Viterbo – È umanamente comprensibile che chi ha la fortuna di nascere in un mondo tagliato a sua misura non senta l’imperativo categorico di cambiarlo. Quello che a mio parere ritorna difficile comprendere è perché si opponga al cambiamento quando questo non peggiora la sua qualità di vita e non tocca minimamente i suoi diritti. A meno che, e parlo della discussione che gravita intorno al Ddl Zan, non vogliamo dare per scontato che l’omofobia, la misoginia, la transfobia, l’avversione contro i disabili siano considerati diritti inalienabili dell’essere umano.
Alfonso Antoniozzi
Qui non si tratta di “limitare la libertà di pensiero”: qui si tratta di stabilire una volta per sempre che se mi prendo un cartone in faccia solo perché sto passeggiando mano nella mano col mio compagno, quel comportamento non è un mero comportamento violento punibile dalle norme di legge già esistenti, ma merita un’aggravante perché compiuto in seguito a un pensiero discriminatorio.
Il Ddl Zan parla unicamente di questo. Non di maternità surrogata o di adozioni o di genitore uno e genitore due, come certa marcia propaganda continua a diffondere, mentendo (o forse proprio non sapendo, il che è largamente possibile).
Propone, semplicemente, che tra le pene aggiuntive previste per chi commette o istiga a commettere reati per motivi di “discriminazione razziale, etnica o religiosa” citati dall’articolo 604 del codice penale, si aggiungano “motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.
Non è limitato “il pensiero”, è limitata “l’azione” e si invoca un supplemento di pena.
Ci sono leggi che normano l’esistente e leggi con il chiaro intento di preparare il futuro e cambiare la percezione della società. Sono abbastanza avanti con gli anni per ricordare come la legge contro il fumo nei locali pubblici sia riuscita a cambiare i costumi degli italiani, e anche per ricordare come quella sul divorzio abbia cambiato il modo che ha la società di porsi nei confronti delle persone divorziate.
Questa legge si muove nella medesima direzione.
Immagina un’Italia in cui chiunque pensi che può alzare le mani su chi, per faccende morali personali, percepisce come diverso sappia che il paese non è dalla sua parte. Ed è scandaloso pensare anche per un attimo che sia una legge che limita la libertà di opinione: è una legge che immagina un paese più vivibile per ogni singolo cittadino perché, per parafrasare una celebre definizione di libertà: “La tua libertà di pensiero finisce dove comincia la mia di non finire al pronto soccorso per le tue idee”.
E il fatto che un tema così importante per il futuro di una nazione che voglia dirsi civile sia finito sotto il bersaglio dei media solo dopo l’intervento di Fedez al concerto del primo maggio la dice lunga sia sulla qualità del dibattito politico in questo paese sia su quanto quell’intervento, opportuno o meno, sia stato fondamentale. E la dice anche lunga sulle dinamiche interne di qualsiasi centro di produzione artistica in cui i partiti mettano mano.
Alfonso Antoniozzi
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