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Viterbo - Una riflessione sulla vittoria della Nazionale agli Europei

E se non avessimo vinto?

di Renzo Trappolini
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Viterbo – Poropòm, Porompòm, Poropompompompompò! Le tre parole dell’inno nazionale che tutti conoscono a memoria e che domenica notte hanno riunito l’Italia lasciata divisa e rancorosa dai tg. Perché ognuno può interpretarle come vuole e perché Donnarumma, il portiere, non si è fatto fare un gol di troppo.

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini


Dov’è la vittoria? aveva scritto Mameli in quell’inno nascosto da decenni d’internazionalismo di sinistra e avvolto nella gelosia della destra, quando dritta e manca significavano ancora qualcosa. Per esempio, che il bagno in vasca era di destra, mentre la doccia era di sinistra, una bella minestrina di destra e il minestrone sempre di sinistra, come cantava Gaber.

Ma ora che vincere, prevalere sull’altro, perfino battersi e abbattere per non essere abbattuti, sono peccati contro la correttezza buonista – cioè non buona – dov’è la vittoria?

In parlamento, in consiglio comunale, dove ci si insulta di giorno e accorda di notte? Nei tribunali dove è scritto che è la legge a vincere sui soprusi, ma quelli del mestiere testimoniano cose non in sintonia, cioè più o meno come tra i politici?

Dov’è la vittoria in economia, se con un debito più basso i mercati stentavano a prestarci soldi e oggi che siamo oltre i limiti ce ne promettono, sempre a debito, per miliardi ed a tassi migliori? Sconfitto lo spread? Chi canterà davvero vittoria a tempo e luogo: i creditori o i debitori?

Naturale, perciò, inventarsi qualche altra cosa. Ad esempio, una vittoria surrogata, come fosse la nostra di individui e di nazione, di ognuno di noi e dell’Italia. La vittoria attaccata agli scarpini di undici connazionali in calzoncini che rincorrono una palla, la tirano, la imbucano fra tre pali e, come avvenuto, riescono a farla entrare più degli avversari. Ecco dov’è la vittoria. Di loro che sono l’Italia e la nostra che siamo gli italiani.

Comodi, però, noi, davanti alla tv a seguire gli scarpini e il cervello che li porta e pronti a destarci con la vittoria per esultare, abbracciarci, respirarci addosso. Una notte, magicamente immemori e vittoriosi. Chi si contenta gode e chi se ne frega del covid! Ma se non avessimo vinto?

Se Donnarumma non avesse parato e Bonucci segnato? Allora, Porompompò! Ce lo meritiamo.

Renzo Trappolini


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13 luglio, 2021

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