Viterbo – (sil.co.) – Dopo la separazione si rifà una vita con una nuova compagna, ma la ex moglie gli impedisce di vedere regolarmente la figlioletta di cui hanno l’affidamento congiunto. E quando l’uomo decide di risposarsi, la donna, finita per questo sotto processo, avrebbe fatto di tutto perché la bambina non partecipasse all’evento. Fatto sta che la piccola sarebbe riuscita a prendervi parte solo all’ultimo momento, grazie a una telefonata fatta la sera prima della cerimonia alla nonna paterna, supplicandola di passare a prenderla perché lei voleva esserci.
Tribunale
Vittima un 45enne del capoluogo, difeso dall’avvocato Paolo Casini, che si è costituito parte civile al processo contro la ex moglie. E’ stato il primo ad essere sentito dal giudice Francesco Rigato cui ha raccontato le traversie vissute con la figlia, nel frattempo adolescente.
“L’affidamento congiunto risale al 2011 e lei ha sempre tentato di ostacolare gli incontri stabiliti dal giudice – ha spiegato – ma la situazione è precipitata nel 2018, quando la mia ex moglie ha saputo che io e la mia compagna, dalla quale nel frattempo avevo avuto una bambina, ci saremmo sposati”, ha spiegato, narrando le sue vicissitudini di padre.
“Quando andavo a prendere mia figlia a casa sua non la faceva scendere, né rispondeva al telefono o al citofono. Quando andavo all’uscita di scuola, mi dicevano che era passata a prenderla la madre un quarto d’ora prima della campanella”, ha proseguito.
“A un mese dal matrimonio, non sono proprio più riuscito a vedere mia figlia, che pure era andata a scegliere l’abito da sposa con la mia compagna, insieme alla sorellina e alla nonna, che a entrambe le bambine aveva comprato un abito apposta per la cerimonia. Ho saputo che mia figlia voleva venire la sera prima, quando ha chiamato mia madre per chiederle se poteva passare a prenderla”.
A Natale del 2018, oltre sette anni dopo la separazione, la tensione tra gli ex coniugi avrebbe raggiunto il culmine: “Il 27 dicembre – ha spiegato in aula la parte offesa – mia figlia non ha potuto scartare i regali della famiglia paterna, perché la madre glielo ha impedito”.
Ma il trascorrere del tempo, anche in questo caso, sembra essere la miglior medicina. Alla domanda del giudice se la situazione oggi sia cambiata, il 46enne ha risposto: “Le cose non sono mai migliorate, ma mia figlia sta crescendo e conta di più il suo pensiero. Così la scorsa estate è stata in vacanza con me, mia moglie, la sorella, il fratellino e i nonni, per oltre un mese invece che per 15 giorni, perchè lei lo voleva”.
Il processo riprenderà il prossimo 17 marzo quando saranno sentiti due testi della difesa e la versione dell’imputata.
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