Viterbo – Alvaro Ricci
Viterbo – “La politica da una parte, la legge dall’altra”. Il consigliere comunale Alvaro Ricci (Pd) risponde al sindaco Giovanni Arena sulla questione Enrico Contardo.
Sulla richiesta di convocazione di un consiglio per fare chiarezza, effettuata da sei consiglieri di opposizione, il primo cittadino ha provato a smorzare i toni.
“Se la richiesta arriverà al numero minimo di consiglieri comunali non ci saranno problemi – ha spiegato Arena – anche se non mi sembra che ci siano gli elementi per effettuare un consiglio straordinario. Io, come tutti, sono a conoscenza della vicenda solo tramite i giornali e sinceramente non ho nemmeno capito chi sia l’intercettato. Fare richiesta è nel loro diritto e la mia disponibilità c’è, ma per parlare di cosa? Non siamo un’aula di tribunale“.
Viterbo – Il sindaco Giovanni Arena
La comparsa di Contardo nelle intercettazioni della Dia, sull’indagine che riguarda l’ex sottosegretario della Lega Armando Siri e l’imprenditore siciliano Paolo Arata, preoccupa Ricci che torna sull’argomento e sulle parole del sindaco.
“Non abbiamo intenzione di trasformare il consiglio comunale in un’aula tribunale – ammonisce il consigliere del Pd –. Siamo troppo rispettosi e rispettiamo i ruoli: politica da una parte e legge dall’altra. Non abbiamo chiesto un consiglio straordinario ma un consiglio ordinario in cui il sindaco potrà riferire su questi argomenti che sono di primo livello. Stiamo parlando di un tema che va a intersecarsi sulla questione amministrativa”.
Ricci chiede inoltre di far luce su altri temi.
“Oltre alla questione Contardo il sindaco ci deve altre spiegazioni – conclude il consigliere -. E’ normale che non abbiamo ancora un assessore al Bilancio? E’ normale che da te anni non c’è un appalto sul verde? E’ normale che dopo tre anni non abbiamo ancora un appalto definitivo sulla igiene urbana? Mi auguro che Arena apra il prossimo consiglio comunale su questi argomenti che meritano una risposta politica. Poi se per lui tutto questo è normale vuol dire che noi non abbiamo capito nulla. Infine, se volevamo chiedere consiglio straordinario, non ci sarebbe stato nessun problema: le firme, di certo, non sarebbero mancate”.
Samuele Sansonetti
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