In tribunale la testimonianza del carabiniere che ha raccolto la segnalazione da parte di uno degli stessi imputati
Viterbo – Bimbo ripreso mentre un orso di peluche gioca coi suoi genitali, assolti con formula piena due fratelli sessantenni accusati di pedopornografia. Nel giorno della sentenza si scoperto che è stato uno di loro a recarsi in caserma, mettendo nei guai sé e il congiunto. Del video sospetto si era accorto Facebook. “Riprese goliardiche, per farsi una risata”, secondo i difensori.
“Immagini esplicitamente pedopornografiche”, per il pm Chiara Capezzuto , che ha chiesto due condanne a un anno e a un anno e mezzo più duemila euro di multa ciascuno, con la concessione delle attenuanti “per l’incensuratezza e l’unicità della condotta” degli imputati.
“Niente di pedopornografico, guardando il video si evince l’aspetto ludico, si vede che è stato girato grossolanamente, per farsi una risata. Dura circa 14 secondi, ma in realtà si tratta della stessa ripresa di cinque secondi ripetuta tre volte”, hanno detto i difensori, chiedendo l’assoluzione.
Fratelli assolti dall’accusa i pedopornografia (foto generica)
I fatti risalgono all’autunno di cinque anni fa, quando uno degli imputati ha inviato su WhatsApp il video, definito “goliardico” dalle difese, al congiunto che, “ingenuamente” sempre secondo i legali, lo ha condiviso su Facebook vedendosi bloccare il profilo per sospetta attività illecita.
Era il 17 novembre 2016 quando l’uomo, preoccupato per la “reazione” del social network, è andato a raccontare l’accaduto ai carabinieri di Roma Prima Porta, facendo scattare le indagini nei confronti di entrambi.
“Nel video si vede un bambino di 1-2 anni dall’espressione divertita, che sta seduto con davanti un peluche che si muove, rivolto verso le sue parti intime. Poi il peluche viene tolto e si scopre che il piccolo, contrariato per la fine del gioco, è nudo con il pene eretto”, i particolari emersi durante l’interrogatorio del militare da parte della pm Chiara Capezzuto.
Immediatamente la procura della repubblica di Roma ha disposto due perquisizione contestuali nelle abitazioni degli indagati, dove sono stati sequestrati computer e cellulari, senza trovare traccia della presunta pubblicazione del video sul profilo social bloccato, ma solo sulla cartella “sent” di uno degli smartphone.
“Non ci sono riscontri che sia stato condiviso, né su Faceook, né sul cellulare dove potrebbe essere stato copiato nella cartella ‘sent’ non per essere inviato, ma per fare altre operazioni”, hanno detto i difensori.
E ancora: “Mancano condotte sessualmente esplicite, non è un video lascivo, non emerge lo scopo sessuale. Non è un video pedopornografico. Manca l’elemento oggettivo del reato”.
Dopo una breve camera di consiglio, il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini ha assolto “perché il fatto non sussiste” entrambi i fratelli in primo grado. Uno solo era presente in aula alla lettura della sentenza.
Silvana Cortignani
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