Viterbo – Altro che connessioni online, a palazzo dei Priori siamo ancora ai piccioni viaggiatori.
Ormai, l’uso di piattaforme per riunirsi a distanza è all’ordine del giorno. In comune non mancano mezzi e tecnologia, eppure ogni volta è un mezzo disastro, se non totale.
Figure barbine, microfoni che non funzionano o si attivano quando non dovrebbero, dialoghi tra sordi: “Non ti sento, tu mi senti? E quanto mi senti?”. Una pena, aggravata dal fatto che spesso e volentieri chi si connette, lungi dal farlo come dovrebbe da una postazione fissa, partecipa alle riunioni magari mentre è in auto, i più temerari guidando, o sta passeggiando, oppure è impegnato in altre attività.
I risultati poi si vedono. Scadenti come le connessioni che si bloccano o i fermo immagine imbarazzanti.
Ma l’apoteosi è stata raggiunta ieri in terza commissione. Un disastro su tutta la linea, cominciato male e finito peggio. Chi era in presenza nella sala del consiglio non riusciva a sentire gli altri connessi da altrove.
In qualche modo si riesce a fare l’appello, ma la presidente Ombretta Perlorca si accorge che non ci sono gli assessori, indispensabili per presentare la delibera. “Mancano gli assessori – prova a sdrammatizzare Perlorca – mi viene da ridere…”. Meglio, altrimenti ci sarebbe da piangere.
Allegrini e Micci si materializzano a schermo. Pare un collegamento come quelli di un tempo via satellite dall’America e non da una stanza a pochi metri.
Come se non bastasse, al microfono si sentono altri connessi e non loro. Qualcuno fa un calcolo: “Sono 248 chilometri, ci vorranno due ore e mezza. Arriveremo per le 12,30. Abbiamo il telepass”. Buon viaggio.
Allegrini intanto parla, ma una parte dei presenti non sente. Come potrebbe? Non bastasse il microfono comprato in saldo a 99 centesimi si aggiunge il chiacchiericcio nella stanza. “Ci fidiamo di quello che dice”, incalza Perlorca fiduciosa. Non male vista l’aria che tira nel centrodestra a palazzo dei Priori.
Quando tocca a Micci va anche peggio. L’assessore all’Ambiente è costretto a chiamare la presidenza via telefono. Ma nulla si risolve.
La riunione è drammatica, pure votare il documento è un’impresa. Più di un consigliere ci rinuncia, astenendosi. Non avendo capito cosa dovrebbe votare, lo farà in consiglio comunale.
Antonio Scardozzi (FdI) è sconsolato: “Ma ‘ndo cazzo annamo…”. Da nessuna parte per la precisione, ma da politico e persona estremamente pratica qual è, dovrebbe averlo capito da tempo.
La presidente va velocemente in chiusura, o meglio, in ritirata: “Se ci sentite – chiude Perlorca – buona giornata, altrimenti è lo stesso”. Più che altro, buonanotte.
Giuseppe Ferlicca
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