Viterbo – (sil.co.) – Una tombola scaraventata a terra la vigilia della Befana è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
“Mi ha costretta alla quinta gravidanza, minacciando di uccidere mia figlia di 14 anni”. E’ è la drammatica testimonianza in aula di una 36enne d’origine albanese residente in un centro dei Cimini, madre di cinque figli, due femmine nate da un precedente matrimonio e tre nati tra il 2014 e il 2018 dalla relazione con un 32enne egiziano, finito a processo per maltrattamenti in famiglia davanti al giudice Elisabetta Massini.
L’uomo, denunciato tre volte dalla presunta vittima, alla polizia e ai carabinieri, è stato allontanato dalla casa familiare il 5 gennaio 2019 quando, alla vigilia della Befana, avrebbe scaraventato per terra la tombola appena comprata dalla compagna, avventandosi su di lei per l’ennesima volta a calci e pugni.
La donna, soccorsa da 118 e squadra mobile, ha riportato una prognosi di 25 giorni. Ciononostante non si è costituita parte civile al processo contro l’ex.
Viterbo – Un’aula del tribunale
“Voleva lo scontrino di qualunque cosa io comprassi, perché diceva che spendevo troppo e non voleva che usassi i soldi per le figlie maggiori, ma solo per i nostri. ‘Se spendi un centesimo per i miei figli, voglio vedere lo scontrino’, mi diceva. Il 5 gennaio di due anni fa se l’è presa con me per la tombola, credeva l’avessi comprata per le mie figlie maggiori, invece era oltretutto un regalo “, ha spiegato la 36enne.
La donna ha “collezionato” decine di messaggi vocali WhatsApp, pieni di minacce, che l’accusa ha chiesto di acquisire agli atti. Tutti del tipo: “Vengo a casa e ti ammazzo, “Tu devi lavorare solo per i miei figli”, “Non me ne frega un cazzo di quella puttana (riferito alla figlia 14enne, ndr)” e via discorrendo.
Tra loro un colpo di fulmine. “Ero follemente innamorata di lui, ma già quando sono rimasta incinta della nostra prima figlia ha cominciato a mostrare la sua indole violenta e a comportarsi male verso le mie altre due. Poi è arrivato il secondo figlio, ben accetto anche se non era programmato. Quando sono rimasta incinta della terza, dovendo fare un quinto cesareo e avendo due bambini di pochi anni, un’altra alle elementari e la più grande alle medie, avrei optato per l’interruzione di gravidanza, per motivi di salute. Ma lui mi ha detto ‘se abortisci mio figlio, io ammazzo la tua’, riferendosi alla più grande, che era adolescente”.
“Di notte andava a dormire in un’altra stanza, perché il via vai coi bambini gli dava fastidio, per cui era tutto sulle mie spalle. La notte i figli, poi la mattina dovevo alzarmi all’alba per andare a caricare e scaricare la merce perché lui non ha la patente e quindi stare con lui in negozio tutta la giornata. In più mi rinfacciava i soldi spesi per le figlie maggiori, che in realtà sono sempre state mantenute dal padre. A un certo punto le ho dovute mandare a stare col genitore, perché ero preoccupata per loro”, ha proseguito la donna, che dopo l’allontanamento ha riunito la famiglia.
Il giudice Elisabetta Massini
“Siamo io e i miei cinque figli. Grazie all’aiuto dei servizi sociali, cui sono stati affidati dal tribunale per i minori, anche se sono collocati da me, abbiamo una casa popolare dove stare, io corro tanto, mi do da fare come meglio posso tutto il giorno, ma riusciamo ad andare avanti uniti e a stare tutti insieme serenamente”, ha spiegato, dicendo che il primo marito provvede alle figlie più grandi, mentre il secondo contribuisce quando e come può e che è lei stessa a garantire incontri regolari con i tre figli avuti da lui, accompagnandoli in auto, visto che l’imputato si è trasferito in un altro paese ed è tuttora senza patente.
Ha soltanto un cruccio, anzi una paura: “Il mio ex dice che vorrebbe tornare a vivere in Egitto e portare con sé il figlio maschio. Meno male che i bambini sono affidati ai servizi sociali, non perché io gli darei il permesso, non lo farei mai, ma così mi sento più protetta e al sicuro”, ha concluso.
Il processo riprenderà il prossimo 19 maggio.
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