Roma – Il governo sta lavorando all’argamento delle capienze per teatri, cinema, musei, stadi e locali notturni. Il consiglio dei ministri sul tema è previsto per le 17 di oggi pomeriggio.
Roma – Palazzo Chigi
Le misure avranno validità solo in zona bianca, fermo restando l’obbligatorietà del Green pass e dell’uso della mascherina. Il decreto va dunque nell’ottica di graduale riapertura delle varie attività che l’esecutivo sta portando avanti da maggio.
Il governo segue le indicazioni fornite dal Comitato tecnico scientifico, che ha dato parere favorevole a procedere a un allargamento della capienza fino a un massimo del 75 per cento per gli stadi all’aperto e del 50 per cento per gli impianti al chiuso. Per quanto riguarda invece cinema, teatri e sale da concerto, il Cts ha suggerito una capienza massima dell’80 per cento al chiuso e del 100 per cento all’aperto. Dovrebbero invece meno tutte le limitazioni per i musei, a patto però che vengano gestiti i flussi di visitatori per mantenere il distanziamento durante tutta la permanenza.
Ma il vero nodo che il premier Draghi dovrà sciogliere è quello sulle discoteche, dove si registra una forte divisione tra le forze della maggioranza. Il Comitato tecnico scientifico ha infatti dato il via libera alla riapertura delle discoteche, ma con una capienza massima del 35 per cento al chiuso e del 50 per cento all’aperto, compreso il personale. È inoltre previsto l’utilizzo obbligatorio dei bicchieri monouso, impianti di aerazione senza riciclo di aria, un meccanismo di registrazione dei clienti che consenta un eventuale tracciamento dei presenti e l’obbligo di mascherina tranne mentre si balla. Ma su questa decisione del Cts al vaglio del governo è arrivata l’opposizione della Lega, con il leader Matteo Salvini che parla di “presa in giro”, e delle associazioni di categoria che si dicono pronte a scendere in piazza.
“È una presa in giro senza senso scientifico, sanitario, sociale ed economico – ha commentato Salvini -. Con questi numeri rischiano di fallire 3mila aziende e 200mila lavoratori”. Dello stesso avviso anche il presidente della conferenza delle regioni Massimiliano Fedriga, anche lui in forza Lega: “Con una capienza del 35 per cento le discoteche non aprono, va fatto un ragionamento approfondito per ipotizzare un ampliamento”.
Critica nei confronti delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico anche la Società italiana degli autori ed editori (Siae). “Le condizioni poste dal Cts per la riapertura delle discoteche la rendono di fatto impossibile, e suonano surreali le dichiarazioni entusiaste sul “primo passo”, dato che nella sostanza non c’è nessun passo – scrive la Siae -. I costi di gestione di un locale sono troppo ingenti per poter riaprire con gli introiti di un 35 per cento di capienza. In alternativa, i gestori sarebbero obbligati a praticare prezzi inaccessibili ai più. Sarebbe stato più onesto dire “non ci sono le condizioni, non si può riaprire”, ma con i dati sule vaccinazioni sarebbe stato difficile da motivare. È riscontrabile sul sito del governo: l’84,23 per cento della popolazione ha fatto almeno una dose di vaccino; il 79,47 per cento ha completato il ciclo vaccinale”.
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