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Sanità - Esposto dell'avvocato Angelo Di Silvio a ministero della Salute, corte dei conti e regione Lazio

“La Asl non risarcisce vittime di malasanità per oltre due milioni di euro”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – “La Asl non paga le vittime di malasanità. Ce ne sono tredici in attesa di un risarcimento che non arriva. Per un ammontare di oltre due milioni e 300mila euro”, spiega l’avvocato Anglo Di Silvio che, a fronte dei mancati indennizzi, il 5 luglio ha presentato un esposto al ministero della salute, alla regione Lazio e alla corte dei conti.

Si tratta di parenti di pazienti deceduti, per lo più figli e vedove, assistiti dal legale, che nell’esposto chiede “accertamenti nei confronti della Asl di Viterbo per accertare se la stessa ha improntato la propria attività e le proprie scelte decisionali ai principi di buona e corretta amministrazione, al rispetto alla vita ed all’integrità fisica nonché al rispetto ed all’ottemperanza ai provvedimenti giudiziari”.

Quattro le sentenze di condanna al pagamento dei danni riportate dal legale, una del 2016, una del 20220 e due del 2021.


Viterbo - Cittadella della salute

La Cittadella della salute, sede della direzione generale della Asl di Viterbo


In particolare, nel 2016 la Asl è stata condannata a risarcire gli eredi di una persona deceduta rispettivamente nella misura di 155mila euro e 260mila euro, oltre alle spese di lite.

Nel 2020, il tribunale di Viterbo ha condannato la Asl di Viterbo a risarcire la figlia in seguito al decesso del padre della somma di euro 50mila euro oltre spese legali.

Altre due condanne sono giunte dal tribunale di Viterbo nel primo semestre del 2021. Una condanna la Asl di a risarcire la moglie ed i figli in seguito al decesso del loro padre rispettivamente alla somma di 110.285,99, 179.666, 179.666, 179.666, 179.666 e 215.470 euro, oltre alle spese legali. L’altra, infine, condanna la Asl di Viterbo a risarcire rispettivamente la moglie ed il figlio della persona deceduta nella misura di 199.698,14 euro ciascuno, oltre alle spese legali.

“Ebbene – si legge nell’esposto dell’avvocato Di Silvio – nessuno dei 4 provvedimenti ad oggi è stato ottemperato dalla Asl di Viterbo, la quale, seppur compulsata, ha formalmente comunicato di non voler dare seguito al pagamento cristallizzato nel pronunce provvisoriamente esecutive, sottraendosi all’esecuzione grazie al blocco dei pignoramenti disposto nel D.L. Rilancio Italia e già prorogato”.

“Al tempo stesso – prosegue il legale – le sentenze sono state anche dalla stessa impugnate, assumendo errato l’accertamento medico disposto in primo grado ed affidato a professionisti nominati dal tribunale che nel contraddittorio delle parti hanno, invece, accertato gravi responsabilità della struttura e dei suoi operatori”.


Angelo Di Silvio

L’avvocato Angelo Di Silvio


“Ad oggi, pertanto, a distanza di anni dai fatti che hanno dato origine alla presente situazione, le famiglie coinvolte e da me rappresentate, nonostante siano finalmente in possesso di un provvedimento giudiziario che riconosce e consacra il grave inadempimento posto in essere dalla struttura sanitaria alla quale si erano affidati i propri cari e nella quale gli stessi hanno, invece, perso la vita, nonostante i soldi spesi per i procedimenti giudiziari, nonostante il grave ed irreparabile lutto subito al quale purtroppo non v’è rimedio, non possono nemmeno ottenere il risarcimento eppure accertato come dovuto”.

“Alla prevedibile replica secondo la quale la Asl sta adottando condotte autorizzate dal nostro ordinamento giuridico, si rileva che quando l’autorità giudiziaria ha riconosciuto una responsabilità a carico di strutture pubbliche, quali le Asl, che si sono rese responsabili di violazioni definitive ed irrimediabili di diritti fondamentali, come appunto il diritto alla vita ed il diritto alla salute, non dovrebbe esitare un attimo a risarcire le famiglie, rendendosi inottemperante ai provvedimenti giudiziari, e tentando di strumentalizzare con appelli defatigatori i mezzi di gravame”.


Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle


“Se mai il pronunciamento di primo grado verrà riformato, la Asl avrà tutti gli strumenti per ottenere la restituzione di quanto pagato. Ma adesso deve dare seguito senza indugio alle pronunce”, prosegue l’esposto.

“Non solo, la mancata ottemperanza così come lo strumentale ed indiscriminato ricorso all’impugnazione potrebbe determinare un ulteriore danno erariale alla struttura che, proprio in ragione di un accertamento medico avvenuto in ambito giudiziario dovrebbe condurre la stessa a tentare una soluzione magari transattiva, che comporterebbe sicuramente un risparmio economico ed eviterebbe il rischio di un ulteriore soccombenza”.

“In ragione di tali circostanze, si vuole portare all’attenzione delle intestate autorità il profondo rammarico, disagio e senso di ingiustizia che i figli, i coniugi ed i parenti tutti di coloro che hanno trovato la morte in seguito ad un errore medico, vivono nel vedersi negare, e procrastinare il risarcimento che è stato, invece, riconosciuto”.

“La Asl in queste situazioni non può e non deve comportarsi come un soggetto privato che tenta di sottrarsi, magari con arguzia, ai propri obblighi risarcitori in quanto la stessa è espressione del medesimo stato che intende tutelare i cittadini, predisponendo gli strumenti a cui ricorrere in tali situazioni. E’ espressione del medesimo stato che dichiara inviolabile il diritto alla salute ed alla vita e che deve prontamente intervenire senza tentennamenti quando questo diritto venga violato o disatteso”.

“Pertanto – conclude il legale – in questa, come in altre occasioni, è evidente che ciò che può essere giuridicamente sostenibile è tuttavia moralmente deplorevole e contrario ai principi cardine della buona amministrazione”.

Silvana Cortignani

 


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10 luglio, 2021

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