Domenico Lucano
Riace – “Nemmeno a un mafioso”. Così Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, commenta la condanna di 13 anni e due mesi di reclusione sui presunti illeciti nella gestione dei migranti.
“Oggi sono morto dentro. Non c’è più giustizia” ha aggiunto. “Questa è una vicenda inaudita. Sarò macchiato per sempre per colpe che non ho commesso. Mi aspettavo un’assoluzione”.
La sentenza di primo grado condanna Lucano a quasi il doppio degli anni di reclusione che erano stati chiesti dalla pubblica accusa (7 anni e 11 mesi) e alla restituzione di 500mila euro per i finanziamenti ricevuti dall’Unione Europea e dal Governo.
“Non ho parole, non me l’aspettavo” è la reazione di Mimmo Lucano. Poi lo sfogo: “Io non voglio disturbare più nessuno, mi ritiro da tutto, non mi importa più, voglio solo evitare dispiaceri ai miei familiari e ai miei amici, se devo morire, non c’è problema. Io sono morto dentro oggi. Non c’è pietà, non c’è giustizia”. Poi Lucano aggiunge: “Ribaltano completamente la realtà, la distruggono. Quando sono tornato dalle misure cautelari, perché mi avevano sospeso da sindaco e cacciato da Riace, i rifugiati mi aspettavano. Adesso Riace è finita”
I reati contestati al processo dalla procura di Locri erano di associazione per delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lucano, noto per le politiche di accoglienza dei migranti che lo avevano reso famoso in tutto il mondo, era stato arrestato il 2 settembre 2016 nell’ambito di un’inchiesta della guardia di finanza in merito a presunte irregolarità nella gestione del sistema d’accoglienza dei migranti. Nell’ottobre del 2018 Lucano fu anche posto agli arresti domiciliari dalle fiamme gialle con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e dopo il periodo di detenzione fu applicato nei suoi confronti il divieto di dimora a Riace, poi revocato dal tribunale di Locri nel settembre del 2019.
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