Latina – È con l’accusa di scambio elettorale politico mafioso che questa mattina a Latina polizia e carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, nei confronti di due persone. Nell’inchiesta sarebbe indagato anche l’europarlamentare della Lega Matteo Adinolfi.
Polizia
Le misure riguarderebbero un imprenditore che opera nel settore dei rifiuti e un suo collaboratore. Per l’accusa, stando a quanto scrive l’Ansa, in occasione delle elezioni amministrative del 2016 a Latina i due, previo pagamento di 45mila euro a membri del clan Di Silvio, avrebbero assicurato l’aggiudicazione di almeno duecento voti al capolista candidato nella lista “Noi con Salvini”, nei quartieri di influenza del clan.
Gli arresti domiciliari sarebbero stati disposti dopo le risultanze acquisite in due diverse indagini eseguite dai carabinieri del reparto territoriale di Aprilia e dagli agenti delle squadre mobili di Latina e Roma, con il supporto e la collaborazione del Servizio centrale operativo della polizia di stato. Le indagini si sarebbero basate anche sulle affermazioni di due collaboratori di giustizia. Stando sempre all’Ansa, uno di questi collaboratori, anche lui indagato in concorso nell’odierno provvedimento, avrebbe fatto da tramite per l’accordo politico mafioso tra il gruppo criminale e l’imprenditore operante nel settore dei rifiuti. Secondo gli inquirenti, il collaboratore avrebbe ricevuto una sorta di investitura da parte dei Di Silvio nel curare i rapporti con la politica della provincia di Latina e in occasione della tornata elettorale del 2016, tramite l’imprenditore, di sostenere la candidatura di un politico della lista “Noi per Salvini”, nonché dell’attacchinaggio dei manifesti relativi al candidato.
Per gli inquirenti, il pagamento dei 45mila euro sarebbe avvenuto in tre tranche all’interno dell’azienda. Sembrerebbe che in base all’accordo illecito nessuno degli appartenenti alla famiglia Di Silvio si sarebbe dovuto presentare nella sede del partito e l’imprenditore avrebbe fatto avere le comunicazioni al clan esclusivamente tramite il pentito. Secondo quanto scrive l’Ansa, l’elezione del politico sarebbe stata per l’imprenditore pontino funzionale alle strategie economiche della sua società per ottenere il monopolio nella gestione dei rifiuti e delle bonifiche nel territorio pontino.
Nell’inchiesta sarebbe indagato anche l’europarlamentare della Lega Matteo Adinolfi. Anche nei suoi confronti l’accusa sarebbe di scambio elettorale politico mafioso. “Vediamo cosa dicono le carte, io ho fiducia nella magistratura, ma io so che non ho fatto nulla”, ha detto all’Adnkronos l’europarlamentare Adinolfi.
La vicenda è stata commentata dal Movimento 5 stelle. “L’intreccio tra politica e mafia è fittissimo e l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma sulle elezioni amministrative per il comune di Latina ne è l’ennesima dimostrazione – si legge sulla pagina Facebook del Movimento al parlamento europeo -. L’accusa di scambio elettorale politico mafioso mossa all’europarlamentare della Lega Matteo Adinolfi è gravissima e va chiarita quanto prima. I tentacoli della criminalità organizzata sulla gestione dei rifiuti non sono nuovi. In attesa di chiarire la vicenda e in attesa degli sviluppi delle indagini, tutte le forze politiche devono prendere le distanze in maniera forte e convinta contro questa grave infiltrazione nella vita politica e democratica della regione Lazio”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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