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Direttore delle poste accusato di peculato, sentiti tutti i testi dell’accusa

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Bomarzo – (sil.co.) – Direttore delle poste accusato di peculato, terminata la sfilata dei testimoni dell’accusa, slitta al 20 luglio l’ascolto dei testimoni della difesa.

E’ ripreso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei il processo a Luciano Pischedda, l’ex direttore degli uffici postali di Chia e Bomarzo che nel 2013 si sarebbe appropriato della somma di 62mila euro che una imprenditrice di Soriano nel Cimino gli avrebbe affidato per investirli in buoni fruttiferi postali garantiti dal Tesoro.

La donna si è accorta dell’ammanco quando, nel 2017, recandosi presso l’ufficio perché aveva bisogno di contanti, si è sentita rispondere dal nuovo direttore che il buono dematerializzato non esisteva. Subito dopo è corsa a sporgere querela presso la stazione dei carabinieri di Soriano nel Cimino.


Soriano nel Cimino - La stazione dei carabinieri

Soriano nel Cimino – La stazione dei carabinieri


La presunta vittima, che ha presentato due denunce, si è costituita parte civile, così come Poste Italiane. L’imprenditrice, inoltre, ha avviato anche una causa in sede civile per il risarcimento dei danni.

L’imputato, che è difeso dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli, nel frattempo è stato licenziato in seguito a un provvedimento disciplinare e sulla vicenda sarebbe stato aperto anche un procedimento dalla vigilanza della Banca d’Italia.

“Mi fidavo ciecamente e alla fine ho perso 62mila euro”, ha riferito in aula l’imprenditrice di Soriano nel Cimino all’udienza del 14 gennaio 2020.

L’indagine della procura è stata coordinata dalla pm Paola Conti. La donna in aula ha confermato di aver sottoscritto un buono fruttifero di 20mila euro nel 2013. In quell’anno direttore della sede era Luciano Pischedda, trasferito successivamente all’ufficio di Bomarzo.

L’amara scoperta per la signora avviene nel 2017, quando ormai  Pischedda aveva lasciato Chia. “Mi sono recata all’ufficio postale – ha raccontato la signora – e ho chiesto al nuovo dipendente di controllare tutte le mie operazioni. Lui mi ha detto ‘signora mi spiace ma il suo buono da 20mila euro non esiste”.

La signora allarmata ha così chiamato Pischedda per avere delle spiegazioni. “Al telefono il signore Pischedda – ha affermato la presunta vittima – è andato nel pallone. E mi ha detto ‘dammi tempo, metto in vendita la casa e ti rimborso’”. 

Il danno è però poi aumentato. “Dopo aver capito di aver perso i 20mila euro, con un’ispettrice delle poste abbiamo fatto dei successivi controlli su tutte le mie operazioni – ha spiegato l’imprenditrice in aula – mi sono fidata ciecamente e alla fine ho perso 62mila euro”.


Paola Conti

La pm Paola Conti


In aula anche la testimonianza, come teste di parte civile, di un’altra correntista delle poste a cui risulta l’ammanco di circa 83mila euro da un conto aperto sempre con Luciano Pischedda. 

Il responsabile di Poste Italiane per la provincia di Viterbo ha invece  raccontato i fatti risalenti al 10 novembre 2017. “Abbiamo rilevato – ha spiegato il testimone in aula – un buono fruttifero postale dematerializzato falso”.

Il buono in questione riportava la data del 2013 quando direttore della sede di Chia era Luciano Pischedda. E sarebbe stato contraffatto nella titolazione. “Il fatto è che questo buono – ha chiarito il teste in aula – risultava contraffatto e che nell’ufficio postale di Chia c’era un solo dipendente, ossia Luciano Pischedda”.


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