Viterbo – “Mamma e papà… vi posso parlare stasera?”. Questa volta è una figlia o un figlio a chiedere udienza. Mentre i genitori, stanchi, stanno ascoltando le ultime notizie, ma sempre uguali, sul dibattito ormai standard che conosciamo, questi figli si avvicinano e senza il ‘santo’ cellulare in mano che da tempo sostituisce ogni altro oggetto, è come se recitassero una preghiera: possiamo parlare, please?
Da tempo ormai educatori, pedagogisti, insegnanti illuminati e anche genitori si domandano: ma abbiamo forse perso di vista qualcosa nella crescita di questi rampolli? Che siano svegli, digitalmente capaci, non ci sono dubbi. Che molti sembrino disorientati, svogliati, assenti, anche questo sembra visibile. Che non pochi si comportino aggressivamente, come se tutto sembri loro dovuto per nascita anche questo non si può negare. Responsabili, rispettosi, impegnati? Abbiamo non raramente dubbi.
Il Ceis Viterbo da anni e sotto la guida sapiente di don Alberto porta avanti una sfida educativa soprattutto in mezzo a chi è caduto nelle strade della vita e ha bisogno di una mano, una mano amica.
E’ un progetto pedagogico noto come Progetto uomo, che cerca di mettere in evidenza tutta la persona umana, in ogni sua dimensione e propone quello che a volte la famiglia non è riuscita a fare o che non gli è stato possibile fare. Si chiama Comunità terapeutica, dove tutti, residenti compresi, sono chiamati a camminare insieme nelle responsabilità quotidiane e nella conoscenza di sé. Da tutti, educatori compresi che non sono supervisori di regole o registratori di servizi da compiere, ma soprattutto modelli di vita che testimoniano, ci si aspetta di essere esempi di vita vissuta.
Questo ultimo libretto redatto da don Alberto, preceduto tempo fa da “Dal fango prese volo una farfalla”, con l’aiuto di pedagogisti come Paolo Crepet, la dottoressa canadese Victoria Prooday, il pensatore scrittore Saramago, uniti alla sapienza popolare e secolare presente in ogni cultura dell’universo, ci ricordano le necessità vere nella crescita dei figli e delle persone.
Ho detto “necessità vere”, non solo quelle dettate dal profitto del commercio. C’è in giro un junk food o cibo spazzatura anche per la mente e per lo spirito, non solo quello che rovina il corpo. E non lo si può chiamare per nome a causa del “rispetto” delle norme commerciali. Non siamo più liberi di essere liberi.
Vi invito a leggere almeno le sfide che emergono da questo libretto-gioiello, scritto per i genitori, i residenti, gli educatori e i volontari del Ceis, gli interessati alla crescita dei figli e non solo alla sveltezza del loro saper digitare.
Quando in Canada ho iniziato a parlare di questi problemi abbiamo per prima cosa aperto una scuola per genitori. Poi sono arrivati i figli e quando molti genitori si sono resi conto che erano genitori e non marionette in mano ai loro amati gioielli. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. Lo scrisse molto tempo fa un amico della lingua italiana.
Don Gianni Carparelli
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