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Taranto - L'operazione condotta da guardia costiera, Asl, questura, finanza, carabinieri e polizia locale - Il commercio dei molluschi avrebbe generato 100mila euro di guadagni

Allevamenti di cozze irregolari, sequestrate 45 tonnellate di materiale

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Guardia costiera

Guardia costiera

Taranto – Imponente operazione della guardia costiera, che ieri mattina ha sequestrato 45 tonnellate di materiale utilizzato per l’allevamento irregolare di cozze nel mare di Taranto, per un profitto previsto di circa 100mila euro.

L’operazione, denominata Oro di Taranto, ha visto operare al fianco della guardia costiera anche Asl di Taranto, questura, guardia di finanza, carabinieri e polizia locale. La collaborazione, spiega la nota della guardia costiera, ha permesso di “bonificare un vastissimo specchio acqueo del primo Seno del mar Piccolo di Taranto da impianti abusivi di mitili”.

Gli allevamenti si trovavano “in corrispondenza di aree marittime che non possono essere assentite in concessione, per aspetti di sicurezza della navigazione e di natura sanitaria”. L’area bonificata è “delle dimensioni di oltre 50mila metri quadrati” e “risultava invasa da innumerevoli filari irregolari, impiegati per la coltivazione illegale delle cozze”.

“Le operazioni – continua la nota della guardia costiera – si sono concluse con il sequestro di 45 tonnellate complessive stimate di materiale (tra semi di mitile, cordame e galleggianti) utilizzato per la realizzazione per l’attività illecita, 22 delle quali di prodotto ittico, che si stima avrebbe consentito, una volta raggiunta la taglia di commercializzazione, di immettere sul mercato almeno 100 tonnellate di cozze, con un illecito guadagno (per la sola vendita all’ingrosso) di almeno 100mila euro”.

L’attività organizzata dalla guardia costiera era “sia finalizzata alla tutela della salute dei consumatori, prevenendo l’illecita immissione sul mercato di un prodotto non certificato per il consumo umano, sia volta a tutelare la filiera corretta del settore, composta da operatori della storica miticoltura tarantina rispettosi delle norme e che si trovano a subire una concorrenza oltremodo sleale”.

Gli impianti rimossi risultavano anche “privi di qualsiasi forma di segnalamento e concretamente pericolosi per le unità navali in transito, specie se di piccole dimensioni”.

Vista la complessità delle operazioni, la guardia Costiera ha deciso d’inviare a Taranto anche la nave Dattilo, solitamente utilizzata nelle missioni d’altura a lungo raggio. Il personale della nave è intervenuto insieme ai sommozzatori del nucleo di San Benedetto del Tronto.


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19 ottobre, 2021

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