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Tribunale - E' accusato di maltrattamenti e violenza sessuale - Contestata all'imputato l'aggravante del "rapporto di coniugio"

Si punta la pistola alla bocca, guardia giurata minaccia la moglie di fare una strage familiare

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Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


Viterbo – (sil.co.) – Pistola alla bocca, guardia giurata minaccia la moglie di fare una strage familiare: “Se mi lasci ti ammazzo, poi mi sparo”.

E’ stato uno degli episodi più drammatici che hanno costellato gli ultimi tempi di una relazione durata dieci anni, otto dei quali di matrimonio, di una coppia con tre figli, due femmine in tenera età più un maschio adolescente, nato da una precedente relazione della donna, che nell’agosto 2017 ha denunciato l’uomo, difeso dall’avvocato Giovanni Labate, accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravati.

L’imputato, nel frattempo, è stato privato dell’arma in seguito alla denuncia della ex, rischiando anche di perdere il posto di lavoro. Il processo è entrato nel vivo lo scorso 2 febbraio con la testimonianza della vittima. Sarebbe dovuto riprendere martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, ma a causa della presenza di un giudice onorario nella terna giudicante è stato rinviato al prossimo 19 ottobre. 

All’uomo viene infatti contestata la circostanza aggravante (di cui all’art. 577 c.p.) della violenza sessuale commessa in ambito matrimoniale, valida anche in caso di separazione, ovvero la cosiddetta “aggravante del rapporto di coniugio” prevista anche per il reato di omicidio. Nello specifico il massimo della pena sale a dieci anni, con la conseguenza che l’imputato ha diritto di essere giudicato da un collegio composto da tre giudici togati.


Viterbo - Giovanni Labate

Il difensore Giovanni Labate


“Se mi lasci ti ammazzo poi mi sparo”

Tutto sarebbe nato dai tradimenti dell’imputato che, a più riprese, tra il 2012 e il 2017, avrebbe avuto una relazione extraconiugale con una donna della stessa cerchia di amici frequentata dalla coppia.

L’ex moglie, dicendo di essere stata spesso ingiuriata e presa anche a calci dal marito nel corso degli anni, ha raccontato di come la situazione tra loro sia precipitata una sera di maggio di quattro anni fa, quando sarebbe stata picchiata selvaggiamente dal marito per futili motivi. 

Non avrebbe denunciato prima per paura: “Lui ha un’arma, è vigilante, ci giocava a parole, me la mostrava a mo’ di minaccia, se lo avessi lasciato. Apriva anche la finestra e diceva che si sarebbe buttato di sotto”, ha spiegato in aula lo scorso 2 febbraio.

Il 28 luglio 2017 l’avrebbe chiusa a chiave in camera, puntandosi la pistola alla bocca, dicendo “se mi lasci ti ammazzo, poi mi sparo”.

“Coi bambini di là – ha detto la vittima – poi si è tirato giù i pantaloni e ha fatto quello che voleva fare, mentre io stavo zitta per paura che prendesse l’arma che aveva rimesso carica nell’armadio”. 


L’aggravante del “rapporto di coniugio”

Il principio che ispira la normativa è che il rapporto coniugale implica, oltre ai doveri sanciti dal codice civile, anche gli obblighi di rispetto della persona, della sua dignità, del suo onore e della libertà, funzionali all’impegno del matrimonio. 

La violenza domestica, verbale, fisica e sessuale che si esercita contro le donne in alcune coppie di coniugi quindi, come ribadito dalla cassazione, contraddice la natura stessa dell’unione coniugale. Purché non sia intervenuta sentenza di divorzio.


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21 settembre, 2021

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