I carabinieri a piazza della Repubblica (immagine di repertorio)
Viterbo – Pusher “multietnico” al Sacrario, spaccia in pieno giorno nascondendo la droga nelle mutande.
Ma non sfugge ai carabinieri del nucleo operativo radiomobile che lo stavano osservando, appostati su un’auto civetta dal parcheggio di piazza dei Caduti mentre, in prossimità dei giardinetti, armeggiava in modo sospetto dietro un albero.
Era il primo pomeriggio del 21 maggio 2018, quando il presunto pusher, un tunisino già fermato l’anno precedente, è stato nuovamente arrestato in flagranza, dopo avere ceduto, secondo l’accusa, marijuana a un quindicenne italiano e a un quarantenne pakistano.
Ier sarebbe dovuto entrare nel vivo il processo per spaccio aggravato davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. Ma il minorenne, che avrebbe dovuto essere sentito come testimone, non si è presentato, per cui è stato disposto l’accompagnamento coattivo per la prossima volta, mentre si è scoperto che il pakistano parla solo la lingua punjabi, per cui andrà risentito con un interprete.
Sono stati in compenso ascoltati uno dei militari che hanno preso parte all’operazione e il connazionale che era con lo straniero, che invece parla italiano.
“Lo abbiamo visto fare qualcosa dietro l’albero, con l’atteggiamento guardingo tipico del pusher, poi appoggiarsi alla palizzata di legno. Quando è arrivato il minore, è tornato all’albero e gli ha portato un involucro in cambio di denaro. Il ragazzo si è spostato poco più in là, ha fatto uno spinello e si è messo subito a fumare. Intanto sono arrivati due pakistani, vestiti con gli abiti tipici del loro paese, delle lunghe tuniche. Uno gli si è avvicinato e lui, stavolta, ha estratto un involucro dalle mutande e glielo ha dato in cambio di denaro”, ha spiegato il maresciallo del nucleo radiomobile.
Scattato il blitz, i carabinieri hanno fermato tutti. “Il tunisino ha provato a darsi alla fuga, ma lo abbiamo bloccato. Negli slip aveva un involucro contenente 0,4 grammi di marijuana e 5 euro in contanti che gli aveva dato il 15enne. Il pakistano, invece, ha tirato fuori dalla tunica un involucro con 1,7 grammi di marijuana”, ha spiegato il testimone.
Il difensore Luigi Mancini ha però fatto notare come, se le cose stanno così, manchino all’appello altri soldi provento della presunta attività di spaccio, quelli della dose ceduta all’orientale.
Un mistero che potrebbe essere svelato alla prossima udienza, fissata per il prossimo 9 novembre, quando, lingua permettendo, sarà sentito il diretto interessato.
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