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Viterbo - Comune - Dopo 7 mesi rinuncia e presenta un esposto alla procura della repubblica - Negata occupazione di suolo pubblico - Ricci (Pd): "Vicenda assurda"

Agricoltore vuole aprire un negozio di prodotti a km 0 in centro, il comune lo “caccia”

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo - Via San Lorenzo

Viterbo – Via San Lorenzo

Viterbo – Imprenditore agricolo vuole aprire un negozio in centro per vendere suoi prodotti a chilometri zero, il comune lo “caccia”.

Quando valorizzare le attività artigianali, promuovere i prodotti tipici sono solo parole vuote e buoni propositi. Magari per il nuovo anno.

L’assurda vicenda cui si è trovato suo malgrado a fare i conti, coinvolge un agricoltore che aveva immaginato come vetrina una via del centro, dalle parti di via San Lorenzo. Probabilmente non pensava che da palazzo dei Priori gli avrebbero stesso tappeti rossi, ma nemmeno che sarebbe stato trattato a pesci in faccia.

Una vicenda iniziata male a fine marzo e finita peggio. Con un esposto da parte dell’imprenditore alla procura della repubblica.

Essendo coltivatore diretto, ha inviato al comune una Scia per inizio attività di vendita prodotti agricoli, con una domanda d’assegnazione suolo pubblico: “Nell’area prospiciente al locale – si legge nell’esposto – per svolgere somministrazione non assistita”. Rifacendosi a normative nazionali e decreti che lo prevedono anche per la sua tipologia di prodotti.

Solo il 4 agosto arriva la risposta da palazzo dei Priori: “Con 97 giorni di ritardo rispetto ai termini previsti”. Limiti ampiamente superati e non sono nemmeno buone notizie.

“Il comune di Viterbo non accoglieva la mia domanda d’occupazione suolo pubblico, asserendo che fosse in contrasto con i regolamenti comunali, ma di fatto non citando la norma per cui la domanda veniva rigettata”.

Perché, secondo l’agricoltore, nel regolamento per l’occupazione di suolo pubblico: “Non è presente alcun divieto all’occupazione di suolo pubblico con tavoli e sedie da parte d’imprenditore agricolo nell’esercizio dell’attività di vendita diretta con consumo sul posto”.

Il giorno dopo invia una email tramite posta certificata, con osservazioni: “Alle quali il responsabile del procedimento non ha risposto”.

In mezzo altre iniziative, richieste d’accesso dati fornite parzialmente e poi integrate e anche un invito ad attivare poteri sostitutivi al segretario generale. Ma gli viene comunicato che non sarebbero stati attivati.

Non solo. “Il 5 maggio chiedevo al comune – è ancora riportato nell’esposto – che fosse rimossa una pedana posizionata da pochi giorni”. Da parte di un locale. “Davanti agli ingressi del locale in cui avrei dovuto avviare la mia attività, in corrispondenza del suolo pubblico da me richiesto.

Quando il 30 marzo 2021 presentai domanda d’occupazione suolo pubblico, la pedana non era presente. La concessione temporanea era datata 30 maggio 2020, revocata, perché non attivata entro 180 giorni dalla data del rilascio dell’autorizzazione.

La concessione non poteva essere quindi prorogata perché revocata. Il comune di Viterbo riteneva comunque valida la concessione, nonostante conoscessero i fatti”. Nel frattempo, come racconta nell’esposto, gli arrivano controlli dalla polizia locale.

“Il sindaco di Viterbo, gli assessori Ubertini, Mancini e Barbieri sono stati messi a conoscenza dei fatti”. Nulla è accaduto e non gli è rimasto altro che alzare bandiera bianca.

“Ho dovuto restituire le chiavi al proprietario del locale, perché ritenevo di fondamentale importanza per la sostenibilità economica, soprattutto in tempo di pandemia, disporre di un’area esterna. Non potendo sostenere il costo dell’affitto per il tempo di un eventuale ricorso amministrativo, ho deciso di rinunciare ad avviare l’attività a Viterbo e ad assumere dipendenti nella mia città”.

Per il capogruppo Pd Alvaro Ricci, una vicenda assurda. “A un agricoltore che vuole vendere prodotti a chilometri zero – ricorda Ricci – che ha i permessi per farlo nel centro storico, lo Sviluppo economico gli dice di no, perché il regolamento non esclude questa possibilità ma non la prevede.

C’è comunque un decreto ministeriale che lo consente, estendendo a tutti gli operatori questa facoltà e se comunque è questo l’impedimento, presenterò un emendamento al regolamento comunale per inserire anche questa fattispecie.

In sette mesi era possibile sistemare tutto, invece di costringere chi vuole aprire un’attività a spendere soldi ed energia, con il comune messo alla berlina”.

Giuseppe Ferlicca


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18 novembre, 2021

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