Viterbo – “Cosa vogliamo? Vogliamo tutto e lo vogliamo adesso”. Luca Paolocci di Usb prima scherza, poi va al punto. “Adesso vogliamo l’internalizzazione, cioè l’assunzione a tempo indeterminato da parte del comune degli assistenti educativi e culturali. Abbiamo chiesto al sindaco Giovanni Arena e all’assessora alle politiche sociali Antonella Sberna che hanno già dato la loro disponibilità al confronto”.
Assistenti educativi e culturali, i precari, anzi i precarissimi della scuola. Lavoratori di cooperative che vincono un appalto comunale e vengono messi a lavorare negli istituti. A Viterbo, quelli per conto del comune, negli istituti comprensivi. Nove in tutto. Otto nel capoluogo e uno a Vetralla, il Marconi di piazza Marconi. Venticinque ore a settimana per uno stipendio di 700-800 euro al mese e una condizione lavorativa nella maggior parte dei casi più che chiara. Se la cooperativa per cui lavorano perde l’appalto, rischiano di andare a casa. Licenziati perché non c’è lavoro. Ed è la sorte che hanno sfiorato 16 lavoratori della Gea che però, quest’estate, hanno preso in mano il proprio destino, si sono organizzati e smetto ogni pronostico. In che modo? Vincendo, mantenendo il posto di lavoro e ottenendo contratti a tempo indeterminato. Nonché la certezza di restare dove stanno anche il prossimo anno, quando scadrà l’affidamento temporaneo del servizio disposto dal comune. Adesso chiedono l’assunzione da parte del comune, come sta accadendo a Fiumicino.
Viterbo – Assistenti educativi e culturali – Sindacati in piazza
A rappresentarli il comitato Tuscia in lotta, formato da Usb, Si Cobas e Fronte della gioventù comunista che giovedì scorso stavano sotto la sede dell’ispettorato del lavoro di Viterbo, in via Sabotino, ad attendere l’esito dell’incontro, risoltosi poi con l’accordo citato, con cooperative dirigenti comunali. Nel pomeriggio era previsto anche una riunione in prefettura, successivamente saltata visto il risultato ottenuto in mattinata.
“L’assistente educativo e culturale – spiega Paolocci – svolge un ruolo fondamentale. Si occupa infatti di integrazione e autonomia di bambini e bambine fragili e di ragazzi disabili, garantendo una continuità, anche didattica, che gli insegnanti di sostengo non sempre riescono a mantenere perché capita spesso che cambino di anno in anno. Succede infatti che un ragazzo disabile cambi 4 insegnanti in cinque anni, mantenendo però lo stesso assistente. Quando a luglio la cooperativa Gea, che aveva gestito fino ad allora il servizio, è stata esclusa dall’appalto e poi riammessa dal Tar, gli istituti comprensivi sono rimasti per qualche giorno senza assistenti, con conseguenze a cascata sulle famiglie che si sono trovate in grosse difficoltà”.
Viterbo – Luca Paolocci (Comitato Tuscia in lotta-Usb)
Il servizio, come ha poi detto l’assessora alle politiche sociali Antonella Sberna, riprenderà comunque già da domani. Lo stop, come ha fatto notare Sberna, era dovuto al fatto che la sentenza del Tar era stata trasmessa al comune soltanto venerdì passato. “Come ogni anno il comune garantisce un servizio che abbiamo sempre considerato prioritario e qualificante tanto da aver incrementato le risorse finanziarie a supporto della misura – ha dichiarato Sberna -. Si tratta di un servizio delicato e complesso, che ha visto un aumento di quasi il 40% dei casi in questo inizio anno e che merita tutta la nostra attenzione”.
Nel frattempo, in attesa del nuovo bando di gara del comune che dovrebbe arrivare entro novembre, l’amministrazione di palazzo dei Priori ha temporaneamente affidato a un’altra cooperativa, la Vel, che fa parte del consorzio Mosaico, il servizio di assistenza per oltre 300 ore e fino al 31 dicembre. “L’accordo sottoscritto giovedì mattina – specifica Paolocci – prevede il passaggio a Vel di 11 lavoratori Gea. Gea si è a sua volta impegnata a impiegare 5 lavoratori in altri servizi interni alla cooperativa”. E se a vincere il nuovo appalto comunale sarà di nuovo Gea? “I lavoratori – risponde Paolocci – continueranno comunque a lavorare ritornando in Gea, così come prevede l’articolo 37 del contratto nazionale delle cooperative. Per questo era fondamentale siglare un accordo che prevedesse la sottoscrizione di contratti di lavoro a tempo indeterminato”.
“Un andirivieni di lavoratori da una cooperativa all’altra – fa poi notare Elisa Bianchini di Usb – che testimonia anche il fallimento del sistema degli appalti. E anche per questa ragione, assieme al ruolo fondamentale che svolgono nelle scuole pubbliche, chiediamo che i lavoratori siano internalizzati. Tutti”.
Viterbo – Elisa Bianchini (Comitato Tuscia in lotta-Usb)
Gli assistenti che lavorano negli istituti comprensivi del comune di Viterbo sono in tutto 16. Stanno al Carmine, alla Fantappie, all’Egidi, all’Ellera, alla Tecchi, alla Canevari, alla Vanni, a Grotte santo Stefano e a Vetralla. I bambini coinvolti sono invece 143.
“Sono bambini e bambine con disabilità e fragilità di vari tipo – racconta Bianchini -. Autismo, disabilità fisiche, disagio cognitivo. E dietro a loro ci sono famiglie e relazioni sociali che investono molto su questo tipo di servizio. Gli assistenti si occupano di integrazione e autonomia, coinvolgendo le famiglie e garantendo una continuità fondamentale, e per molti aspetti decisiva, per la crescita del ragazzo. Il tutto attraverso metodi personalizzati basati sulla diversità dell’utente e la propria esperienza formativa, spesso ventennale”.
Per diventare assistente educativo e culturale serve la laurea in scienze dell’educazione oppure psicologia. C’è anche un corso per Operatore educativo per l’autonomia e la comunicazione (Oepac) che prevede oltre 200 ore di formazione. Una volta terminato il percorso, gli assistenti finiscono di solito col lavorare con le cooperative, in particolar modo con quelle che vincono gli appalti comunali.
Viterbo – Assistenti educativi e culturali in piazza
“I lavoratori – spiega Bianchini – firmano con la cooperativa contratti a tempo determinato o indeterminato, guadagnando, per 25 ore di lavoro settimanali, 7-800 euro netti al mese, per circa 8 mila euro annui. L’età media oscilla tra i 30 e i 50 anni. Sono padri e madri che per andare avanti devono fare un altro lavoro nel pomeriggio oppure trovare lavoro in uno degli altri servizi offerti dalla cooperativa”.
Una vittoria sindacale, con l’assessora Sberna intervenuta subito e il comune disposto a discutere sulle internalizzazioni. “E c’è già il precedente di Fiumicino – fa notare Paolocci – dove quest’anno è stato avviato il percorso di internalizzazione degli assistenti che dovrebbe passare attraverso un concorso pubblico che garantisca comunque un certo numero di posti riservati da chi lavora già da anni nelle scuole”.
“Un risultato, quello ottenuto giovedì – conclude infine Elisa Bianchini – arrivato al termine di una battaglia sindacale che ha visto i lavoratori scegliere l’unità piuttosto che la divisione, e il conflitto come metodo di confronto”.
Daniele Camilli
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