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L'irriverente

Noi a coprifuoco finito

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – C’è l’ora solare (sempre uguale), quella legale (finché Bruxelles non la cambia) e quella del coprifuoco con le lancette ormai dirette all’ora zero. Quando arriverà, come staremo? Speriamo bene quanto basta, perché bene bene sarà difficile.

La pandemia è stata una mano santa per chi, invece di cittadini lavoratori, ci vuole consumatori e il lockdown ha confermato che si può spendere senza andare, trattare, incontrare, parlare. Un touch sul cellulare e via con “l’ordine”, la parola più usata nel mondo globale di Amazon, quello con i cottimisti pedinati dall’algoritmo che ne “ordina” la giornata, come una volta le fruste dei negrieri ai rematori.

Massimo di umanità consentita, l’icona che ride, piange, gioisce, si arrabbia. Immagine standard che cancella l’individualità dei sentimenti.

E per comprare basta poco, ognuno quanto può e gli è consentito, stabilmente o provvisoriamente, dal posto stabile al ministero, dal nero che qua e là si trova o dalla pizza portata in bicicletta, la propria. Altrimenti cassa integrazione o reddito di cittadinanza, come Bill Gates e Mark Zuckerberg, i nuovi padroni del mondo attraverso l’etere, prevedevano già dieci anni fa.

Insomma, nel nostro mondo digitale che si lavori o no, l’importante è che ognuno possa spendere per comprare quello che schiavi sfruttati costruiscono in qualche parte del mondo. Oggi in Cina, mentre l’Africa aspetta e, se non prendiamo coscienza che stiamo comunque spendendo a debito, può darsi anche dalle nostre parti.

Un anno e più ci hanno abituato così, soprattutto i ragazzi in didattica a distanza che dovranno resettarsi per capire che compagni e professori non saranno più realtà virtuale: scoperta non sempre dolce come ogni realtà vera.

Dopo il coprifuoco, si dovrà perciò fare i conti principalmente col lavoro, quello che serve agli altri e a sé perché “nobilita l’uomo”, dopo anni senza scioperi autentici (non tali quelli dei noti supergarantiti) e politici da salotto pensosi certo di diritti civili ma troppo dimentichi di quelli sociali (salute, trasporti, scuola, lavoro appunto).

Saranno conti civili o scontri? E chi credibilmente difenderà dalle ingiustizie? Il governo mette le mani avanti e per meglio controllare la situazione richiama all’ordine i servizi di sicurezza, impegna l’esercito nella lotta al virus, annuncia ultimativamente riforme da fare in pochi mesi se non vogliamo restare senza soldi (quelli raccolti sui mercati dall’Europa).

Intanto, per non farci mancare niente, dalle sacrestie dei tribunali spirano folate di un’aria che poco incoraggia ad aver “fiducia nella giustizia”, visto quel che ne testimoniano importanti vertici di quell’ordine costituzionale, mentre nelle altre sacrestie, quelle originali, alla confusione, alle crisi, alla sfiducia si risponde ampliando spazi e interventi di un tribunale con i laici che giudicano. Così da rischiare di non trovare più neanche un prete per chiacchierar.

Quanto al parlamento, nel quale pochi sono i maestri del diritto e ancor meno gente con esperienza di vita e risultati economici e civili, esso pare contare meno, se, infatti, per otto degli ultimi dieci anni, tra i 945 eletti il capo dello Stato non ne ha trovato uno per guidare il governo.

Quando, tra qualche giorno, torneremo liberi di muoverci troveremo questo scenario.

Consoliamoci però, come sul Titanic. Sarà estate e ci illuderemo ancora per un po’ di essere nel paese di Bengodi, nell’Italia che non campa se non va al ristorante, al cinema, in spiaggia, in palestra e pure nei musei.

Poi?

Renzo Trappolini


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19 maggio, 2021

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