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Viterbo - Teresa Pianella (Ruffini) durante la protesta degli studenti contro gli orari scaglionati e i trasporti

“Una circolare decide se avremo diritto a una vita fuori da scuola…”

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Viterbo – Studenti in piazza ieri a Viterbo per protestare contro gli ingressi scaglionati a scuola e gli orari dei mezzi di trasporto. Al termine del corteo, che ha attraversato parte del centro storico, una rappresentanza è salita in prefettura per un confronto con il prefetto Giovanni Bruno. “Finalmente ci ha ascoltati – riporta Bianca Piergentili, rappresentate d’istituto del Buratti -. Abbiamo chiesto una rimodulazioni degli orari perché siamo stanchi: questa scuola ci sta limitando nelle nostre vite private. Il prefetto ci ha assicurato che la prossima settimana convocherà una riunione che ci vedrà partecipi insieme ai vertice delle società dei trasporti”.


Teresa Pianella

Teresa Pianella


Tra gli organizzatori della manifestazione, a cui hanno partecipato centinaia di studenti da tutta la Tuscia, anche Teresa Pianella, rappresentante del Ruffini. Il suo intervento in piazza.

“Oggi sono in piazza, come tutti voi, perché nelle ultime settimane sto vivendo dei disagi che non riesco più a sopportare. Dall’inizio della scuola siamo costretti a dei turni che cambiano ogni una o due settimane e che decretano, con una circolare, se per quel determinato periodo di tempo avremo diritto a una vita fuori dalla scuola o meno. Se riusciremo a tornare a casa in un orario decente, così da avere una o due ore di pausa prima di dover tornare sui libri. Se riusciremo a mangiare seduti a tavola con un piatto di pasta, piuttosto che in una stanza con altre venti persone e un panino. Se riusciremo a trovare il tempo per il nostro sport o per i nostri hobby o meno.

Dall’inizio della scuola, viviamo questi disagi e nessuno ci sente. Nessuno ci ascolta, se non quando minacciamo di portare in piazza tutte le scuole della provincia, come abbiamo fatto. Nessuno ci prende sul serio. E lo dimostrano le risposte che ci hanno dato, come quella arrivata ai ragazzi e alle ragazze del Midossi, che quando hanno scioperato, una decina di giorni fa, si sono sentiti rispondere dalla Cotral che “la situazione impone a tutti qualche piccolo sacrificio”. Piccoli sacrifici?! Come se quelli che ci portano in piazza, oggi, che portano in piazza 500/1000 studenti fossero solo piccoli sacrifici.

Come se fossimo dei bambini che fanno i capricci. Ma i nostri non sono capricci. Non sono capricci quelli degli studenti che negli ultimi mesi hanno portato, in alcune scuole, a un aumento quasi del 50% degli interventi degli psicologi rispetto all’anno scorso. Non sono capricci quelli di un minore su quattro, che è considerato a rischio di dispersione scolastica. Non sono capricci quelli delle famiglie, che spesso sono costrette ad accompagnare e venire a riprendere i propri figli a scuola perché gli orari di ingresso e di uscita non sono adeguati ai mezzi. Non sono capricci quelli di tutti gli studenti e le studentesse che hanno rinunciato alle proprie passioni, al proprio sport, alla propria carriera agonistica in alcune occasioni, alle proprie amicizie, o al proprio meritato riposo.

No, le nostre pretese non sono i capricci di chi vuole uscire a divertirsi la sera anziché studiare, o di chi vuole passare un paio di ore in più sul divano, o di chi non vuole aspettare un po’ di più l’autobus. Sono le pretese di una generazione di studenti che è da due anni che viene messa da parte, e che adesso vede a rischio anche la propria vita privata. Dopo due anni di prese in giro, di decisioni prese senza essere coinvolti, di misure che vengono prese solo per tamponare la situazione e per distogliere l’attenzione dai problemi strutturali della nostra scuola, non accetteremo anche questo. Non accetteremo che si faccia finta di risolvere problemi grandi, che esistono da anni e che da anni vengono ignorati, con delle soluzioni che non riescono neanche a nasconderli.



