Il cimitero di San Martino al Cimino
Viterbo – (sil.co.) – Va al cimitero a portare i fiori, due topi d’auto provano a forzarle la macchina. E’ successo l’11 gennaio 2019 a una cinquantenne a San Martino al Cimino.
Si è salvata grazie al custode che se ne è accorto. Insieme sono corsi verso il parcheggio, dove i banditi li hanno affrontati armati di una spranga di ferro, riuscendo a darsi alla fuga con una Ford Focus station wagon di colore grigio metallizzato.
A processo con l’accusa di tentato furto aggravato sono finiti due pregiudicati viterbesi, sorpresi poco dopo al Bullicame dalla polizia che nel frattempo aveva ricevuto un’altra segnalazione e parte del numero di targa dei ladri sempre da San Martino al Cimino.
La vittima, sentita ieri davanti al giudice Silvia Mattei, ha però detto di non essere in grado di riconoscerli: “Quel giorno non mi ero messa gli occhiali per cui da lontano ho visto solo che erano giovani e robusti. Quando hanno minacciato il custode con la spranga di ferro, mi sono spaventata a morte. Urlavano e ho temuto che volessero ammazzarlo. Allora sono scappata di corsa, tornando dentro al cimitero, mentre accendevo il telefonino, che era spento, per chiamare il 113. La polizia è arrivata subito, ma erano già scappati”. Uno degli imputati, che ridacchiava durante la testimonianza, è stato ammonito dal giudice.
Ad attirare i malviventi sarebbe stato il marsupio del marito: “Lo aveva dimenticato la sera prima sul sedile posteriore, io non lo avevo visto, quando ho tolto tutto dalla macchina. Penso che i ladri volessero quello”.
Viterbo – Il Bullicame
A fronte della doppia segnalazione di topi d’auto a bordo di una Ford Focus station wagon di colore grigio metallizzato è scattata immediatamente la caccia all’uomo. Anzi alla macchina. Prima nella frazione, poi nel capoluogo.
“A San Martino non c’era, per cui abbiamo cominciato a cercare la vettura nei luoghi dove solitamente avvengono questo tipo di furti, tra cui strada Bagni, dove si trova il Bullicame. La mezza targa ci ha aiutati. C’erano due giovani robusti, già noti alle forze dell’ordine per analoghi reati. Indossavano i jeans e i giubbotti, come da descrizione. E sulla vettura c’era un gancio da traino di ferro, che abbiamo posto sequestro. Una delle due segnalazioni diceva che stavano provando a forzare una vettura con un gancio da traino”, ha detto uno degli agenti intervenuti.
Il processo è stato rinviato al 23 marzo 2022 per sentire altri testimoni, tra cui il custode del cimitero che se li sarebbe visti venire incontro armati di spranga. Lo stesso giorno saranno sentiti gli imputati ed è prevista la sentenza.
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