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Tribunale - A processo una 63enne in libertà con l'obbligo di curarsi - Secondo lo psichiatra soffre di disturbo delirante

Si sente perseguitata da cognata e vicina, le prende a martellate

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Viterbo – (sil.co.) – Convinta che vogliano farle del male aggredisce a martellate cognata e vicina. Denunciata dalle vittime, le viene concessa la libertà vigilata con l’obbligo di curarsi presso i servizi psichiatrici della Asl.

Soffrirebbe di disturbo delirante. Chi ne soffre, spesso crede che si stia complottando contro di lui, di essere spiato, che si sparli di lui o di essere perseguitato. Può fissarsi con denunce e carte bollate oppure, come in questo caso, ricorrere alla violenza per vendicarsi della persecuzione immaginaria.

Protagonista una 63enne residente in un centro della Bassa Tuscia che tra il 14 e il 16 luglio 2019, nell’arco di 48 ore, si è resa protagonista di una due gravissimi episodi di violenza ai danni delle parti offese, la cognata e una vicina di casa, di 59 e 67 anni. La vicina, a differenza della congiunta, non l’ha perdonata e si è costituita parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia.

La 63enne, difesa dall’avvocato Samuele De Santis, deve rispondere di minacce, lesioni, danneggiamenti e violazione di domicilio al giudice Silvia Mattei che, alla luce della richiesta di rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica, ha nominato un consulente del tribunale per accertare se al momento dei fatti fosse capace di intendere e di volere e se sia socialmente pericolosa. 


Viterbo - Un'aula del tribunale

Un’aula del tribunale di Viterbo


La prima “spedizione” risale al 14 luglio di due anni fa, quando l’imputata si sarebbe introdotta nel giardino di casa della 59enne mediante un arnese contundente, un cosiddetto “maleppeggio”, avventandosi sulla sua auto e mandandone in frantumi i vetri dei finestrini posteriori e del lunotto, scagliandosi quindi contro la vittima, costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso, urlandole “mi hai rovinato la vita, quando avrò finito con la macchina, toccherà a te”, oltre ad altre minacce di morte, rivolte anche al fratello.

Il 16 luglio 2019 è tornata all’attacco, stavolta introducendosi armata di martello nella proprietà della vittima 69enne, cui avrebbe urlato “ti voglio spaccare la testa”, inseguendola con il pesante attrezzo e cercando di colpirla, senza riuscirci solo grazie alla presenza del marito, intervenuto in soccorso della vittima. 


Il parere dello psichiatra

“Il mese successivo, l’imputata è stata ricoverata presso il reparto psichiatrico dell’ospedale di Belcolle per un disturbo di tipo delirante, quindi in cura per un mese presso i servizi psichiatrici territoriali ed è tuttora in terapia. Secondo lei, che avrebbe provato un dolore infinito, la cognata e la vicina le rendevano la vita impossibile“, ha spiegato lo psichiatra illustrando in aula la perizia. 

“C’era una valutazione di seminfermità di mente, con la capacità di volere ben conservata, come dimostrato dalle azioni ‘organizzate’ che ha messo in atto. Per quanto riguarda invece la pericolosità sociale, si può parlare di pericolosità sociale sfumata, grazie alle cure. Motivo per cui è stata disposta la libertà vigilata, anche perché vive un grave isolamento sociale e se dovesse interromperle potrebbero insorgere problemi, ma al momento è ben compensata con la terapia”. 

Sentito il perito, il giudice ha rinviato il processo al 15 dicembre per la discussione e la sentenza.


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1 luglio, 2021

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