L’edilizia scolastica, i trasporti, le classi pollaio. Sono questi i problemi che portano oggi alle situazioni di difficoltà che viviamo con il covid. Le classi troppo strette per trenta studenti, il distanziamento impossibile da mantenere in quei corridoi troppo stretti per scuole che ospitano più di 1000 studenti, i trasporti spesso troppo pieni o inaffidabili per spostare tutti gli studenti pendolari che ne hanno bisogno.

Sono tutti problemi che esistono da anni, e che ora mostrano le conseguenze di una politica che da altrettanti anni li ignora, considerando la scuola come un ambito dove non investire, che non crea profitto. Questi problemi ora vengono a presentarci il conto, e pensare di rimediare ad anni di inefficienza con gli orari scaglionati è una presa in giro che noi non vogliamo accettare. Non vogliamo essere noi, per l’ennesima volta, a dover subire le conseguenze delle generazioni più grandi. Pretendiamo e abbiamo diritto a una riflessione seria sul perché si è arrivati a questa situazione, e di una proposta che non ci metta da parte come al solito, che ci consulti e che tenga conto anche delle nostre necessità. Delle necessità degli studenti.

Perché spesso sembra che ce lo dimentichiamo, ma la scuola esiste per gli studenti, non a discapito degli studenti. Ma che scuola è quella che costringe i propri studenti a tornare a casa alle 17, alle 18? Che scuola è quella che costringe le famiglie a portare i propri figli ogni giorno da casa a scuola e viceversa? Che scuola è quella che impedisce ai giovani di avere una vita al di fuori dello studio? Che scuola è quella che crea disagi psicologici? Che scuola è quella che discrimina gli studenti, penalizzando chi viene da fuori?

Non bastava tutto ciò che già da tempo mette a rischio il diritto allo studio, dai costi dei libri e dei trasporti alle disparità tra tecnici e professionali e licei, dalle difficoltà che l’attuale didattica crea in alcuni studenti che vengono lasciati indietro alle scarse prospettive lavorative. Ora si è aggiunta un’ulteriore difficoltà per gli studenti, un’ulteriore ostacolo da superare se si vuole studiare. Un piccolo sacrificio da fare: rinunciare ad essere ragazzi, per essere solo studenti. Ma noi non siamo solo studenti!



Per questo oggi siamo in piazza: per ricordare che oltre alle nostre pagelle, alle nostre assenze, ai nostri voti e ai nostri crediti dietro a queste persone c’è di più. Siamo ragazzi e abbiamo il diritto di non sacrificare la nostra adolescenza per delle decisioni che voi avete preso, senza minimamente consultarci. Ci sono persone che forse amerebbero andare a scuola, se questa non tentasse, a causa vostra, di metterci i bastoni tra le ruote in mille modi.

Dunque, ascoltateci, perché la nostra opinione è indispensabile. Perché abbiamo tanto da dire e pochi disposti a prenderci in considerazione. Ascoltateci, perché non potete andare avanti senza prenderci in considerazione, e questa piazza ne è la dimostrazione. Questi orari scaglionati non vanno bene. Non risolvono né i problemi strutturali che esistono da anni, come gli spazi scolastici inadeguati, le classi troppo numerose, i trasporti inefficienti, né riescono a risolvere i problemi che appaiono più urgenti.
Molti autobus restano affollati quanto prima, molti studenti che entrano alle 9,40 la mattina sono costretti a prendere lo stesso mezzo di chi entra alle 8, gli ingressi e le uscite restano luoghi di assembramento comunque, con o senza orari scaglionati.

Se si vuole risolvere il problema c’è bisogno di un investimento serio nei mezzi e di una riformulazione degli spazi scolastici. Altrimenti, non si sta cercando di risolvere il problema. Ci si sta prendendo in giro. E noi siamo stanchi di essere presi in giro. Siamo stanchi di vedere che ci si prende gioco delle nostre vite. Siamo stanchi di essere considerati solo alunni, perché noi non siamo solo studenti!”.


Articoli: “Anche dal Liceo Santa Rosa no ai doppi turni” – Gli studenti: “In cinquecento in piazza per dire che questo orario ci ammazza” – Teresa Pianella: “In piazza e poi dal prefetto, pretendiamo l’eliminazione degli orari scaglionati” – Doppi turni di ingresso e di uscita a scuola, è protesta


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23 ottobre, 2021

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