Viterbo – “Sciopero ad oltranza di tutti gli operai finché non verranno pagati gli stipendi”. Lo mobilitazione partirà da oggi e riguarderà i lavoratori della Aquilanti, storica azienda viterbese di termoidraulica per cui si prevede ormai, come ha scritto il liquidatore sociale Simone De Filippi alle organizzazioni sindacali “uno scenario meramente liquidatorio della società”, che tradotto potrebbe significare la sua definitiva chiusura.
Viterbo – I lavoratori di Aquilanti con i sindacalisti Donatella Ayala (Filcams Cgil), Elvira Fatiganti (UilTucs) e Guido Calà (Fisascat Cisl)
La decisione dello sciopero permanente è stata presa ieri sera dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs di Viterbo dopo che sabato scorso hanno ricevuto la mail del liquidatore in cui si prevede l’ipotesi peggiore. La liquidazione pura e semplice, “ossia – sottolineano Donatella Ayala della Filcams, Guido Calà della Fisascat ed Elvira Fatiganti della UilTucs – la fine di tutto con più di 60 lavoratori messi in mezzo a una strada, di cui una trentina solo su Viterbo. Adesso c’è solo da sperare in un miracolo, perché, se dovessimo arrivare alla liquidazione definitiva della società, il passo successivo potrebbe essere anche il fallimento, con i lavoratori in disoccupazione”.
L’azienda Aquilanti
Lavoratori che passeranno comunque un Natale drammatico, e non solo per la pandemia che sembra anch’essa peggiorare. “La situazione – spiegano infatti Ayala, Calà e Fatiganti – è semplicemente tragica, e la tragedia riguarda gli operai. I lavoratori infatti non percepiscono lo stipendio da oltre due mesi e mezzo, non hanno la cassa integrazione perché l’ines ritarda a pagare e non avranno nemmeno tredicesima. Qualcuno ci dice come faranno queste famiglie a sopravvivere. La situazione è catastrofica e avrà riflessi sull’intera economia del territorio”.
Viterbo – Donatella Ayala (Filcams Cgil)
Aquilanti, come hanno evidenziato i sindacalisti, “fino a due anni fa contava 180 lavoratori con filiali in tutto il centro Italia. Adesso ne conta una sessantina, con il rischio di non avere più un futuro all’interno della azienda. Lavoratori che non hanno più un soldo in tasca. Per questo abbiamo proclamato lo sciopero permanente. Per sapere come stanno le cose, visto che l’accordo per l’acquisizione della società da parte di un terzo soggetto sembrava cosa fatta. Almeno fino a venerdì scorso, quando è invece precipitato tutto. Cosa che abbiamo saputo l’indomani quando il liquidatore ci ha scritto la mail”.
“Con lo sciopero – proseguono i sindacalisti di Filcams, Fisascat e UilTucs – vogliamo sapere ancora quanto deve durare questa lunga agonia, perché di questo si tratta. E andremo avanti ad oltranza finché non verranno pagati gli stipendi a tutti i lavoratori della Aquilanti”.
Viterbo – Guido Cala’ (Fisascat Cisl)
A spiegare cosa è successo in questi ultimi tempi, ripercorrendo anche tutta quanta la vicenda che ha caratterizzato la crisi di una delle più grandi aziende del Viterbese, è la mail che il liquidatore sociale ha spedito sabato scorso ai sindacati.
“Consentitemi, innanzitutto – scrive Simone De Filippi ai sindacati – di evidenziare come tra lo scrivente e le spettabili organizzazioni sindacali vi sia stato un costante flusso di informazioni sin dal momento della mia designazione quale liquidatore sociale. In particolare, siete stati costantemente aggiornati su tutte le più rilevanti fasi della trattativa negoziale con il terzo interessato dapprima a rilevare un ramo dell’azienda Aquilanti, poi a subentrare nel capitale di quest’ultima”.
De Filippi spiega poi le strade percorse per tentare di salvare l’azienda. “La prima ipotesi negoziale (riflessa nella proposta vincolante del 15 novembre 2021 di cui siete stati tempestivamente messi al corrente) prevedeva l’immediato affitto, finalizzato al successivo acquisto, del ramo d’azienda della Aquilanti costituito da 10 filiali (tutte ad eccezione di Roma Castel Giubileo) della Aquilanti. Riuscimmo a far includere anche l’impegno al mantenimento di tutti i posti di lavoro in essere. Detta proposta non venne ritenuta accoglibile dagli Organi della Procedura di concordato”.
Viterbo – Elvira Fatiganti (UilTucs)
“Unitamente ai consulenti – continua a scrivere il liquidatore sociale Simone De Filippi – abbiamo, dunque, immediatamente sondato la percorribilità giuridica e la disponibilità del medesimo terzo a riformulare la propria offerta, prevedendo un ingresso nel capitale sociale della Aquilanti, l’impegno a ricapitalizzare la società, a fornirla di magazzino per assicurare la ripresa della continuità e, in generale, a rispettare gli adempimenti del piano concordatario. Ottenuto il nulla osta dagli organi della procedura, siamo, dunque, riusciti ad acquisire la disponibilità e l’impegno del terzo (riflessi in un documento formale) a porre in essere tutte le suddette attività e a garantire con fideiussioni taluni adempimenti del piano concordatario”.
“L’impegno prevedeva che l’aumento di capitale trovasse luogo nell’ambito di una assemblea straordinaria della Aquilanti, originariamente fissata per il 7 dicembre u.s., poi differita, su richiesta del terzo al 14 dicembre u.s. ed ulteriormente differita su richiesta del terzo. A questo punto, ho formalmente intimato al terzo di presenziare all’Assemblea del 17 dicembre u.s. e di porre in essere tutti gli adempimenti cui si era vincolato”.
“Con comunicazione pervenuta il tardo pomeriggio del 17 dicembre u.s. – conclude De Filippi – il terzo ha comunicato la propria volontà di non dar seguito all’operazione e agli impegni dal medesimo assunti. A supporto di tale improvviso cambio di atteggiamento sono state addotte delle argomentazioni totalmente infondate e meramente pretestuose. I legali della Aquilanti ritengono che l’atteggiamento del terzo sia illegittimo e foriero di danni per la società. Ciò è oggetto di attenzione anche con gli organi della procedura cui è stato comunicato (nella tarda serata di venerdì) con contestuale richiesta di un incontro al fine di concordare i successivi passi che, allo stato, non possono che far presagire uno scenario meramente liquidatorio della società. Attendo, dunque, di concordare i successivi passi con gli organi della procedura; sarà mia cura informarvi non appena possibile”.
Daniele Camilli
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