteria di via dell'Orologio Vecchio

Viterbo – L’osteria di via dell’Orologio Vecchio


Lei era presente agli scontri del 6 aprile in piazza Montecitorio a Roma?
“Sì ero presente. Eravamo presenti”.

Secondo lei cosa è successo? Perché a un certo punto i manifestanti si sono scontrati con la polizia?
“Abbiamo avuto la sensazione che lì in piazza ci fossero state delle persone che non avessero nulla a che fare con il nostro mondo. Tant’è vero che appena è successo quello che è successo, avete visto tutti l’immagine di donne con le braccia alzate e padri di famiglia con i bambini mano nella mano. Abbiamo capito che c’era qualche cosa che stava sfuggendo di mano e che con noi non aveva nulla a che fare. Persone che poi sono state allontanate. Tant’è vero che registro e ringrazio il Siulp per averci dato la sua solidarietà. Ho parlato al telefono con il segretario Romano e ho incassato la sua solidarietà e il suo appoggio, perché hanno compreso le nostre ragioni. Hanno capito che ci sono soltanto imprenditori che stanno difendendo il proprio lavoro. Non stiamo facendo nient’altro. E mai alzerò una transenna nei confronti delle forze dell’ordine o spaccherò una vetrina. Nè io, né i nostri associati. Per noi è fondamentale far capire agli italiani che siamo brave persone. Non vogliamo assolutamente fare i sovversivi. Però la pazienza arriva a un limite di sopportazione che diventa anche difficile da placare. Sono mesi che io dico che se il governo non ascolta le richieste di una categoria come la nostra, prima o poi qualcuno perde la bussola. Schegge impazzite che vanno aiutate, capite e sostenute. Non a caso la nostra associazione ha 5 psicologhe a disposizione degli associati per sostenerli psicologicamente. Proviamoci a metterci nei panni di un’imprenditore che dopo 13 mesi ancora non vede luce. Stare tutto il giorno senza far nulla, in una città piccola come Viterbo, dove l’asporto, il delivery e tutte queste menate qua non esistono, è un problema. Vatti a vedere la percentuale di richieste di separazione, enorme, e tutto quella che è la richiesta di psicofarmaci o di sostegno dal punto di vista mentale… La quarta ondata sarà questa, la tenuta psicologica di una nazione che sta subendo una botta economiche che ci porteremo appresso per i prossimi 10 anni. Un problema enorme”.


Viterbo - Paolo Bianchini

Viterbo – Il presidente di Mio Italia Paolo Bianchini


Chi sono le persone che, secondo lei, l’altro giorno si sarebbero “infiltrate” all’interno della manifestazione dei ristoratori davanti a Montecitorio?
“Non essendo di Roma, non le conosco fisicamente. Ho sentito parlare di ultras dello stadio, delle curve romane. I dirigenti di polizia del commissariato Trevi sono stati bravi perché hanno capito che c’erano infiltrati che non avevano nulla a che fare con noi. Chi era ristoratore o barista è invece rimasto lì per rappresentare le proprie ragioni”. 

C’è chi fa appello alla violenza per risolvere la situazione che stiamo vivendo. Lei cosa ne pensa?
“Penso che la violenza sia sempre sbagliata. Sono 13 mesi che mi batto con ragione, ragioni e temi. All’interno dei palazzi del potere. Noi facciamo piazza e palazzo. E forse la forza di Mio Italia è proprio questa. Noi facciamo manifestazioni, come bloccare la A1 al Cantagallo il primo aprile e poi ci sediamo ai tavoli dei ministeri, della camera e del senato. L’interlocuzione è fondamentale. Certo è che le pacche sulle spalle sono finite. A noi servono risposte concrete e atti concreti. E il decreto imprese è il primo banco di prova del governo Draghi”.

E se queste risposte non arrivano cosa succede?
“Se arrivano risposte concrete bene, altrimenti la piazza ritornerà più forte di prima. Sempre in maniera non violenza. Preferisco la solidarietà delle forze dell’ordine piuttosto che dovermi mettere a fare incidenti con padri di famiglia che vivono con 1200 euro al mese e poi sono vittime loro per primi di uno stato che non sta garantendo i propri figli”. 

Non crede che, in un contesto del genere, caratterizzato da una forte tensione sociale, si possano sviluppare anche delle manovre eversive?
“Assolutamente sì. Anche il Copasir e la Dia hanno accesso un faro importante. Innanzitutto su quella che potrebbe essere l’infiltrazione della malavita nel tessuto economico italiano. E i ristoranti e i bar sono i primi luoghi dove la malavita sta mettendo gli occhi per le acquisizioni di attività per pulire i soldi. Poi è naturale che, come è successo negli anni bui della storia italiana, può essere qualcuno che utilizza e sfrutta le piazze che protestano giustamente per fare altro. E l’esempio dell’altro giorno a Montecitorio è proprio questo…”

E’ stata cioè una manovra eversiva?
“Magari lì c’erano quattro pischelli romani delle curve. Però non escludo che qualcuno di più organizzato possa utilizzare e strumentalizzare queste piazze. Questa cosa noi la scongiuriamo e ci auguriamo che non avvenga”.

Quindi, secondo lei, il rischio è quello di una manovra eversiva che vedrebbe convergere ultras delle curve, mafia e chi vuole distruggere la democrazia in Italia?
“Assolutamente sì. Il problema è che la democrazia in questo momento deve dare delle risposte”.

E se non lo fa?
“Se non lo fa, poi la fame crea brutte situazioni. Ripeto, noi abbiamo l’esempio di alcuni nostri imprenditori associati che hanno difficoltà a comprare il pranzo e la cena ai propri figli e che si stanno rivolgendo alle parrocchie e alla Caritas. Dopo 30 anni di attività. Perché dopo 13 mesi di emergenza non esiste più un centesimo di risparmio in tasca. Capite che, di fronte a questo, le critiche sul fatto che io faccia politica o che ci siano cavalli di Troia, cadono in un secondo. Perché evidentemente tanta Italia è garantita da uno stipendio e non ha la minima idea di cosa significa vedere andare in fumo decenni di lavoro, sudore, domeniche che non esistono, di Natali e Pasque passate a lavorare… soltanto per una cosa. Per l’amore che abbiamo nei confronti di questo lavoro. La passione, e i miei clienti lo sanno bene, è l’unico motivo che ci spinge a fare questo lavoro. Sfido chiunque a farlo solo per i soldi”. 

Daniele Camilli


Multimedia: Fotogallery: L’osteria di Paolo Bianchini – Video: La riapertura del ristorante

Articoli: Bianchini (Mio Italia): “Non possiamo svendere le nostre eccellenze a multinazionali, cinesi e malavita”


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10 aprile, 2021

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