Aquila – L’Aquila ricorda le 309 vittime del sisma che la notte tra il 5 e 6 aprile 2009 colpì il capoluogo d’Abruzzo e altri 56 comuni. Niente fiaccolata per le misure anti-Covid in vigore, ma 309 rintocchi di campane e l’accensione di un braciere di fronte alla chiesa Santa Maria del Suffragio.
Così a distanza di dodici anni da quel terribile sisma, la città ricorda la violentissima serie di scosse che causarono 309 vittime, oltre 1.600 feriti, 100mila sfollati e danni stimati per oltre 10 miliardi di euro. Il 6 aprile 2009, la terra trema e coglie gli abitanti nel sonno, seminando distruzione e morte. La più forte delle scosse quella alle 3,32, di magnitudo 6,3.
L’Aquila – Le macerie dopo il terremoto
“Ancora una volta, dopo il 6 aprile di 12 anni fa, oggi dobbiamo fare ricorso alla nostra forza interiore di gente di montagna. Dobbiamo reimparare a vivere nella normalità. Il dolore non ferisce soltanto, ma stimola le nostre risorse più profonde per affrontarlo e viverlo all’altezza di una dignità umana che la storia continua a riscattare tra le pieghe di avvenimenti carichi di orrori ma anche che successi e rinascita” ha detto il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, intervenendo al termine della Santa Messa nella chiesa del Suffragio, in occasione del 12esimo anniversario del terremoto dell’Aquila.
“I nostri cari, sacrificati sotto le macerie, sono diventati parte di noi, testimoni in un dialogo tra anime, di una visione della vita che attraverso la forza del lutto, dell’emozione che scaturisce dal dolore, produce la speranza di apertura al futuro” ha concluso.
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