Il Cairo – Prima udienza lampo in tribunale per Patrick Zaki, lo studente egiziano arrestato nel febbraio del 2020 al Cairo con le accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie e propaganda per il terrorismo.
Patrick Zaki
Comparso questa mattina di fronte alla corte di Mansura, in Egitto, Zaki è rimasto in aula – ammanettato nella gabbia degli imputati -, poco più di cinque minuti, il tempo della durata totale dell’udienza. Come riferisce l’Ansa, il 30enne ha preso la parola lamentando in sostanza di essere stato detenuto oltre il periodo legalmente ammesso per i reati minori di cui è accusato adesso, ovvero “diffusione, in patria e all’estero, di notizie false contro lo stato egiziano”. L’unico atto di accusa noto fino a questo momento è un articolo scritto nel 2019 per la rivista on line Darraj, in cui Patrick parla della discriminazione subita da un militare di religione cristiano copta morto nel Sinai, dove lo Stato egiziano conduce da anni quella che definisce una “campagna anti-terrorismo”: per lui, nessun onore né nessuna sepoltura di Stato, sottolinea il ragazzo, lui stesso figlio di una famiglia copta osservante. Di queste parole Patrick deve rispondere a una corte di emergenza che si occupa di terrorismo, in base agli articolo 80D e 102 bis del codice penale egiziano.
Il 30enne ricercatore e attivista rischia una multa o una pena fino a cinque anni di carcere, prevede Amnesty International. Trattandosi di una corte della Sicurezza dello Stato per i reati minori, la sentenza sarà inappellabile. Come avvenuto in tutte le udienze per il rinnovo della custodia cautelare, è data per certa al presenza a Mansura di un rappresentante diplomatico italiano nell’ambito di un monitoraggio processuale Ue.
Il processo è stato aggiornato al 28 settembre: fino a quella data Zaki resta in carcere.
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