Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'opinione del sociologo - Il problema della convivenza quotidiana ha assunto un ruolo prioritario nell'amministrazione della cosa pubblica

La città non è più il “villaggio” in cui il cittadino trovava ricovero e sicurezza…

di Francesco Mattioli
Condividi la notizia:

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli


Viterbo – Ai tempi del XXI secolo, con una urbanizzazione ormai pressoché totale soprattutto nei paesi industrializzati, il problema della convivenza quotidiana ha assunto un ruolo prioritario nell’amministrazione della cosa pubblica.

La città non è più il “villaggio” in cui il cittadino trovava ricovero e  sicurezza – chi non ricorda l’editto del XII secolo che assicurava protezione a chi chiedesse asilo a Viterbo entrando da Porta Sonza? – ma una più o meno vasta estensione di quartieri residenziali, di arterie di traffico, di centri di scambio e  di commercio in cui persone di varia origine, ruolo e intenti si muovono in un continuo e a volte scarsamente leggibile andirivieni e dove sovente l’individualismo e la competizione la fanno da padrone.

Nella società postindustriale e postmoderna inoltre si perde anche la differenziazione tra centro  e periferie; se un tempo il centro era il cuore pulsante e il “salotto buono” della città, mentre le periferie rischiavano di essere quartieri dormitorio sempre più emarginati, oggi si assiste ad una strana evoluzione, per cui il centro storico viene progressivamente abbandonato, divenendo ghetto sociale e talvolta persino etnico, mentre le periferie assumono il ruolo di poli eccentrici con funzione centrifuga grazie allo sviluppo di servizi decentrati più facili da raggiungere e da utilizzare sia a livello amministrativo che commerciale.  Non inganni il fatto che a  Via del Corso a Roma, a Via Montenapoleone a Milano, a via Mazzini a Verona o a via Tornabuoni a Firenze pulluli una moltitudine di passanti, turisti e visitatori, perché basta spostarsi di poche centinaia di metri e intorno regna il degrado e il deserto.

Tutto questo non  vale solo per le grandi città e per le metropoli globali, ma anche per i piccoli centri di provincia, come Viterbo.

Sono numerosi i problemi che attanagliano oggi le città. Non c’è un elenco di priorità, spesso sono collegate fra loro. Inquinamento atmosferico e rifiuti impongono strategie di fruizione della città differenti, servizi più efficienti, incremento e cura del verde. L’ordine pubblico impegna su piani molteplici e rispetto a forme di microdevianza e di microcriminalità che, se sottovalutate, rischiano di alzare l’asticella della tolleranza sociale e persino di quella giuridica. L’evoluzione delle strategie di consumo comporta l’abbandono di spazi commerciali tradizionali a favore di una diversa distribuzione dei beni, con la necessità di trovare nuove  e differenti destinazioni per taluni spazi urbani. L’assistenza sociale e sanitaria rischiano di venir trascinate in una routine che depersonalizza i servizi individuali. Le attività economiche, quindi anche turistiche per le città che ne hanno vocazione, e le attività culturali vanno sostenute in un sistema che, essendo ormai globale, esige specifiche competenze professionali e creative che non consentono improvvisazioni soggettive.

Di fronte a queste tendenze, sono necessarie: a) la programmazione, che prescinde dalle alternanze politiche ed elettorali, e ha a che vedere con le intenzioni mixate alle risorse ; b) la cultura della manutenzione, che deve costare quanto la produzione di beni e servizi essendone parte integrante per assicurare continuità; c) l’educazione civica e la partecipazione, senza le quali ogni progetto naufraga nell’indifferenza e nell’incuria pubblica; d) il controllo sociale. Quest’ultimo punto è delicato. In una cultura democratica, dovrebbe agire in modo soft, persuasivo, con funzione di stimolo. Ma gli italiani per storia  e cultura sono ancora restii a seguire le regole, si sentono sudditi che si “arrangiano” cercando di sottrarsi o di fregare un potere distante che non sembra appartener loro. Quindi, qualche “incentivo” è necessario…

Per tutto ciò, anche amministrare Viterbo è complicato. Città d’arte e cultura? Ma i cittadini non sembrano né rendersene conto o contribuire a riguardo, né come erogatori, né come fruitori di servizi. Tanti recenti episodi di cronaca diventano i migliori dati di ricerca per corroborare quelle che altrimenti sarebbero solo impressioni soggettive.

Dice: “Ma mancano i mezzi, non la volontà”. Uhm…

“Viterbo? Bellissima, ma un po’ trasandata. In tutti i sensi”. Questo il commento in genere del visitatore. “Viterbo? Un grande potenziale economico, turistico e culturale. Ma gestita in modo un po’ dilettantistico, provinciale”. Questo il commento in genere di certi operatori di settore.

Qualcosa vorrà dire.

E tutto ciò, beninteso, oggi come  ieri, quindi a prescindere dalle maggioranze di governo.

Francesco Mattioli


Condividi la notizia:
21 maggio, 2021

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/le-strane-pose-di-milo/