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Tribunale - In aula un'imprenditrice di Soriano nel Cimino che racconta di come avrebbe "perso" parte dei suoi risparmi - Sul banco degli imputati il responsabile degli uffici postali di Chia e Bomarzo, accusato di peculato

“Mi fidavo ciecamente e alla fine ho perso 62mila euro”

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – “Mi fidavo ciecamente e alla fine ho perso 62mila euro”. In aula L.S., imprenditrice di Soriano nel Cimino, non si dà pace e, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, racconta di come avrebbe “perso” parte dei suoi risparmi. E’ ripreso ieri il processo all’ex direttore delle poste di Chia e Bomarzo, accusato di peculato. Presunta vittima l’imprenditrice di Soriano nel Cimino che avrebbe “smarrito” l’ingente somma di denaro. A costituirsi parte civile sia la donna che Poste Italiane. Sul banco degli imputati Luciano Pischedda, che nel frattempo è stato licenziato. 

Secondo l’accusa, l’ex direttore si sarebbe appropriato dei soldi che nel 2013 l’imprenditrice gli aveva affidato per investirli in un buono fruttifero postale. L’indagine della procura è stata coordinata dalla pm Paola Conti.

Ieri in aula sono stati ascoltati diversi testimoni. Tra questi anche l’imprenditrice di Soriano nel Cimino che aveva depositato i suoi beni nella sede di poste italiane a Chia. La donna in aula ha confermato di aver sottoscritto un buono fruttifero di 20mila euro nel 2013. In quell’anno direttore della sede era Luciano Pischedda, trasferito successivamente all’ufficio di Bomarzo.

E l’amara scoperta per la signora avviene nel 2017, quando ormai  Pischedda aveva lasciato Chia. “Mi sono recata all’ufficio postale – ha raccontato la signora – e ho chiesto al nuovo dipendente di controllare tutte le mie operazioni. Lui mi ha detto ‘signora mi spiace ma il suo buono da 20mila euro non esiste”. La signora allarmata ha così chiamato Pischedda per avere delle spiegazioni. “Al telefono il signore Pischedda – ha affermato la presunta vittima – è andato nel pallone. E mi ha detto ‘dammi tempo, metto in vendita la casa e ti rimborso'”. 

Il danno è però poi aumentato. “Dopo aver capito di aver perso i 20mila euro, con un’ispettrice delle poste abbiamo fatto dei successivi controlli su tutte le mie operazioni – ha spiegato l’imprenditrice in aula –. Mi sono fidata ciecamente e alla fine ho perso 62mila euro”.

Subito dopo la donna sarebbe corsa a sporgere querela presso la stazione dei carabinieri di Soriano nel Cimino. L’imprenditrice, inoltre, ha avviato anche una causa in sede civile per il risarcimento dei danni. L’imputato, nel frattempo, è stato licenziato in seguito a un provvedimento disciplinare e sulla vicenda sarebbe stato aperto anche un procedimento dalla vigilanza della Banca d’Italia.

In aula ieri anche la testimonianza, come teste di parte civile, di un’altra correntista delle poste a cui risulta l’ammanco di circa 83mila euro da un conto aperto sempre con Luciano Pischedda. 

Davanti al collegio anche il responsabile degli uffici di Poste Italiane per la provincia di Viterbo. Il teste ha raccontato di essersi recato in sede a Chia e di aver accertato lui stesso, insieme al personale specializzato, la mancanza di 20mila dalla cassaforte dell’ufficio postale. 

Il responsabile di Poste ha poi raccontato i fatti risalenti al 10 novembre 2017. “Abbiamo rilevato – ha spiegato il testimone in aula – un buono fruttifero postale dematerializzato falso”. Il teste ha chiarito come per buono fruttifero postale si intenda una forma di investimento, sottoscritta dal cliente nell’ufficio postale, che può essere sia cartacea che dematerializzata. Con questa forma di investimento il soggetto interessato deposita una certa somma su un conto corrente e questa è vincolata o a un libretto postale o a un conto corrente. Da questo vengono prelevati i soldi e viene fatto un buono dematerializzato.

Il buono in questione riportava la data del 2013 quando direttore della sede di Chia era Luciano Pischedda. Il buono però sarebbe stato contraffatto nella titolazione. “Il fatto è che questo buono – ha chiarito il teste in aula – risultava contraffatto e che nell’ufficio postale di Chia c’era un solo dipendente, ossia Luciano Pischedda”.

La difesa ha avanzato l’ipotesi che il buono potesse essere contraffatto non solo nel titolo ma anche nella datazione. Per l’avvocato quindi il dubbio che magari il 2013 non fosse la data di emissione giusta e che quindi non necessariamente si dovesse fare riferimento a Pischedda come responsabile. A rispondere all’ipotesi il responsabile degli uffici di poste italiane. “Non abbiamo fatto verifiche riguardo al nuovo direttore della sede di Chia – ha detto in aula il teste -. A torto o a ragione ci siamo rivolti, una volta venuti a conoscenza dei 20mila euro mancanti, direttamente a Pischedda perché lui era stato nel 2013 responsabile di quella sede. Una scelta che si è rivelata essere conforme con i fatti emersi successivamente, che hanno coinvolto esclusivamente Pischedda”.   

Ascoltato anche il maresciallo della stazione di Soriano nel Cimino Paolo Lonero, il primo a occuparsi dell’indagine. Il maresciallo ha raccontato che il 10 novembre 2017 lui e i suoi colleghi erano stati allertati dall’assenza del direttore Luciano Pischedda dalla sede di poste italiane di Bomarzo. Il teste ha chiarito come i militari erano poi stati informati della mancanza, dalla cassaforte dalle sede postale di Chia, di 20mila euro. 

Al termine delle varie testimonianze il collegio ha fissato al 9 giugno la nuova udienza. A essere ascoltati altri testi. Tra questi l’ispettrice del lavoro che ha accertato l’ammanco finale di 62mila euro e l’eventuale esame dell’imputato. 


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15 gennaio, 2020

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