Viterbo – (sil.co.) – Bonifici dall’estero sui conti correnti di una banca di Orte, ma era una truffa. Anzi il temutissimo “phishing”. Vittime un austriaco, un argentino e un olandese. Imputati quattro nigeriani. Ma non è stato possibile dimostrare chi abbia architettato la cosiddetta “truffa nigeriana” (ironia della sorte) per cui i quattro, tre uomini e una donna, tutti originari del paese dell’Africa occidentale, sono finiti a processo per ricettazione.
Si sa solo che nel 2013, a Orte, hanno prelevato da conti correnti a loro intestati presso due istituti di credito somme in contanti per migliaia di euro ritenuti di provenienza illecita.
– Bonifici truffa da Oltralpe e oltreoceano
Ieri il pubblico ministero ha chiesto che uno di loro venisse condannato a un anno e 9 mesi e tremila euro di multa e gli altri tre a 9 mesi di reclusione e 250 euro di multa. Ma i difensori Walter Pella e Giuliano Migliorati hanno fatto notare come non sia emersa la prova che i propri assistiti si siano resi colpevoli di ricettazione e le indagini preliminari non abbiano mai accertato gli autori del reato presupposto, che nella fattispecie sarebbe la truffa. Motivo per cui il giudice ha assolto tutti e quattro gli imputati.
L’avvocato Walter Pella
La vicenda
Da Orte riuscivano a farsi accreditare soldi sul conto da Oltralpe e perfino da oltreoceano. Ma dopo essere riusciti a incassare a tempo di record un primo bonifico da 970 euro, proveniente dall’Austria, si sono visti congelare i successivi, dagli importi ben più consistenti. “Pari a 4.800, 8.900 e 9.500 euro – ha spiegato un funzionario dell’istituto di credito di Orte all’udienza del 19 marzo 2017 – ma noi nel frattempo avevamo già ricevuto la richiesta di restituzione del primo bonifico dalla banca estera della vittima, arrivata nel giro di un paio di giorni, per cui abbiamo congelato i successivi e informato i carabinieri non appena sono giunte le successive richieste di restituzione del denaro, tutte dall’estero”.
Tutto è partito dall’apertura scaglionata di quattro conti correnti da parte degli imputati, normalmente movimentati per alcuni mesi, fino al 3 settembre 2013. “Gli intestatari vi avevano versato somme modeste, al massimo 1.300 euro, facendo versamenti e prelievi nella norma. Niente di strano, insomma. Poi quel primo bonifico e nel giro di pochi giorni gli altri, più corposi. Ma l’allarme è scattato immediatamente e la truffa è riuscita solo in un caso”.
L’avvocato Giuliano Migliorati
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