Viterbo – “La provincia di Viterbo del presidente Pietro Nocchi ha perso l’occasione per essere ricordata dalle generazioni future che, quando guarderanno al passato, troveranno un’amministrazione che non è stata capace di approvare la cittadinanza onoraria e simbolica per le bambine e i bambini nati in Italia da famiglie straniere. Farlo non sarebbe costato nulla. Non farlo, la faccia. E a giudicare sarà il futuro, quando il grosso delle giovani generazioni sarà composto da quelli che una volta chiamavamo stranieri”. Le parole sono quelle del segretario generale della Uila di Viterbo, Antonio Biagioli, il sindacato dei lavoratori agricoli. I braccianti, quelli che popolano le campagne e poi vanno a dormire nel centro storio di Viterbo per ricominciare tutto da capo la mattina seguente. Quelli che, come tanti stranieri, hanno figli nati in Italia che però non sono cittadini italiani e hanno meno diritti rispetto a quelli degli altri, nati invece da italiani. Ius soli e ius sanguinis, a cavallo tra civiltà e barbarie.
Viterbo – Antonio Biagioli della Uila
“Nei giorni scorsi, il 24 novembre – ha già evidenziato ieri Mario Di Marco del Tavolo per la pace in un comunicato stampa – è stato presentato in sede di consiglio provinciale una proposta di deliberazione, inerente il riconoscimento, alle bambine e ai bambini nati in Italia da famiglie straniere, di una forma simbolica di cittadinanza, definita anche onoraria in moltissime situazioni analoghe”.
“La proposta del Tavolo per la pace di Viterbo – ha proseguito Di Marco – è stata da tempo, quasi due anni, presentata anche all’amministrazione provinciale ed al presidente Nocchi, ma una serie di rinvii e ulteriori valutazioni hanno rallentato il percorso di presentazione. Fino al paradosso di veder inserito nel testo un fuorviante ringraziamento per il valore dell’esperienza dell’occupazione armata in Afghanistan, che oggi, come negli ultimi 20 anni, è alla base di una drammatica emergenza, anche migratoria, senza precedenti. Doloroso constatare che le reiterate richieste del Tavolo siano state prese a pretesto per diatribe partitiche ed elettorali”.
Stranieri a Viterbo
A sottolineare l’importanza e il ruolo di bambine e bambini nati in Italia, regione Lazio, da famiglie straniere, anche il dossier statistico immigrazione 2021 del Centro studi e ricerche Idos. “Nell’anno scolastico 2019/2020 – riporta il dossier – è aumentata la quota di studenti stranieri nelle scuole della regione Lazio (i dati si riferiscono ad iscrizioni che precedono la pandemia e riflettono solo in parte le conseguenze avute dalla didattica a distanza sulla frequenza scolastica). Su 809.775 iscritti, infatti, quelli con cittadinanza non italiana erano 80.947: il 10% del totale contro il 9,8% dell’anno scolastico precedente. In particolare, a fronte di un calo complessivo della popolazione scolastica di quasi 5mila unità (-0,6%), gli studenti con cittadinanza italiana hanno registrato una diminuzione di oltre 6mila unità (-0,8%) mentre gli studenti stranieri una crescita di 1106 unità (+1,4%)”.
“Nello specifico – aggiunge il dossier Idos -, ad aumentare sono stati solo gli studenti stranieri nati in Italia (+1998 unità e +4%), che hanno compensato il calo dei nati all’estero (-892 e -3%), incrementando in tal modo la loro quota sul totale degli studenti stranieri di oltre un punto percentuale rispetto all’anno scolastico 2018/2019 (da 62,3% a 63,9%). L’incidenza degli alunni stranieri nati in Italia registra un picco nelle scuole dell’infanzia (82,8%) e un valore nettamente in crescita nelle scuole secondarie di secondo grado (+4,7% rispetto all’anno scolastico 2018/2019), dove raggiungono il 40,4% del totale. Sul versante dei percorsi scolastici, inoltre, continua a crescere la percentuale di studenti stranieri che si iscrive ai licei (+1,2 punti percentuali e 45,8% del totale), a scapito di coloro che scelgono un istituto tecnico (-0,6 punti percentuali e 34,7%) o professionale (-0,7% punti percentuali e 19,5%), segnalando maggiori possibilità di accesso a titoli di studio più avanzati e a lavori migliori e meglio remunerati”.
“Riconoscere la cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia – ha commentato Biagioli – è un diritto. Riconoscerne quella onoraria, un atto dovuto. Quanto meno nei confronti delle nuove generazioni”.
Daniele Camilli
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