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Roma - Inchiesta "Centurione" - Insieme ad altri imputati - Finì ai domiciliari a Natale 2012 - Confermata la sentenza di primo grado - Pronte le richieste di danni

Nessuna corruzione, l’imprenditore Oliviero Sorbini assolto dopo nove anni

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Roma – (sil.co.) – Nessuna corruzione al MiPaaf, dopo nove anni tutti assolti. Si chiude con la conferma di nove assoluzioni “perché il fatto non sussiste”, l’inchiesta “Centurione”, sfociata la vigilia di Natale del 2012 in nove arresti, tra imprenditori ed ex funzionari del ministero delle politiche agricole.

Tra gli arrestati c’era anche l’imprenditore viterbese Oliviero Sorbini, oggi 66enne, finito a suo tempo ai domiciliari, che adesso, difeso dall’avvocato Pierfrancesco Bruno, sarebbe pronto, così come altri imputati, a presentare ricorso,  per il risarcimento dei danni derivanti da ingiusta detenzione, spese legali e eccessiva durata del processo. 

La corte d’appello di Roma presieduta dal giudice Giancarlo De Cataldo ha confermato ieri la sentenza di primo grado del 14 aprile 2016 e le sue motivazioni per non sussistenza del fatto, respingendo l’appello del pm in quanto inammissibile. 


Oliviero Sorbini

Oliviero Sorbini


Alla vigilia di Natale il maxiblitz

Era l’11 dicembre del 2012 quando sono stati raggiunti da ordinanza di misura di custodia cautelare in carcere il direttore generale del ministero ed ex capo di gabinetto dei ministri Galan e Zaia, Giuseppe Ambrosio, i dirigenti del ministero, Stefania Ricciardi, Francesco Saverio Abate e Ludovico Gay, il dirigente della Confederazione italiana agricoltori, Alfredo Bernardini e il funzionario del ministero, Michele Mariani. Ai domiciliari il funzionario del ministero, Luca Gaudiano, il direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano, Riccardo Deserti, gli imprenditori, Maria Claudia Golinelli, Luigi Cardona e il viterbese Oliviero Sorbini. 


Al centro dell’inchiesta 32 milioni a 20 aziende

Indagava il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Roma. Secondo l’accusa, un caso di corruzione “diffusa”’, “circolare”, capace di inquinare “quasi tutte” le attività del ministero delle politiche agricole, condotta da un “manipolo di funzionari pubblici” disposti a truccare addirittura gli appalti per le iniziative dedicate ai bambini delle scuole medie inferiori. Al centro della maxinchiesta, presunti episodi di corruzione che riguardavano finanziamenti pubblici per oltre 40 appalti, per un totale di 32 milioni di euro erogati a 20 aziende nel periodo che andava da marzo 2007 a maggio 2011.


Articoli: Appalti truccati, assolto Oliviero Sorbini – “In un paese di zoppi chi non zoppica è sospetto…”


“Una storia che ha lasciato senza lavoro molte persone”

Nell’immediatezza dell’assoluzione in primo grado, Oliviero Sorbini commentò:”Ho sempre saputo di essere innocente e lo sapevano tutti quelli che conoscono me e in particolare chi conosce la storia della mia famiglia. Direi che questa è una buona notizia anche per Viterbo, perché se il figlio di un personaggio quale Sauro Sorbini fosse stato davvero un corruttore, questo avrebbe significato che forse quei valori professati apertamente dall’ex capo partigiano Sauro, non erano poi condivisi in famiglia”.

“Una storia grottesca e drammatica – sottolineava Sorbini – che ha lasciato senza lavoro molte persone, ha causato enormi danni morali ed economici e, soprattutto, vera sofferenza. Una storia, purtroppo tipica dell’Italia dei nostri giorni, dove a mio parere si incrociano incompetenza e ambizione e, da parte di qualcuno, forse anche cattiveria”.


“Appalti vinti perché eravamo bravi”

E ancora: “Io e la mia azienda siamo stati accusati di corrompere dirigenti dello stato, perché avevamo vinto più volte appalti di una specifica natura, sui quali eravamo specializzati. Agli inquirenti non è venuto in mente che eravamo particolarmente bravi in quel settore”. 

Ieri, a distanza di nove anni, passando attraverso un’assoluzione per tutti gli imputati con formula piena in primo grado, varie archiviazioni per non aver commesso il fatto, 3 sentenze della corte di cassazione che non ravvisavano nemmeno l’ipotesi di reato e nemmeno una condanna, si è chiuso definitivamente il caso “Centurione”. La corte ha confermato la sentenza di primo grado e le sue motivazioni per non sussistenza del fatto.


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19 novembre, 2021

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